Se la Calabria diventa zona rossa con il minor numero di contagiati in Italia, di chi è la colpa?

Se la Calabria diventa zona rossa con il minor numero di contagiati in Italia, di chi è la colpa?

Di Dina Cospirri

Sull’emergenza Covid-19 non c’è da scherzare e in questi giorni si registra il  superamento della soglia dell’indice di trasmissibilità Rt pari cioè del livello di rischio che non dipende esclusivamente dall’indice Rt stesso, ma anche da altri fattori, in primis la pressione e la capacità ospedaliera dei singoli territori.

Si parla pertanto di un nuovo Dpcm che riguarderà l’Italia che sarà divisa pertanto in tre fasce (verde, arancione e rossa) con chiusure differenziate che rischiano di stangare severamente le regioni stesse e con disparità di trattamento in termini di uniformità e di omogeneità all’interno delle stesse regioni.

La regione Calabria che vanta rappresentanti politici di tutto rispetto e soprattutto amorevoli verso i cittadini calabresi sempre in vista di ogni campagna elettorale, vanta un commissariamento della sanità calabrese stessa (si parla di 180 milioni di debiti e di ulteriore proroga di 3 anni) che dovrebbe seriamente indignare ogni singolo calabrese ma che invece preferisce abbassare la testa lasciarsi tramortire dalle perpetuate promesse del politico di turno in vista di campagne elettorali e in ottica appunto di amministrare il territorio calabrese stesso.

Questo vuol dire che non siamo per nulla difendibili e difesi dai nostri cari e prescelti rappresentanti politici calabresi che preferiscono la via dell’impoltronire e del tornaconto personale (si veda la vicenda dei vitalizi che ha interessato l’attuale Giunta calabrese). 

Per non parlare del fattore disoccupazione che punisce chi non ha la fortuna delle solite conoscenze politiche e che pertanto accompagna costantemente alla metro giovani e meno giovani in cerca di lidi migliori.

(Delle continue assunzioni per chiamate dirette e senza procedura selettiva ne sa qualcosa l’attuale Giunta regionale calabrese, consolidando la pratica del voto di scambio).

Per non parlare della rete dei servizi e delle infrastrutture praticamente da fame (come la statale 106 e la rete ferroviaria) che ormai i cittadini calabresi a testa bassa accettano lasciandosi imbonire a questo punto sia dai politici di turno sia calabresi (molto attaccati alla propria terra) che non.

Il discorso sarebbe abbastanza lungo e si rischierebbe di inglobare argomenti diversi, quindi pertanto non c’è da meravigliarsi del Dpcm governativo che a quanto pare stangherà la regione Calabria stessa in ottica emergenza Covid-19 (si parla di zona rossa ma si attende ufficialità) per far capire quanti danni latenti ha perpetuato la nostra amata classe politica locale e torna utile l’adagio piuttosto comune: “Una parola è troppa e due sono poche”.