L’ultimo saluto del sindaco di Roccella a Ludovico Lombardo

L’ultimo saluto del sindaco di Roccella a Ludovico Lombardo

Quanti erano oggi gli amici di Luzzo. Qualcuno in silenzio, altri con le lacrime agli occhi, altri singhiozzando. In tantissimi oggi hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.

Alcuni di loro avevano addosso le maglie da basket. Perché Luzzo giocava a basket. E aveva un gran bel tiro.

Chi ha giocato a basket lo sa che c’è chi gioca bene. E poi ci sono loro, quelli che tirano bene. E lo fanno con naturalezza, perché per quanto tu ti possa allenare, un buon tiro devi averlo dentro, lo hai per natura, per istinto. E Luzzo tirava bene, senza sforzo, senza fissarsi sulla tecnica, senza sovrastrutture. Io questo lo sapevo, perché l’avevo visto giocare.

Erano tantissimi anche ieri gli amici di Luzzo, quelli che hanno camminato per un’ora senza fiatare, con quei loro pensieri sulla vita e la morte, sul senso della vita e della morte. Pensieri silenziosi, che bastava mettersi al loro fianco per sentirli in tutta la loro profondità e nel loro drammatico dolore.

Gli amici di Luzzo, che ci hanno fatto capire che lui la vita la viveva come sul campo di basket. Muovendosi bene, coprendo gli spazi lasciati da qualcuno che aveva difficoltà a rientrare, e tirando con la stessa naturalezza che aveva quando riusciva a spezzare il polso prima di abbandonare il pallone. Un movimento difficile da imparare, ma che lui aveva per natura. Come per natura rideva con gli occhi, senza sovrastrutture, mostrando a tutti la sua indole e il suo carattere.

Per questo erano tantissimi oggi gli amici di Luzzo.

Se fai il Sindaco di una comunità sei pronto a gestire emergenze, alluvioni, crisi, incendi. Non puoi mai essere pronto a firmare una ordinanza per decretare il lutto cittadino per la morte di un ragazzo che ha poco di più dell’età di tuo figlio. Quando ieri riflettevo se farlo o no mi sono chiesto se quel dolore, quell’angoscia, quella profondissima tristezza che provavo era dovuta al fatto che io ricordavo quando Luzzo era nato e che conosco Rosy e Peppe da una vita. Pensavo che forse il mio era un dolore privato e non di una comunità.

Ma poi ho visto come piangeva Roccella.

E ho capito che quel dolore che provavo era il dolore di tutti noi.

Alla mia età inizi purtroppo a ricordare a memoria le funzioni funebri. C’è un passo il cui si invoca Dio dicendo “Il Signore che dispone i tempi del nascere e del morire”. Ci ricorda che non è nella nostra disponibilità decidere se e quando possono nascere i nostri cari, né quando possano morire.

Nella nostra disponibilità c’è però il ricordo di chi ci ha lasciato.

E ricordare Luzzo nei prossimi mesi, nei prossimi anni, nei prossimi decenni, non sarà per nulla difficile.

Ciao Ludovico.

Vittorio Zito – Sindaco di Roccella Jonica