Forse c’è un forse di troppo

Forse c’è un forse di troppo

Arrivò una chiamata dall’ufficio Oggetti Smarriti per chiedere se quella Franziska Vöeller ero io. Ringraziando per la solerzia, risposi di no. Avevo già da dato. Che se la tenessero pure quell’identità, carta straccia se non appartieni a lei almeno quanto lei appartiene a te. Vuoi mettere sorprendersi ogni giorno di quanto e quanti passiamo essere? Tessere nuovamente il gomitolo di fili del burattino che muoviamo e ridefinirsi ogni giorno. Ne parlai tanto, una sera tra le altre, con monsieur Mangiafuoco. Non che a lui il discorso interessasse ma io tenevo ferma la mia convinzione, così come lui la sua. Mica siamo dei venditori torta a torta che devono felicitarsi ad ogni soffio di candeline sulla dolcezza di uno scambio di pareri, convincendo l’altro di chissà cosa.

Riposo in pace, adesso , nel complesso riflettere di quell’immagine di un me che sparisce per tornare con il sorriso di chi esperisce le pratiche di un rinnovo provando ogni giorno il brivido di mandare a fare in culo chi costruisce ben consapevole della temporaneità. Dalla viltà alla virtù, chi sei tu per appropriartene per sempre? Mentre ti perdo in questo campo minato vedo volti amici saltare in aria. Li piango quasi tutti. Forse dovrei fare di più ma mi nascondo déjà vu in cui mi ricordo tutto per tre secondi e per i prossimi trenta minuti parlerò d’altro. Cerco un filtro, la cartina e ne giro una.

No, ululare alla luna non mi porterà fortuna: morirò di cancro mentre un branco di affranti appaltatori della cerimonia funeraria, rincuoreranno i miei cari ammiccando alla grandezza del Paradiso che mi aspetta.

Gli sforzi non sono mai vani se sei capace di sporcarti le mani anche quando la pulizia va così di moda da farti tentennare. Forse lo sforzo è proprio quello. Il cattivo tempo torna in grande spolvero: si alza il vento, soffia senza rispetto su tutte le torte e tutte le candeline. Il sindacato dei pasticcieri gli dichiara guerra. L’ardire delle vie legali ammanetta capra e cavoli a lupi sorveglianti entrambe le sponde. Chi nasce tondo non può morire al quadrato; sceglie nel quotidiano e soffoca di piacere ad ogni costrizione. Suona un campanello d’allarme ed evacuiamo lo stabile, la cui connotazione decade per mancanza dei requisiti di base. Essere all’altezza: chi lo stabilisce? Forse chi sa cose che io e te non sappiamo, forse è a conoscenza di cose perché le ha studiate e addirittura comprese. Il bugiardino, la posologia, mezzo bicchiere d’acqua, una gola pronta a mandar giù l’intruglio necessario a star meglio. Dicono che sia legale solo perché le leggi le fanno loro. Il cloro, il clero, il capolavoro di un foro di proiettile. Imploro retrattile una clemenza che non merito nemmeno di chiedere. Forse le cose mi piace non saperle. Forse mi piace far finta di non sapere le cose ma mi sorprende sempre riconoscere di non saperle davvero. Fanculo la messa in scena! Fa che la pena valga il moto dei resistenti, fai di tutto per ricordare dei tre porcellini. Smettila con la paglia, smettila con il legno. Il futuro sta nei grandi appalti, la ‘ndrangheta lo insegna ma noi scemi non impareremo mai ad imparare da chi dimostra in concreto che le cose si possono fare davvero. Una volta mi chiamarono dal commissariato che chiedere se fossi io quella Francisca Feller cerchiata in rosso tra le pagine dell’agendina ritrovata nel bunker di Melu “u Cani”, un coglione che all’epoca era tipo un boss che aveva preso troppo seriamente l’insegnamento del terzo porcellino. Seppur pleonastico ricordare qui che non ammisi di essere io nemmeno in quell’occasione, lo feci. Forse dovrei stare più attenta alle mie frequentazioni ma sono troppo tentata dalla mia indole tommasina che mi porta a voler viverla per potermi fare un’idea.

Sempre in trincea e rea suicida, mi dedico quei diciassette minuti di pace eterna ogni giorno. Il re del mondo è vedovo. Lucido i gioielli con un misto di dentifricio e bicarbonato. Sfoggio il mio sorriso migliore e mi lancio nell’impresa di cercar l’intesa. L’effetto sorpresa gioca con me. L’affetto, in difesa sulle prime, crescerà di intensità forse fino a crashare. Brilleremo. E chi seduce troverà pace col sedotto abbindolato. Ci hanno insegnato ad andarci con i piedi di piombo. Tu hai mai visto, con i tuoi occhi, un essere umano morire affogato dentro le acque torbide dell’epoca a noi contemporanea? Forse dovresti guardati attorno, egoista che non sei altro. Forse ne varrebbe la pena. Vuoi mettersi sorprendersi ogni giorno di quanto e quanti passiamo essere?

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