Mentre in Italia mancano i tamponi Jole Santelli vorrebbe farli anche agli asintomatici

Mentre in Italia mancano i tamponi Jole Santelli vorrebbe farli anche agli asintomatici

“I risultati sono abbastanza buoni. La Regione ha fatto, finora, 8400 tamponi, per capirci abbiamo fatto un tampone ogni 225 cittadini, l’obbiettivo deve essere arrivare a uno ogni 100. Con i prossimi che arriveranno intensificheremo ancora il lavoro per cercare di coprire con screening tutta la popolazione.”

Con queste parole, in un video sui suoi canali social, Jole Santelli vorrebbe trasmettere al suo popolo tranquillità e senso di sicurezza. Come se i tamponi fossero una specie di vaccino, come se tra gli 8400 tamponi effettuati non fossero soggetti che potrebbero contrarre il virus.

Come se una volta fatto il tampone, risultato negativo, a un cittadino quel cittadino divenga magicamente immune, come se i tamponi fossero cumulabili, una raccolta di figurine.

Forse, vista la data della pubblicazione, si tratta di un “Pesce d’Aprile”, ma risulterebbe ridicolo affiancare uno scherzo a una situazione, tanto seria quanto drammatica, come quella della casa di cura a Chiaravalle. Quindi siamo, quasi certi, che la Presidente parlasse seriamente.

Ma non è esattamente come ha spiegato Jole Santelli. Siamo tutti “suscettibili”, e quindi tutti possiamo contrarre il virus. Se oggi un soggetto venisse sottoposto a tampone con risultato negativo potrebbe comunque contrarre l’infezione il giorno successivo e, nel caso di comparsa dei sintomi, dovrebbe essere sottoposto nuovamente al tampone.

Forse la Governatrice calabrese non ha ancora compreso l’utilità dei tamponi e vorrebbe addirittura estende i test a soggetti asintomatici, come se lo scopo dei tamponi fosse quello di individuare tutti i soggetti positivi.

Evidentemente la Regione Calabria non soffre di carenza di tamponi e può permettersi il lusso di estendere lo screening anche a chi non presenta alcun sintomo. Mentre, sul resto del territorio nazionale sono moltissime le persone con sintomi riconducibili al COVID-19 a chiedere un tampone che viene quotidianamente negato.

Ci auguriamo che tale operazione venga svolta dopo aver sottoposto a tampone anche chi presenta una semplice tosse e non dando precedenza a chi, anche se entrato in contatto con soggetti positivi, risulta asintomatico.

Perché i tamponi servono a individuare soggetti sintomatici che potrebbero aver bisogno di cure e per scovare nuove zone cluster, quelle zone che Jole Santelli chiama “punti focolaio”.

Per riuscirci è necessario sottoporre a screening soprattutto soggetti sintomatici, anche senza collegamenti con persone risultate positive; perché è così che si sta agendo in Italia, non facendo tamponi in base al tracciamento dei contatti. Per loro, in assenza di sintomi, è sufficiente la quarantena obbligatoria per limitare la diffusione del contagio.

I tamponi, che come sappiamo scarseggiano, andrebbero utilizzati con parsimonia puntando a proteggere le categorie a rischio e individuare nuove zone cluster; cioè quelle zone all’interno delle quali è presente una diffusione del virus, come ad esempio i comuni che sono stati chiusi.

Qualcosa che potrebbe risultare utile è l’analisi del siero per l’individuazione di anticorpi anti Sars-CoV-2, che potrebbe permettere anche di individuare soggetti che hanno già incontrato il virus e si sono immunizzati.

Cara Presidente, non serve fare miliardi di tamponi a casaccio, serve invece farli a chi ne ha assoluto bisogno, e cioè ai soggetti che presentano sintomi, dando precedenza alle categorie a rischio.