Tra i vaccini delle multinazionali spunta quello cubano, pubblico al 100%

Tra i vaccini delle multinazionali spunta quello cubano, pubblico al 100%

Di Pasquale Aiello

Nella corsa al vaccino contro ‘covid-19’, dove il protagonismo assoluto delle multinazionali farmaceutiche viene propagandato ormai su tutti i media nazionali e del mondo, si inserisce a pieno titolo anche Cuba, la piccola isola caraibica che da quasi 60 anni subisce un embargo totale da parte degli U.S.A. La stupenda e gigantesca Cuba aveva già offerto spontaneamente il suo aiuto e la sua solidarietà all’Italia colpita dal coronavirus, nella prima fase della pandemia, inviando una piccola grande squadra di medici, la famosissima brigata ‘Hernry Reeve’, in seguito candidata al premio nobel, composta da un gruppo di 52 tra medici e infermieri per affiancare i colleghi professionisti italiani in questa dura battaglia.

Per onestà intellettuale c’è da dire che Cuba, nonostante il cosiddetto ‘bloqueo’ spietato e illegale, i suoi medici li manda in tutto il mondo dove c’è bisogno, e non per un mero calcolo speculativo come la stampa filoamericana vorrebbe far credere, ma perché interpreta lo spirito dell’umanesimo, quel concetto internazionalista che Ernesto Guevara detto il ‘Che’, il grande medico rivoluzionario proclamava, convinto che la salute deve essere un diritto prioritario garantito, basato sulla solidarietà e soprattutto sulla gratuità.

Ad oggi Cuba ha 40 brigate in giro per il mondo e fanno parte della storia solidale dell’isola. La medicina cubana però, oltre allo straordinario lavoro di base, sul campo in situazioni difficoltose e problematiche, ha sviluppato e consolidato anche un grande apparato di ricerca, aperto al mondo, che in questo periodo difficile sta lavorando a nuovi farmaci e a nuovi vaccini contro la pandemia. Di questa attività fa parte anche Fabrizio Chiodo, un giovane ricercatore italiano, che sta collaborando con l’Istituto Finlay dell’Avana alla sperimentazione dei due vaccini “Soberana 1” e “Soberana 2”.

Fabrizio Chiodo è un ricercatore siciliano del CNR di Pozzuoli (NA) ed è l’unico italiano a collaborare col gruppo di studiosi che sta lavorando in fase abbastanza avanzata al vaccino di Cuba. Secondo il nostro scienziato, nella straordinaria isola caraibica, il vaccino cubano sarà prodotto direttamente dal sistema pubblico, con il brevetto liberamente consultabile e utilizzabile in tutto il mondo, sarà gratuito per tutta la popolazione cubana e, in seguito, verrà distribuito gratuitamente, con la collaborazione dell’OMS, nei paesi del Terzo Mondo, dove i sistemi sanitari sono ancora più precari.

Il vaccino viene fuori da una ricerca completamente trasparente, con obiettivi che, ovviamente, non sono indicati né da CDA e né da corporazioni varie. Ma di tutto questo, le varie TV di stato non ne parlano. La specificità della ricerca e della medicina cubana risiede nelle sue radici sociali. Mentre l’Europa paga con soldi pubblici i vaccini prodotti dai soliti colossi del farmaco, Cuba, anche per via dell’isolamento economico e finanziario, ha scelto di produrre un vaccino in casa completamente pubblico e gratuito.

Per questo sarà alla portata di tutti, specie per i popoli del terzo mondo, oltre che fornirlo principalmente alla propria popolazione. Il ricercatore Comunista nato e cresciuto a Palermo, ma con origini calabresi, esalta il concetto di vaccinazione “E’ uno dei traguardi più belli e più eccellenti della mente umana.

E penso che possa davvero essere un concetto socialista, che allontana molti paesi dal regime di schiavitù dal farmaco, perché protetti dai vaccini”. La scelta dell’immunologo italiano ha anche e soprattutto un sapore etico e politico.

“Cuba è un Paese socialista dove la biotecnologia è totalmente pubblica. E’ l’unico Stato dove un prodotto può andare dal laboratorio alla clinica per via totalmente pubblica. Faccio questo lavoro per gli altri, spinto da una forte etica” – dichiara – “e Cuba mi permette di rispettare ciò in cui credo”.

Photo by Juan Luis Ozaez on Unsplash