Capolavoro 5stelle: in sei mesi meno 40 mila occupati

Capolavoro 5stelle: in sei mesi meno 40 mila occupati

Notizia tratta da: italiaoggi

«Il governo dice di favorire l’occupazione? Intanto, da quando si è insediato, ci sono 40mila occupati in meno e sono coloro che avevano un regolare contratto a tempo che per colpa del decreto chiamato dignità (e mai un nome è stato usato così male) non gli è stato rinnovato. Questi 40mila sono oggi disoccupati. Non solo. Sono preoccupato anche per i posti di lavoro a tempo indeterminato. Il mio settore è quello metalmeccanico e gli indici indicano che si sta fermando anche nel triangolo Milano-Bologna-Treviso dove camminava alla grande. La colpa è del taglio agli incentivi all’industria 4.0, dell’annullamento del sostegno alla formazione professionale all’interno delle imprese, del taglio alle infrastrutture che rende meno competitive le nostre aziende e fa scappare quelle straniere.

In compenso si spendono montagne di soldi in sussidi a scopo elettorale, per vincere le elezioni stiamo impoverendo il Paese»: Marco Bentivogli, segretario del metalmeccanici Cisl, è un sindacalista che cerca di contribuire a portare le imprese, ma anche il sindacato, sulla sponda vincente delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, del lavoro specializzato. Per lui è un colpo al cuore questa retromarcia: dal ritorno al lavoro nero per l’impossibilità dei contratti a termine alla brusca messa nell’angolo del sostegno all’industria 4.0. Dice. «È logico che abbia il dente avvelenato. Il ministro del Lavoro più volte, parlando, ha messo sullo stesso piano il lavoro interinale e il capolarato, vuol dire che non sa di che cosa parla e mettere in mano la legislazione sul lavoro a chi non sa queste cose è pazzesco. Per cercare di tamponare qualche falla, con la contrattazione aziendale a volte deroghiamo al decreto dignità. Ma le sembra possibile che il sindacato debba farsi carico degli svarioni del governo?».

Secondo Bentivogli tutta la legislazione sul lavoro, anche negli addentellati contenuti nella manovra economica, è un fallimento: «Si incominciò con la grande operazione in cui ci si lavò la coscienza cancellando i voucher e moltissime imprese licenziarono decine di migliaia di ragazzi e ragazzi che sono tornati a casa o sono finiti per fare un lavoro nero. La grande precarietà che avanza si coniuga bene con la parte politica più ideologica che vuole o i contratti a tempo indeterminato o nulla. Coloro che puntano su questo tendono ad estendere quello che è un primato dell’Italia in Europa: il lavoro nero. Oggi siamo un Paese campione di evasione fiscale e lavoro nero».

Per il sindacalista Cisl (chissà se in futuro lui e Maurizio Landini saranno alla guida dei due principali sindacati italiani) è auspicabile una santa alleanza con la controparte pur di bloccare la schizofrenia del governo: «Federmeccanica va incalzata sulla gestione del contratto ma su alcuni nodi non solo non siamo controparti ma è indispensabile marciare insieme, penso alla legge di bilancio, all’alternanza scuola-lavoro, alla formazione 4.0».

Un altro errore dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte sarebbe quello di accarezzare l’idea delle ri-nazionalizzazioni (magari a cominciare dalle autostrade): «Il nostro è un Paese strano, senza memoria: ci ricordiamo di com’erano le nazionalizzazioni? Addirittura avevamo nazionalizzato Autogrill. Ma sul No alle nazionalizzazioni mi sono trovato solo, anche Matteo Renzi disse di nazionalizzare l’Ilva. In realtà lo Stato sarebbe stato incapace di produrre acciaio. A produrlo dev’essere chi è capace. La Fim-Cisl da sola sostenne che nazionalizzare era una stupidaggine, che era sbagliato. Abbiamo perso tempo su questa partita. Il nostro Paese ha bisogno di investimenti privati. Guardiamo Ansaldo Breda. Sono arrivati i giapponesi e hanno ricominciato ad assumere, hanno alzato i salari, investito in tecnologie. Perché deve pagare sempre il contribuente?».

Bentivogli ha poca fiducia in un’inversione di tendenza da parte del governo e vorrebbe più determinazione nell’incalzarlo. Non lo dice, ma il fatto che non esista un’opposizione politica di rilievo lo turba perché «l’esecutivo del «cambiamento», afferma, «si sta rivelando, alla prova dei fatti, più conservatore di quelli che lo hanno preceduto. La cartina di tornasole di questa attitudine a rifugiarsi nel passato mentre si declama il futuro in chiave esclusivamente retorica è costituita proprio dalle misure su lavoro e industria. È chiaro che viene disegnato un orizzonte politico che non va oltre le prossime elezioni e si finisce col mettere in secondo piano le esigenze della crescita. Al suo posto si intravede solo un surrogato a base di assistenzialismo (reddito di cittadinanza) e laissez faire fiscale (condono) con tanti saluti all’innovazione».

Bentivogli, 48 anni, si è iscritto alla Cisl nel 1994 e 4 anni dopo era a capo del gruppo giovanile. È al secondo mandato come segretario della Fim. Insieme all’ex ministro Carlo Calenda ha redatto un Piano per l’Italia delle competenze. Conclude: «Non dobbiamo difendere ad oltranza l’esistente bensì progettare il futuro come se dovessimo scrivere su un foglio bianco, sperimentando e trovando soluzioni inedite. Esiste sicuramente una parte del lavoro che sarà tagliata fuori dalla trasformazione tecnologica, specie nell’ambito delle mansioni ripetitive. Questa transizione dovrà essere gestita, ma sappiamo anche che ne verrà creato di nuovo a più alto valore aggiunto e umanamente più appagante. Se si sceglie di tagliare e di chiudersi in difesa, scegliendo l’assistenzialismo, si vinceranno le elezioni ma prepariamoci a pagare un conto sociale assai salato in termini di occupazione, salari e sviluppo».

Carlo Valentini