Mafie, scritta su Vescovado Locri: “Più lavoro, meno sbirri” e “don Ciotti sbirro”

Mafie, scritta su Vescovado Locri: “Più lavoro, meno sbirri” e “don Ciotti sbirro”

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/03/20/news/scritta_su_vescovado_locri_piu_lavoro_meno_sbirri_-160974211/

Insulti, offese, in puro stile mafioso. A meno di 24 ore dalla partenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, diverse scritte offensive sono comparse a Locri. “Più lavoro meno sbirri”, “don Ciotti sbirro”, questi i messaggi di odio sui muri dell’arcivescovado, dove abitualmente risiede monsignor Francesco Oliva e dove in questi giorni è ospite don Luigi Ciotti. Un’altra “Siete tutti sbirri” è apparsa invece vicino ad una scuola, mentre sui muri esterni di un immobile del Comune fino a poco fa si leggeva: “Don Ciotti sbirro e il sindaco ancor più sbirro”.
“Queste scritte rientrano nella strategia della ‘ndrangheta che dice meno sbirri e più lavoro, ma è quella che fa fuggire le imprese che il lavoro lo danno” dice il procuratore della Dda di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, che sull’accaduto ha già aperto un fascicolo. “Cominciamo a denunciare per far sì che la ‘ndrangheta smetta di ostacolare lo sviluppo in maniera ignorante. E ignorante è chi interpreta queste scritte come una verità e non come un’enorme truffa della ‘ndrangheta”.
Nel frattempo, il sindaco Giovanni Calabrese ha già ordinato di rimuovere quei messaggi e intere squadre di operai sono in queste ore al lavoro per scovare e cancellare ogni graffito di questo tipo. Ne sono stati segnalati diversi in varie zone del paese. “Dispiace che l’iniziativa di quattro idioti infanghi l’immagine della città. Ma noi risponderemo in maniera chiara” dice il sindaco Calabrese, “Per usare il loro linguaggio, meglio essere sbirri che ‘ndranghetisti”.


“Questi vili messaggi, vili perché anonimi” fa sapere Libera con una nota “sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio. Risveglia le coscienze, fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio”. Ed è “con questa Calabria viva, positiva – dicono dalla nota associazione antimafia – che costruiamo, trovando in tante persone, soprattutto nei giovani, una risposta straordinaria, una straordinaria voglia di riscatto e di cambiamento”. Gli sbirri, “che sono persone al servizio di noi tutti” – chiariscono poi dall’associazione “sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante”. In più, sottolineano gli attivisti “siamo i primi, da sempre, a dire che il lavoro è necessario, anzi che è il primo antidoto alle mafie. Ma che sia un lavoro onesto, tutelato dai diritti, non certo quello procurato dalle organizzazioni criminali”.
Sulla stessa linea la reazione del vescovo di Locri, monsignor Oliva. “”Da queste parti il bisogno di lavoro è fondamentale e lo conosciamo bene da anni. Su questo problema vogliamo richiamare l’attenzione per il bene di tutti, ma noi il lavoro non lo vogliamo dalla ‘ndrangheta”, dice il sacerdote. “Quello che vogliamo è un lavoro degno – spiega il vescovo – che rispetti i diritti degli operai, non il lavoro per il quale si ricorre al capo pastore o al capo cantoniere o al boss di turno”. Oliva, infine, richiama “i segnali che sono partiti dalla nostra diocesi attraverso il lavoro delle cooperative”.
La reazione alla tre giorni contro le mafie. L’anima nera e deteriore della Locride ha dunque reagito subito – e male – alla tre giorni di manifestazioni contro le mafie organizzata da Libera per la XXIII Giornata della memoria e dell’impegno che si è svolta ieri alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Capo di Stato, ma anche familiare di vittima innocente delle mafie, Mattarella ha sperimentato sulla propria pelle il dolore che conoscono molti presenti in sala, conosce bene il volto della criminalità organizzata.
LOCRI (REGGIO CALABRIA) – Insulti, offese, in puro stile mafioso. A meno di 24 ore dalla partenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, diverse scritte offensive sono comparse a Locri. “Più lavoro meno sbirri”, “don Ciotti sbirro”, questi i messaggi di odio sui muri dell’arcivescovado, dove abitualmente risiede monsignor Francesco Oliva e dove in questi giorni è ospite don Luigi Ciotti. Un’altra “Siete tutti sbirri” è apparsa invece vicino ad una scuola, mentre sui muri esterni di un immobile del Comune fino a poco fa si leggeva: “Don Ciotti sbirro e il sindaco ancor più sbirro”.
“Queste scritte rientrano nella strategia della ‘ndrangheta che dice meno sbirri e più lavoro, ma è quella che fa fuggire le imprese che il lavoro lo danno” dice il procuratore della Dda di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, che sull’accaduto ha già aperto un fascicolo. “Cominciamo a denunciare per far sì che la ‘ndrangheta smetta di ostacolare lo sviluppo in maniera ignorante. E ignorante è chi interpreta queste scritte come una verità e non come un’enorme truffa della ‘ndrangheta”.
Nel frattempo, il sindaco Giovanni Calabrese ha già ordinato di rimuovere quei messaggi e intere squadre di operai sono in queste ore al lavoro per scovare e cancellare ogni graffito di questo tipo. Ne sono stati segnalati diversi in varie zone del paese. “Dispiace che l’iniziativa di quattro idioti infanghi l’immagine della città. Ma noi risponderemo in maniera chiara” dice il sindaco Calabrese, “Per usare il loro linguaggio, meglio essere sbirri che ‘ndranghetisti”.
“Questi vili messaggi, vili perché anonimi” fa sapere Libera con una nota “sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio. Risveglia le coscienze, fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio”. Ed è “con questa Calabria viva, positiva – dicono dalla nota associazione antimafia – che costruiamo, trovando in tante persone, soprattutto nei giovani, una risposta straordinaria, una straordinaria voglia di riscatto e di cambiamento”. Gli sbirri, “che sono persone al servizio di noi tutti” – chiariscono poi dall’associazione “sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante”. In più, sottolineano gli attivisti “siamo i primi, da sempre, a dire che il lavoro è necessario, anzi che è il primo antidoto alle mafie. Ma che sia un lavoro onesto, tutelato dai diritti, non certo quello procurato dalle organizzazioni criminali”.
Sulla stessa linea la reazione del vescovo di Locri, monsignor Oliva. “”Da queste parti il bisogno di lavoro è fondamentale e lo conosciamo bene da anni. Su questo problema vogliamo richiamare l’attenzione per il bene di tutti, ma noi il lavoro non lo vogliamo dalla ‘ndrangheta”, dice il sacerdote. “Quello che vogliamo è un lavoro degno – spiega il vescovo – che rispetti i diritti degli operai, non il lavoro per il quale si ricorre al capo pastore o al capo cantoniere o al boss di turno”. Oliva, infine, richiama “i segnali che sono partiti dalla nostra diocesi attraverso il lavoro delle cooperative”.
La reazione alla tre giorni contro le mafie. L’anima nera e deteriore della Locride ha dunque reagito subito – e male – alla tre giorni di manifestazioni contro le mafie organizzata da Libera per la XXIII Giornata della memoria e dell’impegno che si è svolta ieri alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Capo di Stato, ma anche familiare di vittima innocente delle mafie, Mattarella ha sperimentato sulla propria pelle il dolore che conoscono molti presenti in sala, conosce bene il volto della criminalità organizzata.
E lo ha dimostrato lanciando un duro monito:
Mafia, Mattarella: ”Prosciugare paludi di arbitrio e corruzione”
Per questo motivo – ha sottolineato Mattarella – “la lotta alla mafia riguarda tutti, nessuno può dire “non mi interessa”, nessuno può chiamarsene fuori. Lottare contro la mafia non è solo una stringente e certamente dolorosa esigenza morale e civile, è anche una necessità per tutti. È una necessità per una società che vuole essere libera, ordinata, solidale, una necessità per lo Stato, che deve tutelare i diritti dei suoi cittadini e deve veder rispettato ovunque, senza zone franche, legalità e giustizia”.

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