A Riace, Marina di Gioiosa e Ferruzzano dovrebbero essere attive la Unità contro il coronavirus. Ma non è così

A Riace, Marina di Gioiosa e Ferruzzano dovrebbero essere attive la Unità contro il coronavirus. Ma non è così

Cresce la rabbia e l’indignazione dei cittadini per il continuo protrarsi delle situazioni di criticità che caratterizzano la gestione dell’ emergenza Covid-19 nel territorio della Locride. Se mettiamo da parte gli annunci, nel concreto sono numerosi gli interventi che aspettano di essere realizzati. Tutto continua con la “tradizionale” lentezza, come se non ci fosse piena consapevolezza che, nelle situazioni di emergenza, il fattore tempo è di fondamentale importanza per rendere efficaci le risposte. Nei giorni scorsi, è stata data notizia che i locali dell’ Astanteria del Pronto Soccorso erano pronti per poter accogliere, in maniera dignitosa, i pazienti che rimangono in attesa di risposta del tampone, prima di poter essere ricoverati. Ieri sera l’ultima denuncia dei cittadini, raccolta con indignazione dallo stesso Sindaco, e le immagini del caos, pubblicate, che rendono conto di malati trattenuti in barella o che sostano sulle autoambulanze nel piazzale di arrivo. Abbiamo molti dubbi su quando l’Astanteria sarà realmente funzionante , con adeguatamente spazi attrezzati e, soprattutto, con presenza di personale medico ed infermieristico per assistere i malati, dato che detti locali si trovano su un piano diverso del Pronto soccorso. Sempre in relazione al tempo, emblematico è anche il problema della possibilità di fare in loco la ricerca del virus sui campioni biologici prelevati con i tamponi.

E’ stata necessaria una mobilitazione generale per far capire che non possono essere accettati gli attuali lunghi tempi di attesa per le risposte. C’è stata la disponibilità degli operatori e, finalmente, è stato annunciato come cosa già fatta, che il Laboratorio analisi dell’ Ospedale di Locri sarà autorizzato ad effettuare la ricerca virale. Anche in questo caso nutriamo molte perplessità sui tempi di realizzazione. Un’ultima considerazione. Da qualche giorno siamo entrati nella seconda fase dell’emergenza coronavirus, quella che, a detta di tutti, è anche la più delicata e questo vale ancor di più per il nostro territorio dove il virus ha circolato poco e dove, pertanto, c’è un maggiore numero di persone suscettibili all’infezione. Il Governo, con il decreto legge n° 14 del 9 marzo scorso, aveva dato il compito alle Regioni di istituire le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA), a cui affidare il monitoraggio e la cura dei pazienti positivi al Covid-19, asintomatici e sintomatici, che non hanno necessità di ricovero ospedaliero e che possono essere meglio gestiti a livello domiciliare. Ad oggi, sulla base di una specifica indagine dell’Università Cattolica di Roma, sono circa cinquecento le Unità speciali già attive su tutto il territorio nazionale.

In alcune Regioni, alcune sono entrate in funzione tra il 16 ed il 19 marzo, appena dieci giorni dopo il decreto legge del Governo. In Calabria, sono trascorsi due mesi prima di avere notizia dell’attivazione di alcune di esse (Cosenza e Crotone). Per quanto riguarda il nostro territorio, le USCA sono inserite nel Piano di emergenza predisposto dall’ ASP di Reggio Calabria. Ne sono previste tre, una ogni 50.000 abitanti, e sono ubicate nei Comuni di Ferruzzano, Marina di Gioiosa Jonica e Riace. E’ stata data dai mass-media notizia di una loro imminente attivazione. Quello che sappiamo di certo è che, iniziata la seconda fase dell’emergenza, quella che dovrebbe essere gestita dai servizi territoriali, le USCA non sono ancora operative. Non conosciamo se nelle sedi individuate sono già disponibili i locali idonei e gli ambienti di lavoro attrezzati con gli strumenti necessari per le attività di ufficio e, soprattutto, di comunicazione con gli altri operatori sanitari (Medici di medicina generale, Pediatri di famiglie, Medici di continuità assistenziali, Operatori dei servizi di Igiene e Sanità pubblica). Non sappiamo

se il personale dedicato, medico ed infermieristico, necessario per garantire il servizio nelle 12 ore diurne, sia stato già reclutato. L’infezione da Covid-19 ci ha fatto comprendere, ancora di più, che la Salute è un diritto fondamentale individuale, ma è anche un bene collettivo che deve essere tutelato e salvaguardato. Ai vari livelli decisionali esiste un intreccio di gravissime responsabilità che va prioritariamente risolto. Come Comitato civico chiediamo ai soggetti Istituzionali e Politici, che hanno il dovere di intervenire, di chiedere con urgenza all’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria l’apertura di un tavolo permanente di monitoraggio per verificare che quanto previsto venga realizzato nei tempi compatibili con l’urgenza che la situazione richiede. Questa inefficienza calpesta i diritti fondamentali della nostra Costituzione e tradisce le attese di tutto un territorio.

Comitato Difendiamo L’ospedale