Daniela Maggiulli: “Gli accanimenti giudiziari contro Lucano lasciano senza parole”

Daniela Maggiulli: “Gli accanimenti giudiziari contro Lucano lasciano senza parole”

Gli accanimenti giudiziari contro Domenico Lucano, sindaco di Riace, lasciano senza parole. Nonostante il parere della Cassazione di qualche giorno fa, ora hanno aperto una nuova indagine e i giudici passano altre carte a setaccio, per verificare la conformità delle casette che venivano assegnate alle famiglie. Ma ci rendiamo conto? In un’Italia che ha per anni ignorato le condizioni disumane di migliaia di migranti ammassati come bestie in tendopoli fatiscenti controllate dalle mafie e con parecchi morti sulla coscienza, ora si contestano alcune “non conformità” delle abitazioni di Riace e si colpisce ancora una volta non solo Lucano, ma anche il modello di accoglienza che ha permesso per 20 anni di creare un futuro dignitoso per centinaia di famiglie, oltre che la sopravvivenza di un paese certamente destinato a morire. 

Che i bambini fossero felici, andassero a scuola, fossero voluti, amati e accolti come figli…non interessa a nessuno? Che si fossero creati dei posti di lavoro per i cittadini e per gli ospiti non ha nessuna importanza? Che a Riace si conducesse una vita pacifica, di relazioni solidali e di intercultura, quella vera, dello scambio quotidiano di amicizia basata sulla dignità degli esseri umani, tutti, di ogni colore, non importa a chi verifica le conformità? Che persone come me, come tanti altri, avrebbero scelto di viverci e di crearsi un futuro in questo paesino con o senza conformità non conta? E a questo punto perché non verificano anche le case dei Riacesi residenti? Quante case conformi agli standard troverebbero? Dovrebbero mandare via tutti, pure gli Italiani, se qualcuno si interessasse alla qualità della vita di chi è rimasto laggiù provando a tenere vivo un borgo morente, abbandonato dallo stato da molti decenni. 
Perché i giudici non lo chiedono ai bambini e agli anziani come si viveva a Riace finché c’era l’accoglienza? Perché non lo chiedono a tutti i volontari, gli artisti, i ricercatori, gli intellettuali che sono venuti a Riace, se quel modello era conforme o non conforme. Perché non chiedono la testimonianza di chi, come me, ci ha vissuto per tanti mesi, facendo integralmente parte di quella comunità? Perché non lo chiedono alle vecchiette di Riace, quelle che stanno sempre in casa non potendo camminare, se preferiscono strade piene di vita, di speranza, di bambini, di balconi con bucati, o vicoli silenziosi e deserti, con case sbarrate, finestre sfondate e balconi pericolanti? Quale Riace è più conforme? Secondo quali parametri? Quella della morte e l’abbandono o quella della vita, seppur non perfetta? 

Uno Stato che non mette al centro gli esseri umani che Stato è? Un tribunale che non tiene conto della felicità dei cittadini, che mette sullo stesso piano un impianto elettrico e la vita di una famiglia, agisce per il bene della giustizia o si sta attaccando a dei cavilli della legalità per abbattere un modello che veramente poteva funzionare e perciò faceva paura?
E il tribunale mediatico che fa? Una costante operazione di screditamento attraverso i media da mesi, pur con la certezza dell’assoluta mancanza di frode da parte di Lucano, già espressa chiaramente perfino dalla Cassazione. E il servizio pubblico, la Rai, non manda in onda un film come quello di Fiorello girato a Riace e sceglie di narcotizzare gli italiani in prima serata con spettacoli di infimo livello, modelli che non fanno altro che distruggere il nostro vero, nobile modello culturale di popolo aperto e illuminato, che dell’accoglienza nella sua Storia ha fatto un valore e un volano di crescita…

Non so come si possa fermare il delirio in cui siamo precipitati, ma di sicuro un giorno questi signori che decidono cosa è legale e cosa non lo è, dovranno fare i conti con una responsabilità storica. E ci sono migliaia di fotografie, video, testimonianze, studi, ricerche, tesi di laurea e dottorato ed esperienze dirette che li condannerebbero davanti ad un tribunale ben più severo: quello della giustizia, la Giustizia. Soltanto nel mio archivio, ci sono oltre trentamila foto di vita quotidiana nei vicoli di Riace prima dello scoppio della guerra. Perché è una guerra, questo ormai l’hanno capito tutti. Si fermeranno solo quando avranno raso al suolo tutto. 

Ma forse nel frattempo il miracolo può accadere, e gli Italiani e soprattutto i Calabresi possono rinsavire, mettersi TUTTI insieme e far capire chiaro e tondo che NO,  NUN CE STA BENE CHE NO. 

Daniela Maggiulli
Casa della Poetessa di Riace