La verità di Roccisano: “Io fuori per accordi elettorali”

La verità di Roccisano: “Io fuori per accordi elettorali”

Notizia tratta da: corrieredellacalabria

La sensazione è che Federica Roccisano non abbia detto tutto ciò che sa. Le reali motivazioni che hanno spinto il governatore a “licenziarla”, anche dopo la conferenza stampa di Lamezia, restano un buco nero che continuerà ad alimentare le interpretazioni. Due sole cose l’ex assessore al Lavoro concede: la sua revoca rientra «in accordi pre-elettorali» di cui dice di non sapere niente; dietro la sua cacciata c’è la «regina di cuori», ovvero il capogruppo regionale del Pd Sebi Romeo. Ma, nonostante questo, Roccisano non ha intenzione di lasciare il partito di Renzi: «Rimango». Sulla scelta incide il fatto che, a parere della prof di Caulonia, il Pd calabrese non ha avuto alcun ruolo nella sua vicenda: «Ho parlato con Ernesto Magorno ma mi ha detto di essere completamente all’oscuro. Ci fosse stato un dialogo con il Pd credo che non ci troveremmo a questo punto». All’ex responsabile del Lavoro sembra comunque interessare di più riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica e respingere le accuse che Oliverio le ha rivolto al momento di congedarla («limiti e insufficienze nella conduzione dell’assessorato»). «Le motivazioni usate dal presidente sono state ingiuste e poco aderenti alla realtà, dopo due anni in cui ho dedicato tutte le mie energie per contribuire a realizzare il programma di governo». Roccisano rivendica, soprattutto, la sua indipendenza: «Da mesi si parla di miei padrini e padroni che non ci sono mai stati. Non ho mai chiesto protezione. Sono stata chiamata in giunta senza aver chiesto nulla. Malgrado tutto, ringrazio il presidente per avermi dato la possibilità di servire la Calabria e di amarla come una figlia ama una madre».

«NON SONO UNA BOTTIGLIA» Certo, Roccisano prova a togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Non sono stata un assessore a disposizione», «non sono stata una bottiglia nella mani di qualcuno». Indipendente al punto da essere ostracizzata, messa ai margini, in Regione e nella vita di partito. Lei stessa definisce questa situazione come «mobbing istituzionale», da cui deriva la conclusione che la presunta «assenza» dell’assessore rispetto ai problemi connessi al suo settore – le «vicende che hanno reso necessaria l’assunzione delle problematiche in prima persona da parte del presidente della giunta», come precisava il comunicato con cui le hanno dato il benservito – sia dovuta a un preciso «tagliafuori», messo in pratica, in particolar modo, da quella «regina di cuori» che ha avuto un ruolo perfino nell’escluderla dalla vita politica del suo territorio, la Locride. L’anti-eroina di Alice nel paese delle meraviglie e il suo «cerchio magico», alla fine, «hanno ottenuto la testa della Roccisano». Ma la sua defenestrazione è il preludio al rimpasto in giunta, via i tecnici e dentro i politici? L’ex assessore non sa nemmeno questo: «Ho letto il comunicato che dava notizia della mia revoca prima di leggere il decreto in questione; quindi suppongo che la risposta sull’esecutivo l’avranno prima i giornalisti». E anche in queste parole, in forma implicita, c’è tutta la riprovazione verso il modo scelto da Oliverio per epurarla.

TRAME La puntata di Report, quella in cui Roccisano ha mostrato la sua impreparazione («Mi chiamate Pietro?») rispetto al tema dell’assistenza ai disabili catanzaresi, anche a giudizio della giovane dem ha dato il “la” a «trame» e «strumentalizzazioni» finalizzate al suo licenziamento. «Dare a me la responsabilità di tutti i mali della Calabria, l’ho detto anche a Oliverio, è ingiusto». Roccisano conferma anche il retroscena rivelato dal Corriere della Calabria: prima della revoca, precisamente a capodanno, il governatore l’ha invitata a un incontro riservato. «È stato un confronto leale, ma nel quale Oliverio mi ha chiesto di dimettermi e mi ha anche prospettato la possibilità di un piano B. Non l’ho fatto, a quel punto avrei potuto dimettermi mesi prima, visto l’isolamento in cui ero finita».

NESSUNA GENTILEZZA Dunque, Roccisano il licenziamento se lo aspettava, ma non in quei termini: «Credevo che sarebbe stato usato uno stile più gentile e non immaginavo che si sarebbe fatto ricorso allo scaricabarile. Io comunque ho dimostrato di essere coerente con quel progetto politico per il quale ero stata chiamata in giunta. Mi hanno rimproverato di non essere stata incisiva, senza contare le storture legate a Garanzia giovani: avevo scritto una lettera per evidenziare i rallentamenti che c’erano, un modo per verificare i limiti e le zavorre della burocrazia. Purtroppo mi è toccato ingoiare i rimproveri di Oliverio, che ha pensato a un atteggiamento negativo nei suoi confronti. Poi, però, anche lui ha scritto male della burocrazia regionale».
Lei, Roccisano, dice di aver sempre lavorato «da persona pulita e onesta, condividendo ogni passo non solo con Oliverio, ma con l’intera collettività». Poi, un consiglio proprio al governatore: «Si circondi di persone leali e non di persone che dicono “è tutto a posto”, perché non è tutto a posto in Calabria». Infine, la stoccata “gentile”: «Un governo ha il dovere di intervenire sulle cose che non vanno». L’ex assessore, dal canto suo, non ha nulla da rimproverarsi: «In due anni e mezzo ho percorso 250mila km per stare a contatto con i territori, e anche quando è stata bruciata la mia auto non ho indossato la maglietta della vittima. Però mi sono stati fatti tanti rimproveri, anche quello di aver avviato il dialogo con sindaci di un’altra parte politica e con quelli che facevano parte dello stesso partito, ma che appartenevano a una corrente diversa».

 

GLI ERRORI Qualcosa, tuttavia, Roccisano riconosce di aver sbagliato: «È stato un errore non aver preteso risposte definitive sul welfare, avrei dovuto chiedere più attenzione al presidente e al dipartimento». Adesso toccherà al suo successore portare avanti il lavoro. Ma su questo non si sa ancora nulla. Un altro buco nero.

Pietro Bellantoni

Ciavula

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