Chiusura Centri Ursini – San Nicola: Quando l’accoglienza non costruisce ponti ma muri!

Chiusura Centri Ursini – San Nicola: Quando l’accoglienza non costruisce ponti ma muri!

Quanto sta accadendo a Caulonia è davvero destabilizzante: la chiusura di due centri di accoglienza per stranieri con la conseguente perdita del posto di lavoro per oltre 40 cauloniesi, un danno economico di due milioni e mezzo di euro che la Comunità europea aveva riconosciuto al relativo progetto, senza contare la ricaduta economica sul territorio per i soggetti coinvolti e in più il trasferimento di 50 minori stranieri non accompagnati che erano ospitati tra le frazioni di Ursini e San Nicola. Un allontanamento, quest’ultimo, che poco ha a che fare con un paese che pratica l’accoglienza, come Caulonia, perché si traduce nel negare l’aiuto a 50 minori che avevano imparato a vivere nel nostro territorio instaurando un rapporto bellissimo con gli operatori e con la popolazione residente. Mi è bastato recarmi a San Nicola pochi giorni dopo la chiusura del Centro per avere conferma del clima che si era creato e del relativo dispiacere che ne era derivato quando soprattutto gli anziani del posto mi hanno chiesto “pecchì i cacciastivu chidi fijjoli? Eranu accussì bravi” oppure “mo ammia cu m’aiuta u portu l’acqua a casa?”. E si perché molti di quei ragazzi che vivevano nella piccola frazione di San Nicola, dimenticata da tutti, aiutavano la gente con piccoli gesti, anzi aiutavano mamma, papà, nonna, zio….perchè così si rivolgevano alla gente. A San Nicola si era creata una piccola comunità che testimoniava la vera integrazione, si era instaurato un clima sereno e di reciproco rispetto in cui i vicini di casa portavano in omaggio uova fresche, dolci, frutta e verdura di stagione o invitavano qualche ragazzo a mangiare a casa loro e i ragazzi spesso contraccambiavano questi gesti regalando prodotti che loro stessi coltivavano nell’orto durante le attività laboratoriali. Purtroppo questa realtà è finita. E per cosa? Si parla di un dispetto politico, una vera e propria vendetta nei confronti di alcuni candidati della lista avversaria che si è concretizzata nella ricerca di cavilli burocratici sulle strutture concesse ad Ursini e che ha portato alla revoca dei locali e alla chiusura definitiva dell’intero progetto. Tanti giovani cauloniesi che dopo diversi anni avevano finalmente un lavoro ora si ritrovano con un pugno di mosche, chi ha una famiglia deve fare nuovamente i conti con le bollette da pagare, la preoccupazione del cibo, e non è poco, da poter portare in tavola ai propri figli e la paura di non riuscire ad arrivare a fine mese in modo dignitoso. Già perchè il lavoro per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse è dignità.

Riflettendo su questo mi viene in mente l’articolo de La Riviera che occupandosi della nostra vicenda ha usato il proverbio “U gurdu non cridi o dijunu”. Purtroppo è vero, chi vive nel benessere non veste i panni dell’altro di cui se ne infischia e di cui non conosce il mondo, le condizioni o la disperazione.

Io non so il perché di questo accanimento nei confronti di un progetto che stava facendo solo del bene a Caulonia e ai cauloniesi ma è certo che si sia trattato di una scelta illogica, di una decisione che qualsiasi amministratore che si rispetti non avrebbe preso pensando al proprio paese e ai propri concittadini, soprattutto i giovani che in una realtà come la nostra non sempre riescono a scegliere la strada più giusta da seguire. Così come reputo insensato per un paese dell’accoglienza arrivare alla chiusura di un progetto che aiutava addirittura dei minori.

Don Andrea Gallo diceva: “Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.”

Mi auguro veramente che i muri costruiti non abbiano delle motivazioni personali e politiche, anche se è difficile pensare ad altro, perché non si può amministrare un paese su queste basi e Caulonia, soprattutto, non ha bisogno di questo.

Come fanno i nostri amministratori a non avvertire questo peso sulla coscienza? Perchè ipoteticamente per vendicarsi di uno/due rivali politici avrebbero punito altre 40 persone che non c’entravano nulla e che non gli avevano fatto alcun torto. Come hanno potuto ignorare le suppliche che gli sono state rivolte dai giovani cauloniesi che gli chiedevano di risolvere la situazione e di non fargli perdere il lavoro? La sera come riescono ad andare a dormire serenamente sentendosi la coscienza a posto o guardare i propri figli non pensando ai figli dei lavoratori di cui hanno decretato il licenziamento?

Tra l’altro molti di questi amministratori frequentano regolarmente la chiesa e ricevono la Comunione ogni domenica come se nulla fosse accaduto, come se si sentissero liberi da qualsiasi colpa… ecco che poi qualcuno sostiene che il cristiano professa la fede a convenienza. Ma i veri cristiani non agiscono così!

 

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