Recuperata una tartaruga marina gravemente ferita nel reggino

Recuperata una tartaruga marina gravemente ferita nel reggino

Riceviamo e pubblichiamo

Tutti i media parlano dell’ormai conclamato “allarme ambientale”, e le immagini che vediamo in tv e nei giornali non lasciano alcun dubbio alla drammatica situazione in atto. Ma averne a che fare con i propri occhi, da vicino, ogni giorno, è qualcosa che ti spezza il cuore. Da anni, al CRTM Brancaleone, soccorriamo esemplari di tartaruga marina feriti da attività umane, principalmente pesca e inquinamento. Quest’ultimo sta diventando ormai una costante nella voce “causa dello spiaggiamento” delle nostre cartelle cliniche. Ingestione di plastica e intrappolamento in reti abbandonate sono le due principali cause di morte delle tartarughe marine da noi soccorse. 

Non fa eccezione l’ultimo esemplare di Caretta caretta soccorso nella tarda serata di ieri, domenica 17 marzo 2019 nei pressi di Pellaro (RC). La tartaruga, 70 cm per circa 25 kg di peso, è stata avvistata alla deriva trainarsi, ormai senza forze, un grosso e pesante galleggiante in legno e un cerchione da bicicletta, il tutto aggrovigliato in svariati metri di lenza in nylon che stringevano nella morsa entrambe le sue pinne anteriori, ormai in cancrena. Avvistata in queste condizioni da un diportista e prontamente segnalata alla Guardia Costiera di Reggio Calabria, è stata recuperata dal nostro personale per essere trasportata a Brancalone e ricevere le prime immediate cure. 

La situazione appare purtroppo disperata, in quanto le pinne, promesse irrimediabilmente, rischiano la completa amputazione. E capirete bene che senza entrambe le pinne davanti non avrebbe aspettative di vita. Questo prospetto di diagnosi infausta ci lascia una tristezza infinita. Ma noi facciamo sempre tutto il possibile, e per non lasciare nulla di intentato domani la sottoporremo a una visita specialistica con il nostro chirurgo di fiducia Prof. Antonio Di Bello, che con il suo team di esperti (Sea Turtle Clinic – DVM – UniBa) valuterà in maniera approfondita le condizioni e la vascolarizzazione di quel che resta delle sue pinne interiori. 

Non sappiamo come andrà a finire la sua storia, ma Afrodite (così battezzata come la Venere di Milo, senza braccia) vorremmo che restasse nel cuore e nei ricordi di tutti come il simbolo del disastro ambientale che noi stiamo vivendo da spettatori. Lei è solo una delle decine di migliaia di tartarughe marine (e non solo) ogni anno vittime dell’uomo.

Tania IL Grande,
Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone