Arriva da Riace la richiesta al governo di revocare l’incarico che Salvini ha dato all’ex Prefetto Di Bari

Arriva da Riace la richiesta al governo di revocare l’incarico che Salvini ha dato all’ex Prefetto Di Bari

di Pasquale Aiello

E’ probabile che abbia sbagliato chi, durante la conferenza stampa di domenica scorsa a Riace indetta da Mimmo Lucano all’indomani della revoca del divieto di dimora nei suoi confronti, si è scagliato contro il parroco del paese, reo a suo dire di aver disturbato con uno scampanare a festa la riunione, anche se, ad onor del vero, quel suono continuo di campane è sembrato a tutti un po’ indisponente e quasi provocatorio. Ma il problema vero è un altro. E’ la disinformazione. In tanti infatti, il giorno dopo, hanno preferito canalizzare l’attenzione su questo episodio che lascia il tempo che trova, per non parlare del contenuto della conferenza, facendo passare in secondo piano o addirittura ridimensionare le cose importanti, anche se risapute, che Lucano aveva da dire. Al tavolo, insieme a Mimmo, anche il giornalista Pietro Melia, Sasà Albanese e Peppino Lavorato ex sindaco antimafia di Rosarno, del ‘comitato 11 Giugno’ che sostiene Lucano, i quali da Riace hanno chiesto la revoca dell’incarico assegnatogli da Salvini in fatto di migranti al prefetto Di Bari, principale demolitore del ‘Modello Riace’ e hanno pure provato a ragionare su un eventuale trasformazione del movimento in modo da trasferire i concetti naturali che esso stesso esprime, nell’agone politico e, insieme a tutte le forze innovatrici, poter influenzare tutto il mondo della politica in senso progressista. Mimì il curdo, ex sindaco di Riace, paladino e pioniere dell’accoglienza, coinvolto nell’operazione Xenia, mostrava sul viso i segni di una sofferenza ingiustificata, ma anche qualche sorriso per aver riassaporato l’aria di Riace, della sua casa e aver riabbracciato il suo papà malato. Mimmo Lucano, un ex amministratore che afferma ad alta voce di essere stato accusato e mandato sotto processo per reati che non ha affatto commesso. “Su quanto successo a Riace pretendo si faccia al più presto chiarezza. Qui a Riace è arrivato, negli ultimi dieci anni, il mondo intero e ha tessuto lodi. Com’è possibile, allora, che a Riace sia stato compiuto quello che la Prefettura di Reggio Calabria e la magistratura hanno ipotizzato”. Un uomo, per niente disposto a mollare, il quale non vuole affatto pensare che il ‘Modello Riace’, che accoglie e ridà la dignità a gente che fugge dalla guerra, sia un capitolo chiuso. “Dopo 11 mesi di ‘esilio’, per via del divieto di dimora che mi è stato imposto dall’autorità giudiziaria di Locri ad ottobre scorso, sono tornato, da uomo finalmente libero, nella mia cittadina, a Riace dove conto, anche se non sono più amministratore comunale, di continuare a dare aiuto a chi ne avrà bisogno. Farò di tutto per lavorare e favorire i progetti di accoglienza perché ormai, nel mondo, Riace rappresenta questo. Io con l’anima e il cuore ho cercato di non fare solo il semplice sindaco che si mette la fascia e basta, ma di creare una realtà diversa, di far emergere, con accoglienza e ospitalità, un territorio fin troppo bistrattato e abbandonato dallo Stato da decenni”. A chi tra i giornalisti chiedeva un pensiero per il bimbo marocchino aggredito a Cosenza nei giorni scorsi ha risposto: “Non ci sono parole, abbiamo perso ogni valore e ogni riferimento di umanità, è il fallimento della società dei consumi. Tutto questo è l’epilogo di un processo iniziato tanti anni fa con Berlusconi, quando i valori umani sono crollati”.  Mimmo Lucano, ex sindaco del paese dell’accoglienza, ha voluto raccontare ai giornalisti convenuti in piazza, il resoconto di un anno da esiliato, visibilmente amareggiato quando parla della macchina del fango lanciata su di lui. “Piuttosto che leggere espressioni denigratorie nei miei confronti, mi hanno detto addirittura che bevevo champagne! – ha affermato – “mi sarei fatto senza problemi un altro anno di esilio. Non nutro rancore e vendetta contro nessuno, neppure a livello locale”. Alla domanda di una probabile sua candidatura alle elezioni regionali risponde: “Solo se me lo dovessero chiedere gli amici del comitato 11 giugno ci potrei pensare. Ma non accostatemi al Pd, faccio parte di quella sinistra chiamata extraparlamentare, che in politica” – ha concluso – “non ha mai avuto voci in capitolo”.