Fuoco sull’auto del sindaco di Camini. L’ennesima intimidazione a chi fa accoglienza

Fuoco sull’auto del sindaco di Camini. L’ennesima intimidazione a chi fa accoglienza

Notizia tratta da: ilsalto

«Buongiorno sindaco».
«Buongiorno Tiziana, come stai?».
«Come stai tu!?». Ride amaro Pino Alfarano, e mi risponde: «Che devo dirti? Dobbiamo andare avanti. Stringere i denti e andare avanti». La scorsa notte, mentre il piccolo centro di Camini dormiva, qualcuno ha dato fuoco alla sua auto. Sotto casa, proprio davanti al cancello. «Ancora non mi capacito di come sia potuto accadere. Mi chiedo dove sia lo Stato. Non riesco a capire, sono ancora molto confuso», mi dice Pino che da due giorni non apre i giornali né facebook. «Vedo, leggo quello che succede, anche e soprattutto sulla questione di Riace, e sono cose che lasciano l’amaro in bocca».

«Oggi voglio esprimere tutta la solidarietà al mio amico e collega Sindaco Pino Alfarano vittima di atti violenza. Alcune volte mi sembra tutto inutile come se questa terra sa esprimere solo odio e violenza. A testa alta Pino». È il messaggio di Mimmo Lucano al sindaco Alfarano. Come Riace, Camini è un paese dell’accoglienza. E come Riace anche Camini è rinata grazie a questi progetti.

Camini è “il modello Riace a due passi da Riace”. A qualche curva verso nord dal borgo più famoso d’Italia, percorrendo circa 3 chilometri, c’è un altro borgo ristrutturato con cura e grande bellezza. Nel borgo di Camini vivono più di 100 beneficiari e 240 caminesi. Come tutti i paesi dell’entroterra calabrese, anche Camini è stata colpita dall’ondata di emigrazione degli anni Sessanta, e di quelle centinaia di abitanti non rimangono che le loro case, ormai ridotte a ruderi. Oggi, insomma, dei 1.300 abitanti che negli anni 50 popolavano Camini ne sono rimasti appena 500. Sparsi lungo i poco più di 17 chilometri quadrati, tra il borgo e il mare. «Se chiudo gli occhi e penso il paese senza il progetto Sprar vedo un paese morto e abbandonato, un paese in agonia. Eravamo in un punto di non ritorno. Ma poi abbiamo voltato lo sguardo dietro l’angolo, e abbiamo visto la Riace di Domenico Lucano», mi ha detto un po’ di tempo fa Rosario Zurzolo, della cooperativa “Jungi mundu” che gestisce i progetti in paese. Oggi Rosario parla di «una realtà fatta di cattiveria e violenza, quasi a volerci ricordare che da certe dinamiche la nostra regione non riesce a uscire».

Perché bruciare la macchina di un sindaco che lavora per la propria comunità? L’unica risposta che possiamo trovare è nell’operato di Pino Alfarano. Eletto a giugno 2016 con la lista civica “Caminiamo insieme”, il sindaco ha da subito sostenuto i progetti di accoglienza e con essi la rinascita del suo paese. «Faccio quello che posso, per fare stare bene la mia comunità», mi aveva detto pochi giorni, davanti al bar di Camini. Erano i primi giorni di agosto. E quando a Riace è in corso il festival, la tappa a Camini è come ogni anno obbligata.

«L’unica cosa che rincuora, è tutta questa solidarietà che sto ricevendo». Non solo il sindaco della vicina Riace, ma anche la Rete dei Comuni solidali, il sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e la Regione Calabria hanno subito manifestato la loro solidarietà. Anche dall’Europarlamento, l’eurodeputata Elly Schelin ha inviato un messaggio al sindaco di Camini, «una storia italiana di cui essere orgogliosi e che ha molto da insegnare».

Alfarano ha denunciato l’accaduto ai carabinieri, le indagini sono state avviate. Ordinaria amministrazione, per un amministratore pubblico di queste parti.

Tiziana Barillà