La stampa nazionale solidarizza con Ciavula contro la censura dell’Amministrazione Belcastro

La stampa nazionale solidarizza con Ciavula contro la censura dell’Amministrazione Belcastro

Notizia tratta da: ilsalto

Lo scorso 21 maggio, a Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, i giornalisti di Ciavula sono andati a seguire il consiglio comunale della loro città. Sono arrivati, hanno montato le loro telecamere, hanno preso posto. Finché la polizia e i carabinieri li hanno mandati via, e solo a quel punto i consiglieri comunali e la sindaca sono entrati in aula.

I giornalisti non erano autorizzati a seguire i lavori, hanno spiegato gli agenti al direttore Giovanni Maiolo. «È stato impedito il diritto di cronaca», dice Giovanni Maiolo, «è stata fatta prevalere la forza per impedirci di fare sapere ai cittadini quale decisione viene adottata dal consiglio comunale». Per questo la redazione di Ciavula ha anche scioperato sabato 26 maggio.

Secondo il regolamento comunale di Caulonia, per riprendere le sedute del consiglio è necessaria l’autorizzazione del sindaco. Ma è anche vero che «secondo prassi le sedute sono state sempre riprese dai giornalisti». Di cosa discuteva quel consiglio comunale? L’amministrazione guidata da Caterina Belcastro ha proclamato il dissesto finanziario del Comune di Caulonia. Unico punto all’ordine del giorno.

«Il comune di Caulonia in stato di dissesto non potrà contrarre mutui e dovrà aumentare le tariffe comunali ai massimi consentiti per un periodo di cinque anni. Si prepara quindi un salasso per i cauloniesi», scrive Maiolo. Una decisione importante per la comunità reggina che non conoscerà le posizioni dei consiglieri che ha eletto in sua rappresentanza.

L’aria è molto tesa a Caulonia. Carabinieri, vigili, polizia presidiano il palazzo comunale. Subito dopo quel consiglio infatti, la sindaca rende noto che lei e la sua giunta hanno ricevuto una lettera con su scritto: «se non ritirerete entro 15 giorni i bollettini della Tari vi gambizzeremo… sindaco e giunta, guardatevi le spalle dei vostri cari». Una lettera meschina, che tutti i giornalisti condannano. Ma che non basta a mettere fuori dalla porta né Ciavula ne altri colleghi. Dai giornalisti non bisognerebbe difendersi, mai.

Tiziana Barillà