Facebook e Cambridge Analytica: quando i social plagiano la nostra volontà

Facebook e Cambridge Analytica: quando i social plagiano la nostra volontà

L’ultimo grande capolavoro del potere mediatico è di questi giorni, ovvero lo scandalo dei dati personali trafugati su facebook e usati da Cambridge Analytica, che è una società di marketing, come tante altre, per influenzare sembrerebbe, la campagna elettorale di Trump.

Facebook è un’impresa con quotazioni in borsa votata solo al profitto, Trump, presidente degli States, nonché uno dei più grandi costruttori d’America e “Cambridge Analytica” un gruppo che si occupa di analisi di mercato, fondata da un miliardario conservatore che sovvenziona siti reazionari.

Come ben si capisce, sono tutti parte di un potere economico e finanziario mondiale che va a braccetto con quello di internet, in questo caso si tratta dei social network, intorno a cui girano mafie, corruzione, concorrenza sleale e commercio inquinato. Un connubio raccapricciante su scala planetaria che gestisce le nostre esistenze.
Le capacità che possiedono questi mezzi di diffusione che portano in giro per il mondo i nostri “post” sono eccezionali: Influenzano i gusti e le scelte, i pensieri e le opinioni, di milioni di individui, in politica come nella vita di ogni giorno. Facebook, Twitter, Whatsapp, Instagram etc… con i loro generici algoritmi sono gli strumenti del mestiere, ma l’unico vero regista di tutta la pantomima che si articola sui social, è il grande ‘capitale’, che tutto può, a cui tutto fa capo, che distribuisce lusinghe e false verità per gli utenti ma cospicui guadagni per i fondatori delle varie piattaforme di messaggistica, e soprattutto una memoria per ogni iscritto che i colossi del web (google, microsoft, Apple) utilizzano a loro uso e consumo per gli scopi economico-politico-commerciali per cui sono state concepite.
Tanti ne prendono coscienza solo adesso, ma da sempre siamo tutti schedati. Certo, ora questi congegni sono stati perfezionati e riescono perfino a manipolare le menti inducendo gli affiliati a “condividere”, con svariate modalità non sempre appropriate, addirittura l’intimità più segreta e recondita, e a spiattellare sogni e desideri, ambizioni e debolezze, illudendoli di essere protagonisti.
In un sistema così, che mentre ti ammalia, ti sta ingannando, è facile capire come molti utenti, invece di esserne gli utilizzatori capaci e razionali, al contrario, si fanno usare, diventando, così, complici sciocchi, con la propria voglia di protagonismo, consegnandosi anima e corpo a questo mondo virtuale a tinte fosche, probabilmente pensando di fare tendenza o trovare gratificazione e appagamento alla propria vanità e soprattutto al bisogno di stima, non riuscendoci più nella vita reale.
E’ una battaglia persa, anche se sacrosanta, quella di ribellarsi di fronte a un impiego irrispettoso dei dati “sensibili” da parte di questi loschi giganti di un capitalismo ormai alla fine, a cui in tutta leggerezza sono stati affidati da ognuno, speranze, aspirazioni e pensieri pur di apparire in vetrina.
La nostra, questo è il vero problema, è diventata ormai una società dell’apparenza dell’ambiguità e dell’ipocrisia, che non comunica, ma soltanto schiamazza e cazzeggia, che non sa più guardarsi intorno, non sente più lo scricchiolìo della carta di un libro o anche di un giornale, non sa più stare in compagnia e non sa più osservare perché tiene lo sguardo fisso sullo smart, in attesa di un ‘like’ all’ultimo ‘post’, futile o serio che sia, una società divorata dalla tecnologia e galvanizzata dal mondo virtuale, che imbroglia se stessa vivendo di facebook, mentre nella vita reale ci stanno privando di tutti i diritti essenziali.

Pasquale Aiello