In ricordo del gioiosano Rocco Gatto

In ricordo del gioiosano Rocco Gatto

Riceviamo e pubblichiamo

«Non pagherò mai la mazzetta. Lotterò fino alla morte.»
Il 12 marzo 1977 viene ucciso a Gioiosa Jonica, RC, Rocco Gatto. Probabilmente fu il primo testimone, non collaboratore ma testimone, di mafia.
Chi era Rocco Gatto?
Un mugnaio, una brava persona, onesto e dedito al lavoro che denunciò il clan degli Ursini per le richieste di pizzo.

“Uomo onesto e lavoratore iscritto al Partito Comunista Italiano, lavorava in un mulino a Gioiosa Ionica come garzone. Con il passare del tempo divenne il proprietario dell’attività (nel 1964) ma subito dopo giunse la ‘Ndrangheta (il clan degli Ursini) con le sue richieste estorsive. Egli resistette ma subì varie minacce, intimidazioni e furti fino all’incendio del mulino. Nonostante ciò Gatto non si piegò (veniva da una famiglia determinata, onesta, di alti principi) e continuò la sua battaglia contro l’arroganza mafiosa.
Il 6 novembre 1976 il capoclan Vincenzo Ursini rimane ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri e la ‘ndrina pensa ad un’esecuzione quindi reagisce violentemente e impone il coprifuoco in tutto il paese in onore del boss defunto. Vennero rispediti a casa i commercianti ambulanti giunti fino a Gioiosa Ionica per il mercato e venne imposta la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, ma Rocco Gatto non ci sta e si ribella nuovamente denunciando il tutto con nomi e cognomi ai carabinieri e alla magistratura. La ‘ndrangheta però non tollera il suo operato e il 12 marzo 1977 si muove violentemente. Rocco era alla guida del suo furgone di lavoro lungo la strada provinciale per Roccella Ionica; i killer lo attendono sotto un ponticello e al suo passaggio gli sparano tre colpi di lupara uccidendolo.
Per l’omicidio di Rocco Gatto vengono indagati e rinviati a giudizio Mario Simonetta e Luigi Ursini (‘ndrina Ursini) accusati di omicidio ed estorsione aggravata ma il 22 luglio del 1979 vengono assolti per insufficienza di prove dalla Corte d’assise di Locri, in Appello il 6 maggio 1986 vengono nuovamente assolti dall’accusa di omicidio per insufficienza di prove ma condannati per Estorsione aggravata Mario Simonetta a sette anni di reclusione e Luigi Ursini a Dieci anni di reclusione più due milioni di lire di multa, sentenza che viene confermata dalla Corte Suprema di Cassazione il 14 aprile 1988″

Medaglia d’oro al valor civile voluta dal presidente Pertini.
«Pur consapevole dei pericoli cui andava incontro, non esitava a collaborare ai fini di giustizia nella lotta contro la mafia e a reagire con audacia alle intimidazioni di cui era fatto oggetto. Cadeva sotto i colpi d’arma da fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da due appartenenti alla suddetta organizzazione. Mirabile esempio di spirito civico e di non comune coraggio.»
— Contrada Armo di Gioiosa Jonica, 12 marzo 1977.

Nel video sottostante potrete vedere la sua storia raccontata dal Dr Roberti in  Diario Civile

Gabriella Tassone

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