Rischio crollo Maietta/4. Rinaldo D’Aquino: “Sconcertante la risposta del sindaco di Caulonia”

Rischio crollo Maietta/4. Rinaldo D’Aquino: “Sconcertante la risposta del sindaco di Caulonia”

Al Sig. Sindaco  

del Comune di CAULONIA

Al Signor Prefetto  

di REGGIO CALABRIA

Oggetto:  Pro veritate, pro bonoà sconcertante risposta Sindaco prot. n- 12889 9/10/2020–  inammissibile “amnesia”  o e scriteriate “ignoranza” situazione pregressa ed attuale à  ordinanze protezione civile regionale (Dott.Tanzi) à lavori APQ Beni culturali 1° atto integrativo 29.12.2005 – tavola 3 “Chiesa e Monastero di S.M. dei Minniti e Immacolata codice ITR 21 importo  € 400.000,00  Ricostruzione salone capitolare”. Danno passato — danno presente   Urgenza intervento messa in sicurezza edificio chiesa

Gentile Sindaco,

La sua lettera di risposta, mistificando, per le cose dette e, molto di più, per quelle non dette, rispetto ai problemi e alle soluzioni della rupe e della chiesa, offende, gratuitamente,  la verità e con essa la speranza di evitare il disastro!

Il vacuo contenuto della sua risposta, peraltro non invocata, non ci sorprende, ma pur ci delude e ci offende. Ma questo è il meno. 

Molto più grave, e pericolosa, è l’offesa alla Funzione che Ella, Sig. Sindaco dovrebbe assolvere.

Non ci sorprende: dopo oltre tre anni che indossa la fascia Tricolore, non avevamo bisogno dell’odierno riscontro per avere conferma della già consolidata convinzione della sua inadeguatezza a ricoprire quella carica che quell’elettorato, peraltro politicamente non suo, copiosamente determinante e oggi doppiamente “disilluso”, l’ha portata a sedere sullo scranno di primo cittadino di Caulonia.  

Si è notificato a codesto Comune il pericolo, in cui versa l’immobile chiesa Immacolata, per il dissesto idrogeologico che lo circuisce e i cui effetti lo compromettono a tal punto che, nella sua struttura, mostra già segni evidenti di un cedimento strutturale.

Sta per crollare un quartiere di Caulonia “CARMINE-MAIETTA” e Lei Sindaco ci risponde che, <<per il risanamento del dissesto non bastano giorni, mesi, ma ci vogliono anni>>.

Dalla sua risposta non solo si evidenziano, ammantate di belle parole, tutte le malcelate inoperosità, ma, addirittura, si vorrebbero ostentare, buoni propositi, programmi e provvedimenti amministrativi da parte Sua, purtroppo mancati, pur se imposti dalla situazione di emergenza che la criticità dei luoghi, richiedeva fossero intrapresi ed attuati, almeno negli ultimi dieci anni. 

Sindaco lei  fa lo “gnorri” sulla più attanagliante problematica che mina la rupe, su cui il Centro storico di Caulonia  è arroccato.  In vero: avremmo preferito, e di molto, dover attribuire tanta insipiente e sciagurata inadeguatezza alla ignoranza delle cose, che, se non giustifica, pur  attenua, alle volte, ogni deficienza dell’umano agire .  Invece no, gentile Sindaco, Lei non ignora.

Lei finge di ignorare.  

E pretenderebbe anche di farci passare tutti per stolti, anzi per “fessi da gabbare”, scrivendoci belle parole di unità, di programmi e di buone intenzioni!

Però ci conforta quando afferma nella sua nota: “Il vostro grido d’allarme è anche il mio, non posso che unire la mia voce alla vostra, mantenendo sempre alta l’attenzione su una problematica che sta a cuore a tutti i Cauloniesi.”

In realtà si registrano solo pseudo interventi, fiaccamente e formalmente attuati, tanto per fare o per mero dovere d’ufficio e, peggio, per simulare un’attenzione e una sensibilità, civica e culturale, che, in realtà, Le sono  sempre mancate.

La lettera da Lei inviata alla compianta on. Iole Santelli, Presidente dei Calabresi, fulgido esempio di passione politica, che Dio l’abbia in gloria e riposi pace, e che Lei ostenta con tanta sicumera, tradisce solo questo suo modus operandi: interessamento apparente, finto e pressocché  inutile, ai problemi.

Non che la Regione e il suo Presidente non siano le istituzioni cardinali, fondamentali e indispensabili per la soluzione delle criticità. Ma altro è studiare, e programmare, e proporre, e argomentare, deliberare richieste di finanziamento alle istituzioni, in una parola: Amministrare, altro e mandare un mellifluo “biglietto di auguri”, avulso da qualsivoglia seria valenza giuridico-amministrativa, buono solo da sventolare alla bisogna, come Lei fa, quale “alibi” alla sua stessa, malcelata, sostanziale  noncuranza.

A lei, Sindaco, oltre che ai suoi predecessori, è bene ricordare che la zona Maietta-Carmine, dopo ormai 15/20 vent’anni dai mega-lavori di consolidamento del dissesto, è stata abbandonata a se stessa, nonostante le crepe e i cedimenti allertassero sempre più la necessità di cura, e di attenzione, e di sopralluoghi, e di accertamenti conoscitivi e, quindi, nella giusta ricognizione, di interventi che preservassero la rupe stessa dalle molteplici e massive infiltrazioni d’acqua, in seno e lungo tutto il suo perimetro hanno  determinato e determinano a tutt’oggi il dilavamento sotto la pavimentazione.

Per non parlare delle quasi “perenni” perdite dai sotto-servizi pubblici (acquedotto e fognatura).

La evidenza di quanto affermato si costata nella quantità di centinaia di metri cubi (al netto della pura argilla disciolta) di conglomerati sabbiosi che si sono depositati al piede della rupe.

Che dire? Se non ché la rupe, internamente e perifericamente, è stata invasa da tanta acqua, da formare fratture verticali in seno e alle pareti della stessa, causando lo sbavarsi, in  tanti rivoli, delle argille e delle sabbie che la costituiscono?

Da molti anni, troppi, (oltre la scrivente Confraternita, proprietaria della chiesa dell’Immacolata) gli esperti, i tecnici e le autorità (anche governative, Alias Sua Ecc. dott. Michele Di Bari, allora Prefetto di Reggio Calabria) vanamente vi comandano e vi ordinano e vi finanziano interventi fondamentali per salvare il salvabile e cioè raccogliere e regimentare tutte le acque -meteoriche e non- per convogliarle lontano dalla “ferita” aperta,  evitando così un peggioramento irreversibilmente tragico del fenomeno ormai avanzato

Vivo scalpore suscitarono, nei primi mesi del 2017 le riferite reprimende che il prefetto dell’epoca in persona Vi rivolse, anche a Lei personalmente, attuale Sindaco, ma già sindaco F.F. e allora Vicesindaco pro tempore a seguito delle iniziative, denunce e sollecitazioni sollevate  dalla Associazione di professionisti tecnici di Caulonia (F.A.R.I.) 

Nulla di tutto questo, se non, a settembre/ottobre  2017, la “palliativa” messa a dimora di un tubo drenante alla profondità di 3 mt, imboccato nel pozzo di raccolta in piazza Carmine, per una lunghezza di poco più di mt 30 e  per una spesa di € 55.000, e poi, in seconda fase, nel giugno 2018, il raccordo e l’interramento del tubo drenante per ulteriore segmento di circa 30/35 mt per una spesa di altri € 30.000. Lavoro che il movimento franoso ha già messo a soqquadro, inficiandone la, già parziale, efficacia collettanea delle acque meteoriche.

Con ciò di fatto “canzonando” le sollecitazioni del buon senso e anche le autorevoli prescrizioni Istituzionali, E Lei, avendo il Comune fatto poco più di niente, ha la spudoratezza di rispondere con le parole che ci ha riservato?

Ed ancora: la Protezione Civile Regione Calabria (dott. C. Tanzi), in data 24. 4.2017, con nota 136915 avente per oggetto: “Comune di Caulonia (R. C.). Accertamenti tecnici ai sensi della L. R. 4/97 art.  25. Trasmissione  di relazione tecnica di sopralluogo”, tra l’altro scrive:  “A ciò si aggiunga che la riluttanza dimostrata dall’Amministrazione  comunale all’applicazione delle necessarie procedure di competenza per la somma urgenza – con conseguente sostanziale realizzazione di opere indifferibili e urgenti – rende di fatto problematica, se non proprio improponibile, la considerazione dei relativi fabbisogni nel deliberato stato d’emergenza da parte del governo nazionale.”

Se oltre a tanta insolenza si deve, da ultimo, patire anche la sfrontatezza di una risposta di tal foggia, allora forse è tempo di intendersi e dirsi le cose: pro vero, pro bono…

Il guasto vero è che, da troppo tempo, ad essere “canzonate” sono -non solo- le Istituzioni Superiori che hanno opportunamente e doverosamente esortato e favorito ogni possibile necessaria proficua iniziativa, ma anche e tragicamente le aspettative minime della cittadinanza amministrata. E che:  le cariche elettive vengono interpretate non come mezzo per servire la collettività, cimentandosi con il massimo impegno nella soluzione dei problemi,  ma come fine a se stesse, o peggio quali passerelle o “ponticelli” carrieristici

Non solo l’incuria e l’abbandono della rupe a stessa, ma di più e di peggio !

Ancora oggi, Le significhiamo ulteriormente che -in tutto questo sfacelo- concorre, in modo assai importante, la annosa negligenza riservata, dall’Ente Comune e dai suoi vertici politici e burocratici, alla riedificazione della  struttura del salone capitolare della chiesa stessa, i cui lavori, ( a cavallo del 2010, Lei era autorevole Assessore ?) non solo non sono stati mai completati dal Comune, ma, oltre a risultare  non consoni all’appaltato progetto e sua variante in corso d’opera, si sono caratterizzati per una serie di scavi, maldestramente ed estemporaneamente eseguiti al piede della chiesa e sul sedime del salone stesso, come pure nelle sue adiacenze pubbliche e private.

Quest’area, in parte, rimasta escavata e non protetta, da anni, accoglie le acque piovane che trasferisce, oltre che al sottosuolo, anche alle fondamenta della chiesa: causando, unitamente ai fenomeni del dissesto idrogeologico di tutta l’area, cedimenti e movimenti strutturali evidenti ed allarmanti, la cui registrazione è constatabile nei segni e nelle crepe,  impressi nelle pareti e nell’arco absidale dell’edificio chiesa Immacolata, bene tutelato.

Scavi che. scriteriatamente lasciati aperti, svolgono la funzione, sicuramente molto nociva, di impluvio naturale delle acque meteoriche nel sottosuolo, mal collettate, e solo in modesta parte, attraverso l’interno delle stesse strutture ipogee recuperate, con copiosissima dispersione direttamente nel sottosuolo di piazza Carmine, e con nocumento diretto anche per le opere di fondazione della chiesa stessa .

Quanto sopra affermato, è suffragato dallo stato dei luoghi come pure da tutta la probante e documentata vicenda, che ha portato il Comune (in virtù di scelte, a dir poco, arbitrarie) a soccombere, a perdere il contributo Regionale di 400.000 € e a farsi carico, non solo dell’intero importo preteso dalla ditta appaltatrice per i lavori comunque eseguiti (male: dapprima contestati in giudizio, ma subito dopo, bene, quindi: pagati), per oltre 300.000 €, ma anche delle somme, per la mancata corresponsione  da parte della stessa Ditta appaltatrice degli emolumenti dovuti agli operai del cantiere.

Insomma: quei lavori, che dovevano portare al recupero del salone capitolare della chiesa, grazie al contributo regionale di 400.000,00 €,  non solo hanno restituito un salone capitolare di pessima fattura, ma hanno determinato un danno di importo più che doppio  per il bilancio comunale. Ma, ancora più grave, è che lo stato di abbandono in cui sono stati indolentemente lasciati i luoghi dei suddetti lavori appare essere, quanto meno, ed è una concausa efficiente del dissesto idrogeologico ormai prossimo all’epilogo!

Salvo intervenire immediatamente, senza ulteriore indugio, per correggere e contenere i guasti specifici provocati alla rupe e al sito su cui insiste la chiesa, minata al piede e alla sua  statica.

A tal riguardo, varie e continue, come priore e  legale rappresentante dell’Arciconfraternita, sono state le nostre note di segnalazione, di denuncia, e di protesta a codesto Comune che, comunque, sottovalutando la situazione, ha mostrato solo noncuranza e indifferenza, rispetto all’esecuzione, molto approssimata, dei lavori appaltati e mai completati.

Tale situazione non fa che rendere unico responsabile codesto Comune per tutti i disastri che, nel tempo, si sono accumulati e succeduti.

E Lei, Sindaco, oggi osa scrivere: “Il problema del dissesto idrogeologico non si risolverà in pochi giorni o in pochi mesi, avrà bisogno di tempo e soprattutto di programmazione, come quella che abbiamo messo in campo, ma soprattutto per raggiungere gli obiettivi bisogna lavorare insieme senza divisioni”.

Questa indifferenza e, consenta il termine, e questa  irresponsabilità, pari solo alla ipocrisia riservata al problema, da Sindaco difronte, non solo al grido d’allarme per l’incombente pericolo di disastro, ma alla effettiva minaccia di perdita di un intero quartiere della sua città, per una causalità di dissesto idrogeologico che l’affligge e la snodola in più parti mal si conciliano con i ruoli di consigliere comunale, di assessore, di Vice Sindaco, di Sindaco, rivestiti lungo il corso di quindici anni, avari nel farle assimilare una pregnante esperienza di passione civile e civica nella cura e nella risoluzione dei problemi di Caulonia.

Per questo, la presente non intende essere un atto di accusa, fine a se stesso, ma il mero prologo di una ricognizione puntuale, oggettiva e inconfutabile della superficialità e approssimazione, che hanno determinato il disastro, di cui si tratta, la cui summa paradigmatica  è degnamente condensata nella sua risposta dei giorni scorsi.

Qualcuno disse:  Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo.  Sindaco ci rifletta !

L’attuale Amministrazione comunale voglia intraprendere le iniziative, necessarie e doverose, per evitare l’imminente e irreparabile punto di non ritorno.

Ad agosto scorso ci avete raccontato che a breve sarebbe iniziato (entro ottobre) il cantiere per la sistemazione di un fronte di 70 metri del costone. Ma ad ottobre di quale anno? Questo ottobre ormai volge alla fine. Dobbiamo forse sperare nel 2021? Ancora parlate di approvazione regionale e di successiva conferenza dei servizi  per l’acquisizione dei pareri da parte degli enti sovracomunali.

Ma non solo:  Lei si gloria e si vanta di questo intervento per 70 metri…

Ma qualcuno Le ha detto che il fronte totale Maietta-Carmine, partendo dalla cosiddetta Mortida fino al muro della cosiddetta “Villa dei Campisi” (si faccia spiegare da chi, se non li ha scordati, dovrebbe conoscere la corrispondenza fisica di questi toponimi !) misura quasi il triplo ?

E che non c’è un metro non ammalorato e cadente?

Dite, ma senza mostrare le carte. Mostratecele. 

Infatti, non c’è bisogno di particolari competenze tecniche, per comprendere che l’epilogo disastroso, se non tragico, sia d’imminentissima attualità e non necessiterebbe certo di contenziosità, ma di proficua e responsabile solerzia. Finora inedita.

In conclusione, Sig. Sindaco, la situazione, anche per come da Lei stessa (non) gestita, impone a chiunque di dubitare della capacità e della volontà politica, Sua e della sua Giunta, di affrontare seriamente la gravità in essere. E, dunque, si impone categoricamente di doverle chiedere, pro vero, pro bono, la ostensione  degli atti relativi al progetto di cui lei si Vanta ed anche di tutti i documenti connessi alla sua approvazione ed esecuzione.

Con avviso che analoga, ma solenne, istanza verrà formalizzata ufficialmente ai sensi di legge al terzo giorno dalla presente in caso di mancato fattivo riscontro favorevole. Pro veritate.

Le prossime piogge, quando superiori a tre ore continue, saranno certamente funeste, per cui, previo auspicabile cambiamento nella coscienza di ognuno e idonea coerenza nell’azione amministrativa, urge ad horas, per l’inderogabilità dell’impellenza, scongiurare il crollo dell’edificio della chiesa con un intervento di messa in sicurezza dello stesso.

Il “grido” del presente ultimatum è imposto dalla situazione, non solo a codesto Comune, ma, prima ancora, allo scrivente sottoscritto che, certamente, non riscontrando urgentissima attivazione risolutiva per quanto denunciato e richiesto, dovrà, prontamente e doverosamente, attivare quella contenziosità che fino ad oggi si è tentato di evitare, ma che il perdurare di tanta pericolosità invoca, già da molto tempo, ad essere, responsabilmente e legittimamente,  innescata  e portata nelle sedi legali per la dovuta tutela.

Distinti  saluti.

Caulonia, lì 26 ottobre 2020.

Il V. Priore

Rinaldo D’Aquino