Aiello: “Non lasciamo che cali il silenzio su Lucano e il modello Riace”

Aiello: “Non lasciamo che cali il silenzio su Lucano e il modello Riace”

di Pasquale Aiello

“Dagli arresti domiciliari al divieto di dimora nel suo paese. Praticamente in esilio. Una parola che pensavamo non dover pronunciare più. Il paese per il quale Mimmo Lucano ha lottato e in cui ha realizzato un sogno incancellabile, ha donato l’anima salvando fratelli migranti che fuggivano da guerre e carestia, per costruire un esempio di comunità accogliente e solidale apprezzato e studiato in tutto il mondo e soprattutto alternativo ai ‘casermoni mangiasoldi’, è per lui inaccessibile. È tutto così assurdo, ma per il potere ha un senso logico e lineare, è un progetto pericoloso, perché sta lì a dimostrare come un mondo migliore è davvero possibile.

Insomma, un nemico da abbattere perché è fuori dagli schemi pensati dall’ ‘ordine sovrano’. Una operazione di demolizione, dunque, organizzata scientificamente, partita qualche anno fa, sotto le direttive del governo precedente per cui lo scopo è quello di fare in modo che a Riace non ci sia più un punto di riferimento e tutto precipiti nello sconforto e nel caos così che, da esempio trainante venga uniformato alle nuove disposizioni sull’immigrazione e presto possa espandersi l’idea dei ‘lager dell’accoglienza’ e… la mafia ringrazia. Il messaggio tutto politico che questa vicenda trasmette è molto semplice: bloccare di fatto il diritto d’asilo, impedire a tutti i costi ogni possibile inserimento e integrazione. Inquadramento e disciplina, è lo slogan lanciato dal precedente ministero degli interni e ora ripreso dall’attuale, così come nello schema del presunto Decreto sicurezza. Ogni disobbedienza a questa legge diventa crimine condannabile.

In uno stato come il nostro, ad alta tradizione conservatrice e servo fedele del capitalismo, dove conta solo il profitto e tutto il resto è solo commedia, comandano i rapporti di forza. Un ministro degli Interni che ha oltre il 30% del consenso sulle politiche in fatto di migrazioni, che tendono a demolire i diritti dei migranti e a respingerli, è chiaro che cerca di concentrare intorno a sé l’indirizzo prevalente delle strutture e degli organismi dello Stato. Bisogna resistere contro questa grande prepotenza e contro la deriva nostalgica di cui ne è l’espressione. Non lasciamo che cali il silenzio su Lucano e il modello Riace. Fascismo e razzismo non sono opinioni, sono crimini. Ma nessuno dovrà aver paura. Dovremo, invece, usare la capacità, l’ostinatezza e tutte le intelligenze per raccogliere l’imput che Mimmo ha lanciato, di questa piccola-grande rivoluzione sociale, che lui con orgoglio definisce soltanto ‘lo sforzo di essere normali’ e continuare in questo solco contrapponendoci a questa nuova ondata nera, di intolleranza e discriminazione, per poter alimentare, così, la speranza dell’utopia possibile.”