La strage di Bologna nel ricordo di Ilario Ammendolia

La strage di Bologna nel ricordo di Ilario Ammendolia

di Ilario Ammendolia

2 agosto 1980: strage di Bologna.
Ero sulla spiaggia con i bambini quando appresi la notizia.
Il mondo, al mio interno, si tinse di nero e, sebbene fossi giovane avvertivo nell’anima una stanchezza indicibile ma che non avrei potuto esternare. Quando si combatte la fragilità è un lusso che non puoi, in alcun modo, concederti. E così dici a te stesso :stringi i denti e vai avanti.
Ancora una volta e poi ancora ed ancora. Di colpo mi ero accorto di aver “consumato” la mia giovinezza organizzando le lotte contadine, quelle degli alluvionati, poi i contratti nella forestazione che sarebbero state trasformate in una mammella per le clientele. Il tutto in una tensione costante per la minaccia strisciante del golpe militare fino al punto di immaginare scenari cileni e studiare dei piani per resistere.
Quindi, la “resistenza” dinanzi alla rivolta di Reggio che per noi non fu uno scherzo. E poi la strategia della tensione con una bomba inesplosa finanche sui binari a Caulonia. Appena un mese prima della strage di Bologna, l’assassinio di Peppe Valarioti, ” compagno” che conoscevo. L’impegno politico aveva un naturale riverbero sul posto di lavoro.

La strage di Bologna richiedeva una risposta democratica tanto da indurci ad una prima riunione spontanea sulla spiaggia.
Insomma una delle tante esistenze senza pace.
Così il 2 agosto del 1980 avvertivo che ad una devastante crisi personale si andava sommando una crisi politica altrettanto devastante. Quel giorno è stato come se una bomba al catrame mi fosse scoppiata dentro.
In quel momento, se avessi potuto, mi sarei trasferito su un’isola deserta.
Avvertivo una voglia struggente di tregua.
Volevo riflettere sui miei errori e sul significato della mia vita ma non c’era assolutamente tempo.
E quindi commettevo altri errori e poi… altri ancora. E sempre tra nuovi momenti di tensione.
È così la vita è passata. E, dopo 40 anni da quel 2 agosto, sono ancora qui a combattere (o comunque ad illudermi di combattere ) nuove battaglie, e sicuramente a commettere altri errori. Battaglie contro quelli che, ai miei occhi, appaiono come i nuovi tiranni ed i nuovi feudatari che si sono insediati nella nostra terra e che minacciano seriamente la Libertà.
Ed ancora lotta contro l’ignoranza che sempre si accoppia alla tirannia.
La vita di “trincea” è questa…!
Ferite tante. Nessuna medaglia è neanche le vorresti. Queste sono per gli “stati maggiori” che vivono nelle retrovie.
‘Tu”non può lasciare il posto che ti è stato assegnato o ti sei’ scelto ‘. E come se i destini del mondo dipendessero solo da te.
Potrebbe essere solo una stolta illusione!
Un grande sciupio di vita!
Ma infine, quasi a consolarti, dici a te stesso : non disperare…. . Il tempo sarebbe passato lo stesso ed “ogni sorte è buona per così breve giornata”!
Ed avanti ancora!