Aiello: “Le regionali calabresi 2020 non promettono niente di nuovo”

Aiello: “Le regionali calabresi 2020 non promettono niente di nuovo”

di Pasquale Aiello

Tra esclusi, trombati, ritirati, riciclati, ripudiati e impresentabili, anche questa elezione regionale della Calabria 2020 non promette niente di nuovo. Dopo circa tre mesi durante i quali si è assistito ad uno show di avanspettacolo, dove si è visto di tutto e sentito di più, accordi, transumanze, ricatti, promesse, tricche e ballacche, la percezione è che anche stavolta, le sorti di questa bella e bistrattata terra non interessino a nessuno. Quello che attira tutti gli pseudo-politici che infestano questa regione, a parte qualche ‘don Chisciotte’ con spirito ribelle, è solo ed esclusivamente la poltrona, che produce consenso e potere, oltre a un ‘lauto stipendio’. Agli eliminati le solite promesse, una sedia in qualche ‘carrozzone’ a partecipazione regionale. Il tanto sperato rinnovamento non lo si nota nei ‘programmi’ e neanche in quella passione ideale che dovrebbe caratterizzare una competizione politica in una terra martoriata, offesa, e umiliata da una schiera di politici senza scrupoli strafottenti verso tutto e tutti, che hanno solamente badato, finora, ad accaparrare benefici e denaro per sé, parenti e amici in tutti i settori della pubblica amministrazione specialmente nel compartimento più redditizio della sanità pubblica, dove negli ultimi 35-40 anni con fare banditesco si è lucrato e costruito carriere politiche sulla salute della gente. E non è un luogo comune perché le inchieste giudiziarie e molte condanne di politici e dirigenti, per corruzione e associazioni a consorterie varie, che hanno ridotto la Calabria al lastrico, ne sono la dimostrazione. Si è mandato a governare la Calabria sia il centrodestra sia il centrosinistra, ma è stato sempre come vedere un film già visto. Perché in Calabria come a Roma, numerosi partiti sono legati a poteri forti, a massonerie varie e consorterie mafiose, per cui non sono liberi nelle proprie scelte politiche. Da parecchio tempo, da quando i partiti, appunto, sono stati sostituiti dai ‘comitati d’affari’, la politica non rende conto del suo operato ai cittadini, ammesso che lo abbia mai fatto, ma a quei poteri che decidono tutto e governano le nostre vite. Poteri che si traducono in dominio soprattutto economico, che impongono regole e stabiliscono programmi di austerità e sacrifici. Del resto Lenin lo dice chiaramente: Il capitale è tutto, la borsa è tutto. Il parlamento e le elezioni sono un gioco da marionette. Di sicuro esiste una questione meridionale sempre aperta che investe l’Italia intera con la quale nessun governo finora ha mai voluto confrontarsi e che quaggiù è ancora più meridionale, ma è altrettanto vero che la classe politica calabrese che si è avvicendata da diversi decenni al governo della regione, nulla ha fatto per risollevare le sorti di questa terra. Questo potrà avvenire unicamente, e neanche questa sembra essere la volta buona, se si inverte la tendenza: abbandonare la brutta attitudine a servirsi della politica per fare i propri interessi e darsi il coraggio di svincolarla dal malaffare e dalla morsa delle lobby, rivestendola degli ideali propri della vera Politica, con la ‘P’ maiuscola, farla diventare l’unico strumento per la risoluzione dei problemi che angosciano le nostre comunità, garantendo i diritti di tutti, specie dei più deboli e indifesi. Solo così si potrà elevare questo straordinario lembo di terra e trasformarlo in un ‘villaggio globale’ e solidale per sperare in un futuro di uguaglianza, giustizia e libertà.