Non una di Meno chiede al sindaco Falcomatà la rimozione dei cartelloni pubblicitari contro la pillola abortiva

Non una di Meno chiede al sindaco Falcomatà la rimozione dei cartelloni pubblicitari contro la pillola abortiva

Anche nella nostra città, come nella maggior parte delle città italiane è partita la campagna diffamatoria contro la RU486, ancora una volta le scelte delle donne vengono messe in discussione e strumentalizzate con un manifesto, quello dell’associazione ProVita & Famiglia anche con la sponsorizzazione dell’associazione stanza 101 cenacolai impertinenti con uno “spazio libero di pensiero”, (peccato che questa libertà evidentemente non è “concessa” alle donne a cui si intima uno STOP alla propria autodeterminazione.), per i quali, tanto per restare nel tema #dallapartedelledonne, quindi, anche delle bambine come future donne, si pone spontanea la domanda: troppo impegnati in questa campagna per prendere posizione e distanza dal “coinvolgimento” del vostro contubernale papàpastoreconsigliere Ripepi, nella vicenda dello stupro di una bambina di 9 anni ? Non una sola parola di dissenso e/o condanna, infatti, pare sia ancora pervenuta da quest’associazione, così come dalla maggior parte delle donne e degli uomini del cdx reggino

Allegorici manifesti, dicevamo, in cui campeggia una novella Biancaneve o una biblica Eva (?) che giace stecchita a terra dopo aver morso una mela avvelenata, quella della matrigna cattiva o del serpente delle sacre scritture (?), dubbio amletico il nostro che, certamente, non ci farà dormire sonni tranquilli (sic!)

A corredo dell’immagine, la scritta “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486”

con sotto l’ #dallapartedelledonne. Ma di quali donne stiamo parlando ? Non certamente di quelle che negli anni 70 che hanno combattuto affinchè l’Italia si dotasse di una legge, la 194/78, che bloccasse gli aborti clandestini, (quelli sì che uccidevano e con tanto dolore !) e che nell’81 votarono contro l’abbrogazione della stessa; non di quelle che ancor oggi combattono affinchè la 194 venga rispettata visto l’alto tasso di obiettori presenti negli ospedali, obiettori che spesso lo sono nel pubblico ma improvvisamente si dimenticano di esserlo poi nel privato e meno che mai, di quelle che hanno combattuto affichè anche l’Italia recepisse, una direttiva dell’OMS che ha dichiarato l’RU486 un farmaco essenziale senza se e senza ma e che, finalmente, lo si potesse somministrare senza ospedalizzazioni come da Linee guida del Ministero della Salute. E invece, arrivano questi signori, a dirci, che siamo noi dalla parte sbagliata perchè “la Ru486 può causare emorragie, gravidanze extra uterine, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte”, e ancora che “Assumere la pillola Ru486 è dolorosissimo: sai quando inizi ma non sai quando finirà […] e che “il 56% delle donne riconosce poi il figlio innegabilmente formato sulla propria mano o nel wc. E allora sì che il dolore è atroce, si è spesso da sole, in bagno, con la più grande bugia”. E allora pensi … caspita, per fare tali affermazioni il Presidente dei Pro Vita sarà certamente un luminare della medicina e invece NO, questo signore, Toni Brandi, è un imprenditore che nella sua vita si è sempre occupato di turismo e trasporti, organizzatore del “famoso” Congresso delle Famiglie di Verona, da sempre legato da “uno storico rapporto di amicizia”, come dice lui stesso al Corriere, con Roberto Fiore, leader di Forza Nuova il cui figlio è portavoce della Onlus “Pro-Vita”. Ora il quadro è chiaro, questi “folgorato sulla strada di Damasco” dal pensiero “Dio, Patria e Famiglia” ha deciso, ancora una volta che l’autodeterminazione delle donne dovesse essere “cosa sua” e lancia in resta, sforna un’altra campagna di disinformazione e mistificazione volta a far passare la somministrazione del farmaco RU486, che ricordiamo viene effettuata in ambiente protetto e fornendo alla donna tutte le informazioni necessarie su cosa si deve fare e cosa aspettarsi nei giorni a seguire, come fosse una forma di aborto “fai da te”.

Lor signori, che usano l’argomento del “benessere delle donne” per criminalizzare le nostre scelte sono gli stessi che quando si parla di introdurre dei corsi di educazione sessuale nelle scuole, gridano allo scandalo e si oppongono fermamente. Eppure, se veramente ci tenessero al nostro benessere dovrebbero incentivarli, perché la corretta informazione sui metodi contraccettivi e le malattie sessualmente trasmissibili farebbe prevenzione e contribuirebbe a far abbassare ancor di più le statistiche riguardanti l’IVG. Grazie alle loro politiche, invece, molte adolescenti e donne sanno sempre meno dei loro corpi e non vanno più nei consultori, nella nostra città ormai quasi scomparsi, nati, badate bene, dalla lotta di noi donne, con lo scopo di informare proprio su questi temi.

CHIEDIAMO, quindi, AL SINDACO FALCOMATA’ così come sta avvenendo in tutte le altre città italiane di prendere una netta posizione disponendo l’IMMEDIATA RIMOZIONE di tali manifesti che oltre ad essere falsi e mistificatori, sono altamente lesivi ed offensivi dell’autodeterminazione delle donne.

NUDM RC