Accendiamo i colori di Riace e spegniamo la macchina del fango

Accendiamo i colori di Riace e spegniamo la macchina del fango

Da tempo si susseguono in rete pseudo-inchieste giornalistiche autorappresentate quali coraggiose rivelazioni della vera storia di Riace “paese dell’accoglienza” e del suo sindaco Lucano, ma che altro non sono se non tasselli di quell’imponente opera di disfacimento della narrazione di quell’esperienza, quale sedimentatosi nella coscienza collettiva per oltre vent’anni. Per chi conosce quella storia a fondo e fin dai suoi albori, risultano evidenti l’approssimazione, quando non la vera e propria mala fede, che sovrintendono a queste ricostruzioni dei fatti; è agevole leggere in filigrana ad esse e scorgervi l’intento di completare la demolizione materiale ed umana realizzata dal Potere politico con una definitiva damnatio memoriae

Questo documento è, pertanto, diretto a quanti non abbiano una conoscenza altrettanto approfondita e radicata di quel che è stata la comunità solidale di Riace nei passati vent’anni ed ha lo scopo di fornire loro strumenti di conoscenza che consentano una lettura critica delle pseudo-inchieste citate. Dovendo trattarsi di uno strumento di agevole consultazione, non può comprendere il racconto, sia pur sintetico della vera storia di Riace.

Chi fosse interessato potrà trovare sul sito della nostra fondazione una parziale bibliografia relativa a questa storia, un elenco altrettanto parziale dei tanti premi conferiti al sindaco Domenico Lucano, fra i quali segnaliamo: 

nel 2010, Lucano è stato segnalato dal World Mayor Prize come uno dei 23 finalisti del premio per il miglior sindaco del mondo. Insieme a sindaci di comuni come Città del Messico e Mumbai. Nella classifica definitiva si è classificato al terzo posto. Il 6 novembre 2015 il sindaco Domenico Lucano è stato premiato a Berna dalla Fondazione per la Libertà e i diritti umani. Il 29 marzo 2016 il magazine americano Fortune ha reso pubblica la classifica delle persone più influenti del mondo. Il sindaco di Riace, è stato inserito al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale. Infine, sempre sul sito della fondazione, è possibile ascoltare la narrazione della storia di Riace dalla voce dello stesso Lucano. Su quel che realmente Riace è stato, insomma, il materiale disponibile è pressoché sterminato e ci limitiamo ad alcuni suggerimenti.

E’ importante, invece, fare chiarezza sugli atti con cui lo Stato italiano, a partire dall’autunno del 2016, ha fatto calare il sipario su quella storia. O almeno ha provato a farlo. 

Il progetto di Riace nasce già nel 2002 e coincide con la stessa nascita dello SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) ovvero quel sistema basato su un’accoglienza integrata e diffusa su tutto il territorio nazionale realizzata dalle amministrazioni locali che è stato poi di fatto smantellato dal Ministro Salvini alla fine del 2018. Di questo sistema di accoglienza virtuosa Riace è stata per oltre un decennio uno dei fiori all’occhiello. Dal 2004 Riace è entrata a far parte della Rete dei Comuni Solidali www.comunisolidali.org che ha seguito per i tre mandati amministrativi l’operato di Lucano organizzando eventi convegni promuovendo su tutto il territorio nazionale la conoscenza di questa esperienza. 

Quando l’Italia ha avuto un forte flusso di arrivi di rifugiati, sia la Prefettura di Reggio Calabria che, in via diretta, lo stesso Ministero dell’Interno si sono rivolti in modo pressante a Riace affinché aumentasse il numero di posti di accoglienza. Per evitare che i migranti finissero ammassati in migliaia nei grandi campi profughi, tra cui ex aeroporti militari come il campo di Crotone che sono stati la vergogna del nostro Paese (e di cui, curiosamente, si parla pochissimo), Domenico Lucano ha aperto le porte del piccolo Paese accettando le richieste di accoglienza e sistemando i richiedenti asilo non in container o tende ma nelle case del paese e trattando i nuovi migranti come gli ospiti dello SPRAR ovvero assicurando loro non solo vitto e alloggio ma un percorso di inclusione sociale. Il piccolo paese si è così riempito di centinaia di persone, forse troppe e troppo in fretta per le dimensioni del borgo ma, diversamente da quanto avvenuto troppe volte nel nostro Paese, ognuno di loro ha vissuto in condizioni di accoglienza dignitose e dentro un contesto di grande umanità. A un certo punto, questa esperienza di accoglienza e riscatto sociale ed economico in un piccolo borgo semi spopolato, questa esperienza, che poteva rappresentare anche un segnale di speranza per le tante abbandonate “aree interne” del nostro Paese, deve aver cominciato a dare fastidio. Come era prevedibile che accadesse in un’Italia ed in un’Europa in cui si cominciavano ad erigere muri e sempre più voci si levavano ad indicare in quell’umanità in fuga da fame, guerra e disastri climatici il vero nemico che attentava ai nostri valori, alla nostra sicurezza, al nostro benessere. Una realtà che smentiva nei fatti queste narrazioni d’odio e razzismo probabilmente non poteva essere tollerata. 

L’attacco inizia nel 2016, con ispezioni condotte dagli incaricati S.P.R.A.R, i quali, dopo avere eseguito accertamenti di natura prevalentemente documentale, segnalano, per la prima volta, numerosi e gravi rilievi critici. Nelle ispezioni fatte nei lunghi anni precedenti, ovvero tra il 2002 e il 2016, non erano, infatti, mai emerse criticità di rilievo nel progetto di Riace. Segue, a fine 2016, un’ispezione eseguita questa volta da 3 funzionari dalla Prefettura di Reggio Calabria (quindi alle dirette dipendenze del Ministero dell’Interno), i quali riferiscono di avere effettuato “alcune visite” a Riace. I risultati dell’ispezione sono condensati in una relazione del dicembre 2016, che segnala elementi critici analoghi a quelli della precedente ispezione. 

Data l’impossibilità di analizzare nel dettaglio tutte le relazioni, ci si limita a ricordare che i due principali rilievi su cui si sono accentrate sia le relazioni dello Sprar che quelle della Prefettura riguardavano lo strumento della c.d. “moneta locale” e gli ospiti “lungopermanenti”. 

La moneta locale era lo strumento inventato da Lucano per raggiungere due scopi: risolvere i problemi creati dai grandi ritardi con cui lo Stato eseguiva i pagamenti ai soggetti che gestivano l’accoglienza; coinvolgere il piccolo commercio locale in un circuito economico virtuoso e solidale. Nella quasi totalità dei centri di accoglienza (soprattutto della Calabria) i 35 euro giornalieri per migrante versati dallo Stato erano utilizzati per fare fronte a spese per alloggio e generi di necessità (cibo, medicine) poi forniti ai migranti, spesso lucrando sul ribasso dei prezzi, cioè fornendo cibo di scarsa qualità o avariato, medicinali scaduti e simili, a persone collocate in strutture fatiscenti, isolate dagli abitati e prive di contatti con i residenti. Con la moneta locale –tagli da 5, 10, 50 euro, con le immagini di Mandela, Martin Luther King, Antonio Gramsci, Che Guevara ed altri – distribuita direttamente ai migranti, costoro facevano gli acquisti in assoluta autonomia presso i commercianti del paese. I commercianti conservavano la moneta e, quanto arrivavano i finanziamenti dello Sato, la versavano alle associazioni che gestivano l’accoglienza e queste davano loro l’equivalente in denaro. In questo modo non c’erano tempi morti (perché, come diceva Lucano, i bimbi il latte lo vogliono tutti i giorni) e si creava un’integrazione e solidarietà fra migranti e residenti che favoriva la piena integrazione dei primi. 

Dopo averla accettata per anni, inaspettatamente, gli ispettori segnalano questa prassi come forte elemento critico senza tuttavia fornire adeguata motivazione di questo orientamento o fornendone di alquanto bizzarre. Come evidenzia il prof. Amato dell’Università Bocconi nel suo parere pro veritate sull’utilizzo dei buoni a Riace “ Il tratto fondamentale della moneta è dunque la sua accettabilità. Una cosa, però, è un’accettazione imposta per legge, altra cosa un’accettazione volontaria. Nel primo caso siamo di fronte a un monopolio dell’emissione, nel secondo caso, no. Questa distinzione è entrata a far parte della “giurisprudenza” delle banche centrali per quanto riguarda le “monete complementari”: esse non infrangono il monopolio dell’emissione proprio e solo se sono a circolazione territorialmente limitata e ad accettazione volontaria. Sulla base di questo principio, la Banca di Francia ha autorizzato più di quaranta progetti in Francia e la Banca d’Italia ha ammesso la legittimità di un circuito territorialmente delimitato come il circuito “Sardex”. Dal tratto della volontarietà dell’accettazione deriva il carattere non discriminatorio di una moneta locale complementare, o di un buono a circolazione limitata….Per tutte queste caratteristiche, è possibile affermare che lo strumento dei buoni è costruito in modo da non introdurre distorsioni rispetto all’euro come moneta ufficiale” 

La lunga e dura polemica attivata sui “lungopermanenti”, è stata invece, frutto dell’ipocrisia dello Stato italiano, che da un lato enunciava il principio secondo cui il circuito SPRAR ha come obiettivo principale la (ri)conquista dell’autonomia individuale dei richiedenti/titolari di protezione internazionale e umanitaria accolti“ (cit. Manuale Operativo SPRAR) e, dall’altro, stabiliva che dopo sei mesi, salvo eccezionali proroghe, il processo doveva ritenersi comunque concluso, i beneficiari ricevevano l’etichetta di lungopermanenti e dovevano essere allontanati dalla struttura di accoglienza. Rimuovendo l’ovvio ovvero che la tanto auspicata (ri)conquista dell’autonomia individuale avviene con tempi diversi per ciascun beneficiario, a seconda delle capacità individuali, dell’efficienza del progetto realizzato per ognuno di loro ed anche del contesto socio-economico. Sotto quest’ultimo profilo, essendo che i tempi per il conseguimento di una reale autonomia abitativa e lavorativa, in un’area profondamente depressa sul piano socio-economico, come la Locride, non sono certo uguali a quelli di altre aree a maggiore dinamismo economico. 

Mimmo Lucano non ha mai voluto allontanare da Riace migranti che si trovavano ancora senza casa e senza lavoro, né ha mai gettato in strada famiglie con minori mandandoli ad ingrossare le fila dei disperati nelle grandi città e tutto ciò lo ha fatto alla luce del sole. Non è, dunque, tollerabile (come fatto da una propaganda tanto aggressiva quanto mendace) insinuare che la permanenza più lunga dei migranti a Riace sia stata funzionale a qualche interesse privato. Il Servizio Centrale dello SPRAR aveva, infatti, elenchi costantemente aggiornati dei migranti accolti a Riace (come in ogni altra struttura d’Italia) e, pertanto, sapeva perfettamente se fra essi vi erano lungopermanenti e quanti e, salvo in pochissimi casi (rispetto ai quali le indicazioni date sono state rispettate da Lucano) ha continuato ad erogare il corrispettivo giornaliero per l’accoglienza dei migranti. Se lo ha fatto è, pertanto, a se stesso che dovrebbe chiederne conto e non ad altri.

Singolare ciò che accade subito dopo. Lucano pretende con forza dalla Prefettura di Reggio Calabria una nuova ispezione, più approfondita e con più uomini e la ottiene, ma il suo esito rimane occultato per oltre un anno. Per l’esattezza, Lucano ottiene quasi immediatamente copia della relazione del dicembre 2016, che perviene singolarmente anche a giornali di destra che ne danno immediatamente conto con grande risalto, ma non riesce ad ottenere copia della successiva relazione del 26\1\2017, condotta da ben 4 funzionari della Prefettura. La chiede ripetutamente per iscritto senza ottenere risposta. Nel gennaio del 2018, invia copia dell’ultima richiesta anche alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria (competente a valutare se il comportamento reticente della locale Prefettura costituisse reato) e dopo meno di un mese, il 20\2\2018, riceve una copia di quella relazione lungamente secretata. 

In essa si leggono frasi del genere: 

“si comincia dalla scuola, un edificio che ospita un numero cospicuo di ospiti stranieri, grandi e piccoli, in classi composite, variegate e multilingue, in un miscuglio di razzie, dialetti, diademi e treccine. In una stanza più grande giocano quattro bambini africani piccoli (….) serve oggi da asilo nido, sarà presto sostituita da una struttura completamente nuova, ormai in fase di avanzata realizzazione nella vicina Riace Marina (…) nelle classi, ai cui muri sono attaccati i manifesti che spiegano i rudimenti della lingua italiana, troviamo persone del Mali, del Gambia, della Siria …del Pakistan …giovani e meno giovani, adolescenti con il loro smartphone e bambini minuscoli attaccati alle loro madri, impegnate nello studio (…) nelle strade ancora attraversate dai rigori di un inverno particolarmente freddo, una coppia di anziani coniugi si intrattiene, seduta davanti a una barca a vela che solca un mare pieno di scritte e colori, con due bambini africani che rispondono alle loro domande e si fanno fare le coccole (…) l’attività ispettiva ci porta in numerose case ,,,nelle quali entriamo per verificare la presenza degli ospiti, la nazionalità …le condizioni di vita, l’abitabilità delle strutture, le condizioni di sussistenza (…) le case sono come Riace, piccole, a volte contorte, arrampicate su se stesse …vecchie ed umili, di origini umili, ma pulite, ordinate, venate dalla mescolanza di uomini e donne di provenienza disparata, che portano in quelle case un piccolo tocco della terra natia. L’ora di pranzo ci spinge a curiosare nelle cucine …pentole con vari preparati, fra cui spicca il riso, il pollo cucinato in tanti modi, le zuppe. In una bella casa con una splendida veranda piena di sole, sulla quale i 4 ragazzi che la abitano hanno sistemato le loro sdraio, troviamo, in un’ampia e comoda cucina al pianterreno, un abile cuoco sahariano che sta preparando delle magnifiche pizze. Il tavolo apparecchiato ordinatamente vede già quattro bei piatti colmi di pizza fumante (,,,) gli ospiti delle case comprano i loro alimenti con i loro ‘bonus’, utilizzabili in Riace e che, come tutti sanno, non hanno corso fuori da Riace. […] Riace e così, un microcosmo strano e composito, che ha inventato un modo per accogliere e investire sul proprio futuro”. Alla fine gli ispettori spiegano di avere voluto “abbandonare il tono strettamente burocratico” per “fornire uno spaccato della vita quotidiana in Riace …borgo divenuto famoso prima per i bronzi e poi per l’impegno del sindaco Lucano …un uomo che ha dedicato all’accoglienza buona parte della propria vita, combattendo battaglie personali e raccogliendo riconoscimenti internazionali di assoluto prestigio”. Sostengono gli ispettori che le “pecche” formali evidenziate nelle precedenti relazioni sono dovute al naturale “evolversi dell’esperienza” ed al blocco dei pagamenti proseguito per circa un anno. Concludono sollecitando l’erogazione di un anticipo e la fornitura di una collaborazione che potesse consentire il miglioramento dell’esperienza stessa. 

Ma evidentemente non si voleva che questa bella “invenzione” si diffondesse e così, mentre questa relazione rimaneva nascosta nei cassetti della Prefettura per oltre un anno, lo Stato, anziché collaborare alla risoluzione dei piccoli problemi rilevati, manteneva il blocco dei finanziamenti. Infatti l’ultima erogazione di fondi per ciò che riguarda lo SPRAR è avvenuta nel febbraio 2017 sotto forma di anticipo dato per quella annualità a tutti i comuni dello SPRAR, tra cui Riace. A detto anticipo non è però mai seguito il saldo a fine anno senza fornire alcuna motivazione e infine assolutamente nulla è stato versato all’amministrazione di Riace per l’accoglienza nel 2018 generando così un mancato introito per somme incredibilmente alte per una piccola amministrazione come Riace. Analogo e immotivato blocco veniva attuato in parallelo per ciò che riguarda l’accoglienza prefettizia. L’amministrazione riacese e le sue associazioni si sono pertanto trovate a gestire l’accoglienza di centinaia di migranti per lungo tempo senza alcun finanziamento. Nei giorni 14-16 maggio 2018 eseguiva un’ulteriore ispezione della Prefettura, che prendeva le distanze dall’ultima e ribadiva gli elementi di critica delle prime due. 

Così, con provvedimento del 9\10\2018, il Ministero dell’Interno disponeva la “revoca dei benefici” ovvero dei finanziamenti concessi per l’accoglienza in Riace e dopo sedici anni lo escludeva dallo SPRAR disponendo altresì lo spostamento dei migranti in altre località Il provvedimento è stato impugnato dal Comune di Riace davanti al Tribunale Amministrativo Regionale che lo annullato con sentenza del 21\5\2019. Nonostante questo annullamento dalla fine del 2016 ad oggi nessuna erogazione finanziaria è più arrivata a Riace per l’accoglienza dei migranti con la conseguenza che il personale che ha reso servizi ed i fornitori di beni e merci sono non sono stati pagati per quasi due anni. In un paese di poco più di mille anime, questo è il contesto in cui è maturato il malcontento raccolto sul posto da narratori sprovveduti o interessati. 

Su tutto ciò si innesta il processo penale, al quale, peraltro, ha dato l’input quella stessa relazione della prefettura del dicembre del 2016 di cui si è parlato. Un processo appena iniziato nella sua fase pubblica ed impossibile da commentare in modo adeguato in questo breve spazio. Si rinvia, sul punto, a quanto acutamente rilevato dall’ex magistrato e noto giurista Livio Pepino.

Qui basti rilevare che la Procura della Repubblica (organo dell’accusa) aveva ipotizzato ben 22 reati nei confronti di 31 persone (tutti coloro che operavano nell’accoglienza a Riace), ma il Giudice ha ritenuto esistenti due sole ipotesi delittuose, per violazioni minori, nei confronti di due imputati soltanto. Uno dei quali Lucano, che, per questi due reati, il 2\10\2018 era posto agli arresti domiciliari. Contemporaneamente scattavano perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici di decine di persone ed il paese era messo sottosopra. Il provvedimento del Giudice era, a sua volta, dimezzato dalla Suprema Corte di Cassazione –organo di vertice del sistema giudiziario italiano- che riduceva gli elementi di prova ad un solo episodio, relativo ad un presunto tentativo fare entrare illecitamente in Italia un cittadino Etiope attraverso un falso matrimonio. Adesso, per verificare queste ipotesi accusatorie è iniziato quello che, secondo il sistema giudiziario italiano, è il vero processo. E’ iniziato il giorno 11\6\2019 e sono già stati sentiti molti testimoni d’accusa. Riprenderà a settembre. 

Nel frattempo, al malcontento che derivava dai mancati pagamenti e del quale si è già detto, si sono aggiunte le tensioni ancora maggiori dovute ad intercettazioni telefoniche, perquisizioni e rinvii a giudizio. 

E’ facile per chiunque immaginare cosa questo possa aver determinato in una comunità così piccola. Facile per chiunque, ma non per sedicenti cronisti che si aggirano per il paesino a raccogliere sfoghi di residenti perquisiti o intercettati o di fornitori che attendono pagamenti da anni. O che mettono insieme frasi estratte da migliaia di pagine di intercettazioni telefoniche e provano ad imbastire su di esse la loro presunta contronarrazione. Ci si augura che sempre più, da ora in poi, l’attenzione della stampa, anche estera, si concentri sull’andamento del processo e non sulle ipotesi accusatorie della Procura, perché è nel processo che si stabilirà chi ha commesso reati e quali.

Nel frattempo, a dispetto di questo tsunami, circa 40 migranti continuano a risiedere nel borgo e cercano in noti tutti la speranza di non doversene mai andare. Nel frattempo, caparbi e tutt’altro che esigui gruppi di resistenti continuano ad animare il borgo di cultura, politica e turismo solidale ed il “Riaceinfestival 2019” (www.riaceinfestival.it) si è tenuto ed è stato un clamoroso successo nonostante l’ostilità della nuova amministrazione. 

Nel frattempo la nostra fondazione è ormai una realtà, è iniziato il sostegno ai migranti già residenti in Riace, è ripartito il turismo solidale e stiamo lavorando per fare ripartire le attività/botteghe artigianali nelle quali coinvolgere sia riacesi che migranti. Infine la Fondazione intende far ripartire appena possibile l’accoglienza dei rifugiati attraverso iniziative di solidarietà popolare. 

Ed a breve siamo certi di potervi dare notizie ancor più positive. 

Nel frattempo, però, vi invitiamo a non cadere nelle trappole mediatiche che squallidi personaggi stanno disseminando. Vogliono la damnatio memoriae di Riace e di Domenico Lucano e la loro nuova strategia è quella di dipingerlo come un idiota dal cuore troppo buono che non si è mai accorto del covo di serpenti che aveva attorno. 

E’ una strategia, appunto, ordita in mala fede e speriamo di avervi fornito qualche strumento utile a smascherarla. 

Fondazione è stato il vento