“Trifoli go home!”

“Trifoli go home!”

di Roberta Ferruti

E’ incredibile come un piccolo paese di poco più di mille abitanti nella Calabria Jonica che fino a venti anni fa era soltanto una delle tante testimonianze dello spopolamento del Meridione, sia al centro dell’attualità politica italiana da ben quattro anni. Dal 2016, anno in cui la prestigiosa rivista americana Fortune ha inserito l’allora sindaco di Riace, Domenico Lucano, tra i 40 personaggi più influenti del pianeta ad oggi, con l’attuale sindaco filo Leghista Antonio Trifoli che da quando è stato eletto fa parlare e sparlare di sé per una serie ininterrotta di episodi raccapriccianti, Riace ha fatto sempre notizia. Dai momenti magici della rinascita del borgo che, grazie all’accoglienza ha visto ripopolare un paese in abbandono, riaprire la scuola, le botteghe artigianali e commerciali, fino ad oggi con una nuova amministrazione impegnata soltanto a demolire tutti i segni di questo passato “anomalo” fatto di colori, odori e soprattutto vitalità. Eletto nel maggio 2019, Antonio Trifoli, non sembra gradire ingerenze esterne e quando nella prima settimana di agosto, dopo pochi mesi dalla sua elezione, si è svolto, come ogni anno, il Riace in festival, riscontrando un enorme successo di critica e di pubblico, il neo sindaco ha pensato bene di dichiarare che “dal prossimo anno, il festival ce lo facciamo noi…”. Poco importa se tutto il paese ha beneficiato di un programma culturale di altissimo livello, se l’economia locale ha tirato un sospiro di sollievo dopo la desolazione forzata dettata dall’accanimento di una Prefettura e un Ministero degli Interni che ha di fatto svuotato il borgo dagli oltre trecento migranti accolti. Votato alla causa per il quale è stato eletto, Trifoli rimuove i cartelli Riace paese dell’accoglienza e li sostituisce con Riace paese dei santi Cosimo e Damiano, italianizzando il nome siriano e quindi extracomunitario di Cosma in Cosimo, tanto amato dai riacesi. Mentre Trifoli prosegue il suo “lavoro” arriva alla Procura di Locri un esposto sulla sua incandidabilità presentato da Maria Spanò, sconfitta alle elezioni comunali. Oggi sappiamo che a novembre 2019 il Tribunale di Locri e il Ministero dell’Interno lo hanno dichiarato decaduto e hanno stabilito che il signor Trifoli non poteva partecipare alle elezioni perché era un dipendente dello stesso Comune, assunto a tempo determinato come vigile urbano e non poteva quindi godere dell’aspettativa non retribuita per motivi elettorali da lui richiesta (e che una volta eletto sindaco aveva continuato a concedere a se stesso). Lui presenta ricorso e in attesa dell’appello, ritorna in carica, senza alcun pudore. Ma le “anomalie” non finiscono qua: Claudio Falchi, segretario di Riace di “Noi con Salvini” ed eletto consigliere nella lista Trifoli nel maggio 2019, è stato costretto a dimettersi in autunno , ufficialmente “per motivi familiari”, ma, guarda caso, lo stesso giorno in cui la prefettura lo ha dichiarato ineleggibile a causa di una condanna per bancarotta del 2003. Non c’ è male per un signor nessuno che vince le elezioni a Riace, nel paese di Domenico Lucano, con una campagna elettorale basata sulla legalità e il rispetto delle regole. In realtà, regolamento alla mano, il sig. Trifoli cerca tutti i cavilli possibili per demolire quanto di buono era stato fatto prima di lui. Ad uno ad uno, con arroganza spropositata, fa chiudere botteghe, l’ambulatorio medico gratuito gestito da Jmuel, la fattoria didattica e via di seguito. L’appalto dei rifiuti viene tolto alle cooperative riacesi e assegnato ad una ditta di Lamezia Terme la Muraca srl, già oggetto nel 2014 di denuncia alla Procura di Lamezia per una discarica abusiva. Sparla e straparla senza freni né ritegno. Il centro storico di Riace, cuore dell’accoglienza, viene abbandonato a se stesso. Murales scrostati, sporcizia e silenzio, pesante come un macigno. La Fondazione E’ stato il Vento, nata per riportare l’accoglienza a Riace aiuta a riaprire le botteghe, fa partire un frantoio sociale che dà lavoro ad una ventina di persone, promuove una campagna per la riapertura dell’ambulatorio ma è dura, nonostante la partecipazione e la generosità di tutti. Ma arriviamo ad oggi, per esattezza al 6 gennaio 2020. Presto ci saranno le elezioni Regionali e le sardine annunciano il loro arrivo a Riace. Jasmine Cristallo, portavoce delle Sardine di Calabria avvisa la Prefettura e per conoscenza invia come da prassi copia al sindaco (abusivo, non dimentichiamolo) di Riace che il giorno dopo, forse indispettito dal successo dell’iniziativa, decide di pubblicare sui social la mail ricevuta con tutti i dati sensibili della portavoce: numero di telefono, e mail, indirizzo di casa, tutto. La mattina dopo Jasmine Cristallo troverà sul suo cellulare un numero spropositato e imprecisato di chiamate, messaggi da numeri sconosciuti. Una cosa abbastanza inquietante per chiunque ma soprattutto per lei che aveva già ricevuto minacce pesanti e neanche troppo velate: “stai attenta a tua figlia”, le avevano scritto non molto tempo fa, ma lei aveva tirato diritto. A livello mediatico, questa notizia ha suscitato un gran vespaio e su scala nazionale si è creato un movimento di solidarietà nei confronti di Jasmine Cristallo e di forte indignazione nei confronti di un uomo che rappresenta, sempre abusivamente, le istituzioni e che ha dimostrato di non conoscere i principi elementari di tutela e rispetto che un pubblico ufficiale, dovrebbe garantire. L’incolumità di Jasmine è seriamente a rischio non soltanto in quanto persona politicamente impegnata ma come donna e per giunta Calabrese dove a ridosso delle elezioni Regionali si scatenano le faide mafiose più pericolose. La situazione è ovviamente molto preoccupante e bisogna dare un segnale forte e chiaro, la legalità, tanto decantata da Trifoli e mai rispettata, va veramente ripristinata. Il viceministro all’istruzione Anna Ascani e l’ex Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini hanno chiesto le dimissioni di Trifoli e ora anche sui social è stata lanciata una petizione per chiedere la destituzione del sindaco di Riace qui l’hashtag #TrifoliDimettiti