Avv. Albanese: “Sul dissesto perchè l’Amministrazione cauloniese continua a tacere?”

Avv. Albanese: “Sul dissesto perchè l’Amministrazione cauloniese continua a tacere?”

Riceviamo e pubblichiamo

Ho avuto il piacere di leggere, su Ciavula, la risposta dell’Officina delle idee al mio interrogativo sul tema del dissesto del Comune di Caulonia.

Anzitutto, non posso non ringraziare l’Officina, sia per il garbo che per il senso del dovere che l’ha spinta a dialogare, chiaramente intravedendo nella mia riflessione, unicamente, l’intenzione di sollevare un dibattito costruttivo e non certo quella di accusare chicchessia.

Evidentemente, in quanto forza politica (anche se) di opposizione, la stessa ha avvertito la necessità di dare una risposta ai cittadini (tra cui il sottoscritto e tutti coloro che condividevano il mio interrogativo) e ciò l’ha portata a prendere una posizione, con tutto ciò che tale circostanza comporta (o potrebbe comportare) dal punto di vista politico.

Ma fare politica è soprattutto questo, cioè esporsi. Manifestare il proprio pensiero. Dare risposte.

Entrando, poi, nel merito delle argomentazioni evidenziate, ho trovato interessanti – oltre ai buoni propositi di migliorare l’attività di controllo sull’azione amministrativa comunale (com’è giusto che sia, in quanto obiettivo tipico e costituzionalmente tutelato di tutte le forze di opposizione) – quelle che rimarcano il  primo bilancio dell’azione dei Commissari, bilancio che, come vedremo di qui a poco, si sostanzia in un’accusa, neanche tanto velata, all’inerzia e all’inadeguatezza degli Uffici Comunali, oltre che all’incompetenza degli amministratori, precedenti e attuali.

Ebbene, l’Officina delle idee, nel proprio articolo, richiama la delibera n. 15 del 28 gennaio 2019 con la quale i Commissari, hanno formalmente chiesto al Ministero dell’Interno una proroga di sei mesi, in quanto non ancora in grado di formare un piano di rilevazione della passività prevista. Nella stessa, conseguentemente, invitano gli Uffici dell’Ente a predisporre con urgenza gli elaborati necessari a tal fine ed al trasferimento di Cassa. 

La richiesta di proroga sarebbe motivata: 1) “dalla mancata comunicazione da parte dell’Ufficio finanziario dell’elenco completo dei residui attivi e passivi”; 2) “dalla conseguente difficoltà, allo stato, di confrontare l’ammontare dei residui passivi con l’elenco dei creditori insinuati per eliminare l’eventuale duplicazione delle somme passive”; 3) “dall’inattendibile (proprio così!) ammontare dei residui attivi importo rilevante (dal 2014 in poi) relativi al canone idrico, non risultando ancora approvati i relativi ruoli/liste di carico anni 2014-2017”; infine 4) “dal mancato trasferimento, anche parziale, del fondo di Cassa di competenza della gestione del dissesto”.  

Par di capire, secondo quanto riportato in delibera, che se i Commissari, dopo più di sette mesi dalla dichiarazione del dissesto, non sono ancora in grado di determinare l’ammontare della massa passiva, oltre che di quella attiva, la responsabilità non sarebbe da ricercare nella loro inerzia, bensì nell’azione di governo degli amministratori cauloniesi, rei di avere indicato in bilancio dei residui attivi inattendibili (dunque inverosimili?)

Se così fosse, questi ultimi non sarebbero esenti da gravi responsabilità.

Come altrimenti interpretare l’aggettivo utilizzato dai funzionari prefettizi?

 Se si accertasse, poi, che l’ammontare di queste voci è di una certa rilevanza, dunque considerevolmente superiore a quanto superficialmente emerso in pre-dissesto, vien da pensare che forse il fallimento del Comune, per tutto ciò che ha determinato (e determinerà) sulle sorti dell’Ente, poteva (ma, si potrebbe dire, doveva…) essere evitato.

Tale ipotesi, se confermata, spalancherebbe un baratro capace di inghiottire, politicamente, coloro i quali, forse troppo frettolosamente pensavano, errando, di aver messo la parola fine sulla crisi finanziaria del Comune dichiarandone il dissesto. 

Ed allora, non valeva la pena tentare di intensificare, sin da subito, l’azione amministrativa, per rendere effettiva e concreta la riscossione del canone idrico?

Verrebbe il sospetto che la decisione di dichiarare il dissesto fosse già stata presa e che dunque si sia arrivati a governare senza un relativo programma teso a risanare le casse del Comune.    

Quel che si voleva far passare, agli occhi dei più, come un atto doveroso e di onestà intellettuale è equivalso, al contrario, in una resa incondizionata e premeditata.

Resto, allora, perplesso di fronte al reiterato silenzio dell’Amministrazione che –  chiamata in causa non più solo dal sottoscritto, ma più direttamente da chi vi lavora a fianco  – anziché sentirsi obbligata a dare risposte ai cittadini, preferisce tacere, con ciò alimentando il sospetto che chi tace  acconsente.

Di fronte a tutto questo gli amministratori non possono più rimanere in silenzio, posto che a denunciare i ritardi nella procedura “fallimentare” (in relazione alle previsioni di durata del dissesto) sono gli stessi Commissari, i quali non solo sono già alla seconda richiesta di proroga, ma evidenziano a chiare lettere che i tempi saranno biblici e, nella sostanza, puntano il dito nei confronti degli uffici comunali e dei governanti, sia quelli pregressi che quelli attuali, responsabili di aver causato un dissesto che si annuncia sanguinoso e illimitato.

L’accusa è grave, ma forse gli amministratori preferiscono che siano i fatti a parlare per essi.

In tal caso, ansiosi di essere smentiti, sulle cause, sull’eventuale durata e sugli esiti del dissesto, rimaniamo, ancora, alla finestra.

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