Salvini a San Luca esterna su tutto. Ma glissa sui 49 milioni di euro rubati dalla Lega

Salvini a San Luca esterna su tutto. Ma glissa sui 49 milioni di euro rubati dalla Lega

di Alessia Candito

Fonte: Repubblica

Matteo Salvini trascorre a San Luca, sull’Aspromonte, la tradizionale giornata di Ferragosto dedicata dal Viminale al punto sulla sicurezza del Paese. Questo comune – dove erano saltate le elezioni comunali fissate per il 10 giugnoperché nessuna lista era stata presentata – era stato sciolto nel maggio 2013 per condizionamenti della criminalità organizzata. Ancora oggi è commissariato.

Il ministro dell’Interno incontra in municipio il commissario prefettizio Salvatore Gulli e una delegazione di sindaci della Locride. Fuori c’è chi inscena un mini sit-in per rivendicare che San Luca non sia considerato il paese dei clan esponendo cartelli con le scritte “San Luca non è ‘ndrangheta“. Un ex assessore rivendica la decisione di disertare le urne. “È normale che qui non si voti da dieci anni – dice – abbiamo tutti lo stesso cognome e si passano guai quando il Comune viene sciolto”. Nel paese che vanta fra le maggiori densità criminali della Calabria, ha il coraggio di affermare: “Qui il problema non è la ‘ndrangheta, io non so neanche cosa sia. Qui il problema è la disoccupazione”.

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Il ministro ha poco tempo, nel pomeriggio è atteso a Genova. Lo avvicina la madre di Marco Marmo, una delle vittime della strage di Duisburg, la mattanza del 15 agosto 2008 che ha mostrato alla Germania la ‘ndrangheta. “Voglio giustizia per mio figlio. I responsabili ci sono ma in appello sono stati assolti, uno solo di loro è stato condannato. Bisogna dirlo, qui la ‘ndrangheta c’è”. È la prima a dirlo in un paese in cui tutti fanno spallucce quando si parla di clan. “Non è vero – gridano in piazza -, non è qui. La vera ‘ndrangheta sta a Roma, in Parlamento, fra i politici”.

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Salvini sale su un parapetto, trasformato per l’occasione in balcone. “Ho scelto di essere qui, a Ferragosto per ricordare che la mafia non ha diritto di esistere, lo Stato c’è e che è meglio della ‘ndrangheta“. Rivendica che il “suo” Consiglio dei ministri abbia approvato di recente un provvedimento che triplica il personale dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. “Sono 15mila beni tra ville, negozi terreni, conti correnti da restituire agli italiani”.

Nonostante le ripetute domande sui 49 milioni di rimborsi elettorali sottratti dalla Lega (una parte incassata e spesa anche da Salvini quando diventò segretario del Carroccio), Salvini glissa. E fa finta di non sentire.