Vandalismo a Caulonia: non basta invocare le telecamere. Servono spazi sociali e senso di appartenenza ad una comunità

Vandalismo a Caulonia: non basta invocare le telecamere. Servono spazi sociali e senso di appartenenza ad una comunità

L’episodio di vandalismo avvenuto alla scuola elementare di Caulonia marina, presumibilmente realizzato da qualche stupido ragazzetto, ha prodotto un certo fastidio in larga parte della nostra comunità. La scuola, il luogo dove si formano (o dovrebbero formarsi) i nostri figli, violato in questo modo volgare ha provocato reazioni di indignazione e in molti si sono chiesti cosa si possa fare per evitare che in futuro si ripetano episodi del genere.

La risposta più semplice a questa domanda è quella securitaria e repressiva: mettiamo le telecamere e becchiamo sti stronzi. Nulla da eccepire, ma se crediamo che sia sufficiente probabilmente siamo elettori di Salvini e Meloni, ossia gente che si beve gli slogan e le soluzioni facili senza indagare a fondo i problemi.

Ma è evidente che di fronte alle telecamere ci si può mascherare per non farsi riconoscere e comunque non si possono mettere telecamere dovunque lungo il perimetro di ogni edificio pubblico.

Non sono per nulla contrario alle soluzioni repressive, chi ha commesso quegli atti deve essere individuato e punito per quello che ha fatto. Ma non basta, credo ci sia un livello più profondo da valutare.

La nostra è una comunità eterogenea ed estremamente frammentata. Le divisioni si palesano in maniera tanto evidente quanto volgare in occasione delle elezioni, quando non si riesce mai a contrapporre due progetti politici ma solo due gruppi di persone. La politica diventa scontro personale e il confronto sulle soluzioni ai problemi che ci affliggono scompare di fronte agli insulti. Ma questa frantumazione del tessuto sociale non si legge solo in periodo elettorale, è evidente negli scontri e nei pregiudizi tra le frazioni che compongono il comune, nelle polemiche di paese su questioni che a qualcuno appaiono vitali ma che viste dalla giusta distanza sono insignificanti, nell’incapacità di esprimere una classe dirigente che sia all’altezza di Caulonia e non si limiti a gestire l’esistente, nei rapporti interpersonali.

Di fronte a tale livello di frammentazione è difficile produrre “senso di comunità”, fare sentire tutti parte di qualcosa di più grande e collettivo. La difficoltà a fare funzionare la raccolta differenziata dei rifiuti, un’opportunità per il paese, lo palesa.

Sono questi gli esempi che spesso offriamo ai ragazzi.

Esiste un profondo problema culturale e di senso civico. Quel che è di tutti non è di nessuno, si pensa. Invece quel che è di tutti è anche mio e tuo, e danneggiare la scuola del mio paese deve essere vissuto come se mi fosse stata danneggiata la casa. Da qui bisognerebbe ripartire ma non lo si sta facendo.

E poi che cosa offre Caulonia ai giovani di cui tanto ci si riempie la bocca nelle campagne elettorali? A parte la bellezza del mare, fruibile solo per una parte dell’anno, e del suo ambiente, quali spazi di socialità in cui crescere insieme e formarsi ci sono? Chi sta lavorando per crearli? Interessa a qualcuno?

Se proprio volete, mettetele pure le telecamere, ma non crediate che basti. Il lavoro culturale da avviare è enorme, difficile e impegnativo perchè deve scontrarsi con un senso comune abituato a non intendere il benessere collettivo come avviene in altri luoghi, ma a guardare sempre e solo ai propri interessi privati e a quelli della propria famiglia o al massimo del gruppo politico di riferimento.

Ma non tutto è perduto. Quell’indignazione che in molti hanno provato dinanzi alla scuola vandalizzata è terreno fertile su cui innestare un cambiamento. Curiamola quell’indignazione e non facciamola scemare su facili quanto inefficaci soluzioni, ma manteniamola viva per creare le condizioni culturali che portino un ragazzo a non commettere quegli atti di violenza su un bene di tutti noi, così come non lo farebbe sul suo stesso motorino. Quando ogni cauloniese avrà presente che la scuola è la casa di ognuno di noi, che le giostrine del parco giochi sono come i videogiochi che abbiamo in salotto, che i lampioni non servono per fare tiro al bersaglio ma sono come i lampadari di casa nostra, allora avremo costruito una comunità vera.