“Questi M5s stanno diventando incomprensibili”. Lo sfogo di Matteo Salvini ai suoi

“Questi M5s stanno diventando incomprensibili”. Lo sfogo di Matteo Salvini ai suoi

Notizia tratta da: huffingtonpost

Ci deve essere un motivo se tutti, da ieri pomeriggio, gli dicono: “Guarda che siamo caduti in trappola”. Giorgetti, che da tempo non ne più, ma anche Molteni, Molinari, Fontana… Zaia è stato tra i primi all’alba a ragionare sulla gravità dell’accaduto. È sembrato un assedio, di telefonate, messaggi, incontri. E oggi gli hanno ripetuto: “Guarda che la trappola non riguarda solo i migranti, ci vogliono prosciugare le nostre fonti di consenso. Così non si va avanti”. Matteo Salvini, che solitamente tende a placare i bollenti spiriti dei suoi, stavolta è apparso torvo, perché i malumori del “partito di Giorgetti” non sono una novità, ma la sua capacità di tenerli a bada finora stava nel fatto che, alla fine, con Di Maio si trovava sempre una soluzione accettabile.

Eccolo, il “Capitano”, qualche chilo in più, molti sorrisi in meno, occhi grifagni, per la prima volta davvero colpito: “Questi Cinque stelle – è lo sfogo raccolto da parecchi – iniziano ad avere posizioni incomprensibili. Si stanno spostando a sinistra su tutto”. Immigrazione, ma anche trivelle, Tav. È lungo l’elenco dei “nodi che stanno venendo al pettine”. Il matrimonio d’amore da tempo è diventato solo di (reciproco) interesse. Adesso, in un governo sospeso tra propaganda (per le europee) e realtà, iniziano a cozzare gli interessi. Per la prima volta Salvini è stato scavalcato, sul dossier che gli sta più a cuore, col premier di nome, il professor Giuseppe Conte, che ha avuto un sussulto da premier vero “grazie ai consigli di Scotti e Alpa e al gioco delle parti con Di Maio” dicono nell’inner circle del ministro dell’Interno, che finora è stato il vero premier di fatto.

È una manovra “molto democristiana” quella messa in atto sulla Sea Watch, col ministro dell’Interno che si è trovato scippato del proprio core business proprio il giorno in cui era all’estero, così come, proprio nel giorno in cui era in visita a Israele, era arrivato il siluro dei capigruppo pentastellati sui “fondi della Lega”. E isolato nel governo, con il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa che non hanno sentito l’obbligo di un confronto, ma hanno fatto quadrato con Conte, nell’ambito di una operazione che, non ci vuole tanta malizia per ipotizzarla, non è dispiaciuta al Quirinale che già sul caso della Diciotti sollecitò una soluzione umanitaria. La differenza rispetto ad allora, e non è un dettaglio, è che qualche mese fa l’iniziativa partì da Mattarella, la cui telefonata a Conte fu resa pubblica, stavolta è avvenuto tutto all’interno del governo. E se è vero che i migranti non sbarcheranno nelle prossime ore, comunque la prossima settimana l’Italia ne prenderà in carico 15 e li girerà alla chiesa valdese.

Insomma, ha vinto Conte, in una situazione quasi paradossale in cui forse finalmente c’è un premier, ma il governo, se tale si può ancora chiamare, è diventato un’arena dei reciproci dispetti e del reciproco fastidio, per cui, per dirne una, il decreto sul reddito, slitta di una settimana non per ragioni contabili, ma politiche, perché la Lega ha alzato il prezzo sulla questione delle pensioni di invalidità. O per dirne un’altra, proprio dopo lo smacco della Sea Watch, Salvini ha benedetto la riapertura delle ostilità sul dossier trivelle, col viceministro Dario Galli che ha chiesto di discutere lo “stop previsto nel dl Semplificazioni”.

È la campagna elettorale, bellezza. Che mette in conto certo non una crisi, ma una tensione su ogni dossier. Perché non si può andare in guerra senz’armi, o regalando agli altri le proprie. È quel che rischia di accadere sulla Tav, perché ormai è il segreto di Pulcinella che nella famosa analisi cost-benefici, consegnata dal professor Ponti a Toninelli, i costi superano i benefici e l’opera viene bocciata. E tra il “non si farà” di Di Maio e il “non mi oppongo al referendum” di Salvini a livello di opinione pubblica passa il concetto che l’opera è stata di fatto bloccata. Ed è proprio per non lasciare la bandiera del Sì Tav a Chiamparino che il capogruppo Riccardo Molinari ha annunciato che la Lega parteciperà al flash mob di sabato a piazza Castello. Dicevamo, l’assedio a Salvini. Lo scippo sull’immigrazione, gli scarsi risultati sull’abbattimento delle tasse, il blocco delle grandi opere: non sono questioni di poco conto. Si vota alle Europee, si vota in Piemonte e neanche il meta-leghismo di Salvini può permettersi di perdersi il Nord. Non è un caso che le associazioni di imprenditori ricevute al Viminale, dopo le manifestazioni di dicembre, stanno pensando una nuova iniziativa perché da allora non hanno ricevuto né una telefonata né una risposta alle rassicurazioni chieste proprio su questi temi. “Guarda che così siamo in trappola”, è questa la frase che Salvini si è sentito ripetere più volte in queste ore. Il governo non è in discussione, ma in un clima di “arriviamo alle europee, poi si vede”.

Alessandro De Angelis

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