Dalle estorsioni ai commercianti all’imposizione di beni e servizi: svelato il business della cosca Serraino

Dalle estorsioni ai commercianti all’imposizione di beni e servizi: svelato il business della cosca Serraino

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria fa luce sugli interessi illeciti della cosca SERRAINO, svelando un dinamismo sempre più accentuato nel sistematico ricorso ad attività estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti che operano nei territori in cui essa esercita l’egemonia mafiosa. Vittime di estorsioni imprenditori e commercianti.

Dalle indagini è emerso che con l’intimidazione mafiosa CORTESE ha costretto un rivenditore ad acquistare pane – che in gran parte sarebbe rimasto invenduto e non reso al fornitore – presso l’esercizio abusivo della moglie PITASI Stefania che utilizzava un forno a legna fatto in casa; ha posto in essere pressioni estorsive, avvalendosi di Antonino FILOCAMO, nei confronti del titolare di un bar di San Sperato, al fine di ottenere il pagamento di una mazzetta di 2.500 euro e di fronte alle difficoltà palesate dall’esercente, ha ordinato a Sebastiano MASSARA di danneggiare l’esercizio commerciale. Il verificarsi dell’evento delittuoso è stato scongiurato dall’intervento della Squadra Mobile che, sotto le direttive della D.D.A., ha perquisito l’abitazione del soggetto incaricato di eseguire l’azione delittuosa. Una ditta impegnata nella ristrutturazione di un immobile è stata costretta da CORTESE Maurizio, dalla moglie e dal suocero, a corrispondere una percentuale di 1.000,00 euro sull’importo dei lavori. Diversi creditori di DE LORENZO Salvatore Paolo, affiliato alla cosca, sono stati costretti da CORTESE Maurizio a rinunciare ai crediti, tra cui uno di 105.000 euro vantato a titolo di corrispettivo per alcuni lavori di edilizia dallo stesso commissionati. Maurizio CORTESE, ha intimato alle persone offese di non avanzare richieste di pagamento, avvertendole del suo personale interesse alla rimessione dei debiti del correo. Dalle generali attività di indagine è emerso che i proventi estorsivi erano destinati al finanziamento degli affiliati e a supportare economicamente i detenuti e i loro familiari.

Ufficio Stampa Questura Reggio Calabria

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