Un bacio a stampo

Un bacio a stampo

Tutte le cose belle sono destinate a finire. Tutte le cose brutte sono destinare a finire. La scusa è questa. La scusa è anche l’altra. L’importanza di abbellire la sala delle scuse con la testa di ognuno di quei corpi che la Medusa che sei stata capace di essere ha impietrito. Imperterrito mi domando e non dico. Mi rispondo e fa fico. Il mio peggior nemico ha una mia foto nel cesso, me lo ha confessato nella sera delle confessioni, al banco del bar, io aspettavo un long island, lui una bottiglietta d’acqua. Aveva altro da nascondere, non l’astio nei miei confronti.

I megalodonti sono vivi e vegeti e si sono evoluti fuori dalle acque salate del mare, ora camminano tra di noi, sono avidi di acqua naturale e non hanno più alcuna reticenza. La schiera dei renitenti, dei nullatenenti e dei figli abbandonati al proprio destino da Dio si uniscono in un fronte unico contro i creatori di quell’oggi in cui ogni ora pesa come un macigno sulle loro palle. Certo, basta un poco di esubero e la pillola va giù, dritta in gola. Ingoio. Ho un serbatoio di riserva e una caterva spregiudicata di buone maniere da servire su piatti di argento rubato. Chi sia stato poco importa. La storia ci sopporterà ancora per qualche tempo e ci bacia a stampo. Tutti. Uno per uno. Tutti contro tutti. Delle gelosie afone non ne parliamo più. Delle anatomie allergiche sarebbe meglio farlo. Non lesinare apatiche convinzioni. Servimi da bere in un bicchiere vuoto, ecco cosa. La mossa disastrosa dell’anarchismo dentro un mazzo di rose per la sposa ha spostato il centro dell’attenzione sul fioraio colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Ho perso il baricentro a carte, avevo una buona mano da giocare e ci sono cascato. O almeno questa era la scusa. Il ritmo di una nuova giornata afosa scandisce l’incedere barcollante di una manciata di reduci denutriti e fieri. Ieri è un altro forno. Il buongiorno non esiste se non ci arrivi, se non ti privi di una bella cosa e non ne conquisti un’altra.

Provo a ripartire le basi con la perizia di un anatomopatologo. L’autopsia sul cadavere della nazione ci spiegherà tanto ma non tutto. Vuoi davvero sapere tutto? Io mi direi soddisfatto di un altro long island e dell’usufrutto sul corpo che mi fu assegnato e che accettai senza pensarci troppo. Le torte del paradiso sono amarissime. Il costrutto che ne descrisse la ricetta mentiva. La replicabilità tra replicanti è deprecabile. Abile e arruolabile mi finsi morto e assoggettabile alle leggi non scritte della buona convivenza tra morti. Ai ferri corti con le latitudini e le longitudini, mi mobilito tra l’equilibrio del precariato, le ripetizioni serali alle scuole elementari e l’inventario che non farò mai. Bruciare. Bruciare. Bruciare sempre. Bruciare meglio. Mi spoglio e salto dentro con in mano un foglio su cui avevo scritto le mie ultime velleità.

L’asperità dello scoglio non verrà tirata in ballo da nessuno, con nessuno, per nessuno. I pudici hanno deciso. L’utenza è molta. Il tempo sempre meno. Non puoi comprarlo. Non puoi compararlo. Non dovresti nemmeno pensarlo. Dal palazzo dei burattini, un grasso tarlo ti guarda e ti giudica. Mi arruolo nella legione abulica e prendo da bere. Nel foglio dell’iscrizione lascio una dedica: “Alla moltitudine alla quale non mi sento di appartenere, io appartengo. Alla solitudine tengo compagnia. Dell’abitudine non smetterò mai di sorprendermi. Alla mia e alla tua voglia di possesso da abbattere grammaticalmente con i loro mezzi. All’indicibile che è sempre meglio confessare. All’invincibile che non ha mai pensato di festeggiare. Ai limiti dell’impossibile”. Baciare. Baciare. Baciare sempre. Baciare meglio. Mi spoglio e ti salto dentro con in mano un foglio bianco su cui ho stampato il rossetto sulle mie labbra. Tutte le cose belle sono destinate a finire. Tutte le cose brutte sono destinare a finire. Non abbiamo scuse.