Cupe Vampe – “D’amore e ombra” di Isabel Allende

Cupe Vampe – “D’amore e ombra” di Isabel Allende

Oggi vi parlerò di un libro particolare e della scrittrice che lo ha scritto.

Il libro è “D’amore e ombra”, la scrittrice è Isabel Allende.

Quando mi accingo a parlare di lei, lo faccio sempre con grande deferenza e rispetto. 

Pochi altri riescono a toccare le corde del mio animo così in profondità. Forse il suo vissuto, i suoi grandi dolori hanno fatto sì che diventasse così brava nel descrivere le emozioni e gli strati di sofferenze che a volte si è costretti a sopportare.

Ho scelto questo libro, meno noto rispetto ad altri, ma denso di quanto riportato sopra.

D’amore e ombra narra di una storia d’amore nata tra guerriglie e vicende famigliari. La Allende comincia a narrare le vicende dei protagonisti con il suo solito modo pieno di incanto e poesia, con immagini piene di folklore e calore. La storia inizia quasi con leggerezza, anche se i semi del terrore e del dolore sono già evidenti dalle prime pagine.

 

Il coprifuoco, nominato spesso, viene inserito come elemento marginale, ma aleggia sempre, come la presenza di un cappio teso.

Man mano che si procede nella lettura, cade il velo di narrativa leggera e subentra una storia sempre più grave e spaventevole, oscura e feroce.

Emerge il regime dittatoriale, gli eccidi, le famiglie private di figli e padri, mandati a morte dopo le torture, gli omicidi compiuti per togliere testimoni scomodi, le fughe e i gesti vili e riprovevoli. 

E’ maestra la Allende in queste narrazioni. Eppure mai perde l’eleganza stilistica, la sua capacità di illustrare bellezza e sentimenti. 

Commuove narrando episodi, come il portare dietro un sacchetto con la terra del suolo natio, per non perdere le radici con la patria, e piantare altrove i nontiscordardime. Strazia con le descrizioni del dolore delle varie madri, in particolare quello di Hilda, madre di uno dei protagonisti, nel momento in cui si prepara a non vedere più il figlio preferito già pronto all’esilio. 

Dolore ovunque in queste pagine. Un vortice descrittivo fatto di paure, certezze che crollano, solitudini, privazioni, rassegnazioni e ribellioni.

 E’ viva la ferita nell’animo dell’Allende. Credo che lo sarà sempre.  

Eppure mai si abbandona o scade nel patetico. Resta sempre intenso e pulsante l’anelito alla vita. La voglia di resistere e lottare per andare avanti. Anche quando la vita spezza le vene.

 Ci mostra sempre la resistenza. Ci insegna come non affondare. 

La sua esigenza narrativa, che la spinge a parlare di soprusi, violenze di regime e resistenza, non la rende mai volgare o estranea.

Al contrario, pervade ovunque una delicatezza di madre, che cerca di mitigare gli orrori descritti con pacata e struggente grazia stilistica. 

Abbiamo un debito nei confronti di questa donna. Cerchiamo di ripagarla leggendola quanto più possibile. Avremo solo da ringraziarla.