Intervista ad Alessia Barbiero dello Sprar di Gioiosa sul decreto Salvini

Intervista ad Alessia Barbiero dello Sprar di Gioiosa sul decreto Salvini

Notizia tratta da: dire

 “Di fatto non c’è già più una politica dell’accoglienza, siamo alla chiusura dei porti quindi all’inaccettabilità di chiunque arrivi da richiedente. Con questo decreto si depotenzia il sistema dell’accoglienza per non farlo più esistere, creare caos, perpetrare in eterno il fantasma del nemico, dell’invasore e continuare con una politica che parla alla pancia del Paese, a discapito dei più deboli. Con l’abolizione del permesso di soggiorno concesso per motivi umanitari, poi, crescerà il numero dei clandestini, un aspetto paradossale perché non crea sicurezza ed è punitivo nei confronti dei richiedenti asilo”. A parlare all’agenzia di stampa Dire è Alessia Barbiero, coordinatrice dello Sprar Re.Co.Sol. di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, uno degli oltre 800 progetti del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati creato a partire dalla legge Bossi-Fini nel 2002, oggi a rischio scomparsa per effetto del decreto Salvini su immigrazione e sicurezza.

COSA CAMBIA COL DECRETO SALVINI
Ad essere inghiottita nel buco nero del dl Salvini, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, oltre a quindici anni di seconda accoglienza – gestita da una rete che oggi conta più di 1.200 comuni, per un totale di 35.881 posti finanziati nel 2018 – è anche la cosiddetta ‘protezione umanitaria‘, fino ad oggi estesa ad una varietà di casi: “Prima potevano accedere alla protezione umanitaria i minori di 18 anni, considerati più vulnerabili rispetto ad altri, persone che avevano problematiche di salute anche leggere, donne incinte o sole con bambini piccoli, nuclei familiari con minori- spiega Barbiero-. Con questo decreto sembra che sarà sostituita da una protezione per ‘casi speciali’, riferita in particolare a persone che hanno problemi di salute, che provengono da zone che hanno subito catastrofi naturali, o che si sono distinte per meriti civili. Di fatto si esclude una fetta importante di richiedenti e si verifica una compressione enorme del diritto, se si considera che nel decreto c’è anche l’esclusione dei richiedenti asilo dal registro anagrafico”.

Un aspetto che avrà ricadute immediate sull’accesso alla residenza, da cui derivano a cascata una serie di diritti, che, in questo caso, verranno negati: “Accanto alla cancellazione della protezione umanitaria è la lesione più grave del diritto- sottolinea la coordinatrice dello Sprar di Gioiosa-. Dal diritto alla residenza infatti deriva il diritto alla salute, allo studio, alla permanenza in un luogo per ottenere in futuro la cittadinanza”.

QUALI CONSEGUENZE?
Dalla “creazione di ghetti” alla dispersione dei migranti, da una complessiva riduzione dei diritti al possibile aumento di fughe da Cas e Cara che progressivamente accoglieranno i richiedenti asilo. Queste le conseguenze che a breve, secondo Alessia Barbiero, la popolazione vedrà sui territori, in cui potrebbe aumentare il numero degli irregolari: “Gli effetti saranno visibili- sottolinea-. Alcune zone delle nostre città e dei nostri paesi saranno destinate ad ospitare strutture con centinaia di migranti che vivranno una situazione di forte riduzione dei diritti, perché alla retrocessione del sistema Sprar corrisponde una riduzione dei finanziamenti, quindi una compressione dei servizi. Potrebbero anche verificarsi più fughe dai centri, perché quando non si vivono condizioni di dignità si tende a fuggire per cercare fortuna altrove, anche fuori dai confini italiani. Si otterrà quindi un effetto paradossale: minore sicurezza, più irregolarità”.

Un decreto “peggiorativo” per la coordinatrice dello Sprar del borgo reggino, perché “mette in difficoltà oggettiva i richiedenti asilo” e “penalizza un sistema di accoglienza che nella relazione al Parlamento del 14 agosto il ministro Salvini aveva definito come un’eccellenza”. Ad essere favorito sarà il sistema della prima accoglienza, quella “emergenziale, dove più spesso si sono verificate situazioni di disagio” a scapito della seconda accoglienza, “più rigorosa e controllata dal punto di vista dei diritti e dal punto di vista economico, grazie alla rendicontazione puntuale di tutte le spese”. Per Barberio “tutti dovremmo sentirci sotto attacco” perché sotto attacco non è solo un sistema d’accoglienza ma “i valori fondanti della nostra democrazia”.

Ciavula

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