Caulonia era il paese più bello e importante d’Italia. Ma poi…

Caulonia era il paese più bello e importante d’Italia. Ma poi…

COME CI PERCEPIVAMO

di Ilario Ammendolia

Il mio Paese, ovviamente, era al centro della Terra.

Non ci sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata Caulonia e la stessa creazione del mondo sarebbe stata messa in seria discussione.

Non c’era piazza più grande di Piazza Mese o più interessante di piazza Garibaldi, oppure scorci più belli del “Fosso” o di “Maietta”. Nè castello più famoso del “nostro”, nè feudatari più nobili!

Le nostre Chiese gareggiavano con San Pietro e col Duomo di Milano, la nostra terra era la più fertile del pianeta, il nostro vino il migliore. Un pomodoro come il nostro a Milano se lo sognavano.

Non parliamo della banda musicale la cui fama per l’universo “penetra e si spande” , famosa nell’Italia intera sin da quando tra le mille bande musicali radunate a Reggio Calabria (nel 1948) fu l’unica che imperterrita ed indomita, continuò a suonare malgrado l’interruzione dell’energia elettrica. Suonò sino alla fine. Pubblico entusiasta. Ma non arrivammo primi….e neanche secondi! Così ci convincemmo ( e non ci fu difficile) che, ancora una volta, ci avessero “fottuto” il premio che ci spettava di diritto.

Una storia secolare ci aveva convinto di essere i “primi” e ne mostravamo le prove: un medico chirurgo, detto il “sordo” e che tutta l’ Italia ci invidiava; un autista che aveva imparato appena a guidare in un campo di prigionia e che gli inglesi avrebbero voluto tenere in Inghilterra anche a costo di pagargli uno stipendio da nababbo. E poi ci domandavamo: chi riesce a cucire i vestiti come i nostri sarti? Crisafi , Mesiti o Michelangelo…comunque stiamo parlando di livelli tali che la moda parigina ci avrebbe fatto un baffo.

La stesso primato assegnavamo ai nostri falegnami, fabbri, calzolai e muratori e via dicendo. Per non parlare dei nostri combattenti che erano stati determinanti a vincere la prima guerra mondiale e sicuramente avrebbero vinto la seconda se tutti si fossero comportanti con analogo eroismo.

Ed il ragionier Mittica? Figuratevi che era impegnato a fare “i conti dello Stato” e così trascorreva le sue notti insonni riempendo di numeri quaderni grossi dieci volte un messale. Contadini e braccianti, professionisti ed analfabeti, artigiani e fuorilegge, ricchi e poveri, donne ed uomini , tutti insieme, anche se con ruoli diversi, eravamo parte della grande commedia umana che quotidianamente andava in scena.

Il primato assoluto andava però al nostro Santo Protettore che, al pari di San Pietro , aveva il privilegio di sedere accanto a nostro Signore Gesù Cristo e da lì ci proteggeva. Per esempio durante l’ultima terribile guerra, una pattuglia di bombardieri nemici era partita per distruggerci( perché poi…) ma non ci hanno trovato.

Tutto merito del Santo che inarcandosi aveva nascosto il Paese agli aerei nemici.

E le nostre Statue?

Fermiamoci qui per carità di patria!

Insomma eravamo i “primi” ma non conoscevamo i secondi e neanche i terzi: la “gara” la facevamo da soli e la vincevamo sempre

Tuttavia non c’era superbia e tantomeno arroganza nelle nostre convinzioni che erano piuttosto il frutto di un secolare isolamento .

Fatto sta che, come tutti, mi indignavo quando non vedevo il nome di Caulonia nelle carte geografiche ed ancora di più, quando mi son reso conto che c’erano persone al mondo che di Caulonia non ne conoscevano neanche il nome. Ma che razza di vita era la loro?

I problemi c’erano ed erano seri, oserei dire drammatici eppure sentivamo il Paese come “bene comune”, come qualcosa a cui appartenevamo e ci apparteneva. Ogni successo , sia pur di singoli, si trasformava in un successo di tutti , ogni ferita sia pur inflitta ad estranei faceva male ad ognuno di noi.

La storia ci aveva convinti di esser circondati da nemici ed in effetti per secoli “da fuori” non era quasi mai arrivato nulla di buono!

Un giorno però i nemici arrivarono realmente e non portavano armi e così ci “conquistarono” senza sparare un colpo. Più probabilmente fummo noi ad arruolarci nelle loro schiere rimuovendo 2500 anni di storia.

Almeno in parte non si poteva fare altrimenti: dalla seconda metà del secolo scorso l’Italia, l’Europa ed il mondo sono diventi sempre più piccoli e le persone , le idee, le cose ,( dopo secoli in cui erano rimasti quasi fermi), si erano messi a viaggiare con una velocità tale da travolgere in un attimo il nostro piccolo universo.

La mescolanza, la reciproca conoscenza, lo scambio di civiltà non possono che fare bene purché non si provi vergogna di presentarsi all’appuntamento con la propria faccia e con il proprio “bagaglio”.

E così non è stato, anzi così non è!

Oggi è l’idea Paese che non esiste più, anzi ogni giorno si decompone sotto le macerie.

Una nota di carattere personale: il “Progetto Paese”, tra mille altre cose, mirava concretamente anche ad un recupero positivo dell’identità perduta…. e restano mille segni in ogni angolo del nostro territorio! Ma questa è tutta un’altra storia.