Chi è Marcello Pesce. Il latitante che parla le lingue ed è appassionato di Proust e Sartre

Chi è Marcello Pesce. Il latitante che parla le lingue ed è appassionato di Proust e Sartre

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Di Lucio Musolino

Gli investigatori che lo hanno arrestato a casa sua a Rosarno lo descrivono come “un personaggio prestato alla criminalità organizzata”. Deve scontare 16 anni di carcere dove ha chiesto di portare i libri che aveva nel covo. Durante la latitanza si guadagnò il nome di “ballerino” per la facilità con cui era solito spostarsi anche all’esteroarresto-pesce-marcello

“Sono io, sono io” ha detto al capo della Catturandi, il vice questore aggiunto Fabio Catalano. “A lei, invece, l’ho vista in televisione”. “E adesso sono qui per te”. È stata la risposta del capo della Mobile Francesco Rattà a Marcello Pesce, il latitante della ‘ndrangheta di Rosarno catturato stamattina all’alba nella sua abitazione, nel centro storico della cittadina in provincia di Reggio Calabria.

Con lui sono stati arrestati anche due favoreggiatori. Marcello Pesce non aveva armi con sé. Non ha opposto alcuna resistenza e ha riconosciuto l’abilità degli uomini del questore Raffaele Grassi. Condannato in appello nel processo “All Inside”, deve scontare 16 anni e 2 mesi di carcere dove ha chiesto di portare i libri che aveva nel suo covo: Proust, Sartre ma anche Tosltoy e Camus.
Pesce non era uno ‘ndranghetista qualunque che si nasconde nei bunker. È un uomo che riesce ad abbinare la ferocia che ha sempre caratterizzato la sua cosca con la cultura. Viene descritto come uno stratega in grado di parlare il francese e altre lingue straniere con la stessa semplicità dell’italiano. Lo chiamavano “ballerino” per la sua capacità di muoversi con estrema facilità in Italia e all’estero anche durante la latitanza. Dalle indagini è emerso, infatti, che nei sei anni alla macchia, si è recato diverse volte in Francia.

Assieme alla famiglia Bellocco gestiva il traffico di cocaina(anche se non ha una condanna per droga) e il porto di Gioia Tauro considerata da sempre una dependance della cosca Pesce. “Un personaggio prestato alla criminalità organizzata” è il profilo fatto dal capo della Mobile Rattà. Ma allo stesso tempo un personaggio che ha utilizzato il suo carisma per diventare il punto di riferimento della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro.

Figlio di Rocco Pesce (ucciso nel 1969), il “Ballerino” stava per essere inserito nell’elenco dei primi 10 ricercati d’Italia. Il suo nome compare nelle carte giudiziarie già negli anni novanta quando fu coinvolto, assieme all’ex capo della loggia P2 Licio Gelli, in un’inchiesta antimafia e antidroga coordinata dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova.

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