Caulonia, nonna Maria compie 101 anni!

Caulonia, nonna Maria compie 101 anni!

di Cosimo Cavallaro

Amorevolmente accudita dalle figlie Eleonora e Teresa, dalla nuora Rita e dal figlio Alessandro poiché costretta nel suo letto da oltre sei lunghi anni, nonna Maria mostra sul suo volto tutto il peso delle sue 101 primavere.
Ma al riparo da una chioma argentata, un intelletto vigile e attento racconta una storia inverosimile costellata di umiliazioni e sacrifici. Era ancora una bambina Maria quando una povertà assoluta costrinse sua madre ad “addubbarla” presso una famiglia di “gnuri” cauloniesi. Iniziò così un calvario di servitù al limite dello schiavismo. In pieno ventennio fascista la solidarietà non apparteneva alla classe benestante del nostro paese e una bimba minuta e fragile, ripagata con pane secco e avanzi di cucina poco graditi dai figli viziati, consumati in solitudine perché la sua presenza a tavola non era ammessa, poteva e doveva trasportare pesanti orci colmi d’acqua nei momenti di pausa tra un lavoro e l’altro nella casa padronale. Ad indorare l’amara pillola si inserivano le derisioni e gli scherni, al limite del turpiloquio offensivo, che i giovani rampolli smidollati lanciavano al suo passaggio negli stretti vicoli di Caulonia. Un’infanzia vissuta nei pressi dell’inferno che lacerava inesorabilmente l’età più spensierata di un essere umano: la fanciullezza.

Nonna Maria ricorda ancora con lucidità le lunghe notti insonni, consumate dal desiderio di una carezza materna che non giungeva mai e culminate nell’umidità di un misero giaciglio, posto in uno degli angoli più remoti della casa e bagnato dalle sue lacrime che sapevano di sale. Ma non si scoraggiò e quando tentò la fuga per fare ritorno a casa mostrò a sé stessa e ai suoi aguzzini quanto orgoglio e desiderio di libertà potesse dimorare nel cuore di una giovane donna del Sud. Ci vollero le guardie fasciste per “riacchiapparla” ma il messaggio giunse alla madre la quale, infastidita dalla ribellione della figlia più che addolorata per la sua sorte, le trovò un altro ingaggio.

Sarebbero necessarie le pagine di un intero libro per descrivere e annoverare tutte le traversie subite da nonna Maria. In queste poche righe vogliamo soltanto aggiungere che, tra le tante, una sola famiglia reggina occupa uno spazio gradevole tra i suoi ricordi. L’unica che la trattò con umanità e che le diede quello che lei, ancor oggi, ritiene il regalo più bello mai ricevuto: la possibilità di studiare per acquisire la licenza elementare.

Quando, dopo lunghi anni, Maria riuscì a riconquistare la sua libertà era già una signorinella. Il suo ritorno in contrada Lapa, dove è sempre vissuta, segnò l’inizio di una vita fatta di amicizie, tanto lavoro e tutti i doveri di una donna calabrese. Sposata con Ilario e circondata dai suoi tre figli, ancor oggi viene ricordata per la costante presenza dell’asinello che la accompagnava nel suo incessante viavai tra l’orto, la fonte per attingere l’acqua per tutte le necessità e “u pajisi”, come veniva chiamata Caulonia dai villici locali, per scambiare i prodotti agricoli con un po’ di farina o, in tempi più recenti, per gli acquisti di ciò che la terra non produceva.

Aveva oltre quarant’anni nonna Maria quando giunse un barlume di progresso ad alleviare una vita di stenti e sacrifici. Nel corso degli anni ’60 ormai avanzati la contrada Lapa di Caulonia scoprì i benefici dell’energia elettrica, l’acqua intubata da contrada Gozza arrivò nelle case grazie al volontariato degli abitanti e una pista carrabile che ancor oggi, come allora, subisce le intemperie climatiche sulla sua superficie terrosa, fu tracciata per collegarla a contrada Pezzolo. Col tempo sarebbe arrivata anche la televisione e, udite, udite, il telefono!

Nel frattempo, tutti i suoi figli misuravano sulla loro pelle quell’esperienza dalla quale pochi calabresi sfuggono: l’emigrazione. Lei era ormai troppo anziana per lasciare la sua amata terra ma l’occasione fu colta per affrontare, seppur per pochi giorni, l’unico viaggio della sua vita in quel di Torino.
Oggi, in un tempo dai costumi che nonna Maria difficilmente approverebbe, così diversi da quel lontano 1920, la pandemia ci impone riserbo e moderazione impedendoci di celebrare un compleanno così importante con i dovuti festeggiamenti. Ma ciò non deve impedirci di rivolgere il nostro pensiero a questa donna di Calabria, così fragile ed energica al contempo che, pur nel suo immobilismo, ci trasmette una verità rivoluzionaria: ci piaccia o no tutti noi altro non siamo se non il prodotto di ciò che fummo.

Buon Compleanno nonna Maria!