Aiello: “Crepare per il profitto è il regolamento cinico e sprezzante di un capitalismo disumano”

Aiello: “Crepare per il profitto è il regolamento cinico e sprezzante di un capitalismo disumano”

In Italia esiste, è sempre esistita e ora rischia di allargarsi a macchia d’olio, probabilmente a causa delle restrizioni indotte dalla pandemia del coronavirus, una certa imprenditoria criminogena che nei fatti, paradossalmente, è anche legittima, perché viene avallata da un potere politico-economico arrogante e prepotente che fa capo all’ideologia liberista, accreditata velatamente da alcuni settori del mondo culturale e reclamizzata sui social e dai media di regime.

Tutte le leggi sul lavoro proclamate finora dai vari governi che sono servite solo a predisporre al giogo della flessibilità e dello sfruttamento, a vantaggio del tornaconto aziendale cominciando dalla riforma Biagi e passando per l’abolizione dell’articolo 18, hanno ispirato e sviluppato nella gran parte del mondo imprenditoriale, le tendenze peggiori.

Per circa un anno e mezzo, da Gennaio 2018 a Agosto 2019, una ditta bresciana di “ingegneria operante nel settore della difesa del suolo e della pianificazione territoriale”, avrebbe sparso nelle campagne tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, centinaia di tonnellate di fanghi avvelenati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti, spacciati per fertilizzanti e operando un enorme traffico di rifiuti tossici e producendo enormi guadagni illeciti.

Qualche settimana fa, a Stresa, località sul lago Maggiore, è accaduta la tragedia della funivia del Mottarone causando 14 morti, determinata, sembrerebbe, dagli addetti, ‘dribblando’ alcune anomalie di funzionamento dell’impianto a scapito della sicurezza per non doversi bloccare e perdere i guadagni della ‘ripresa’ dopo la chiusura per Covid.

In Toscana, Luana l’operaia tessile di Prato è stata l’ennesima vittima sul lavoro, probabilmente, dalle prime indagini, anche qua per la mancata protezione e sicurezza del macchinario su cui stava lavorando. A Sabaudia, in provincia di Latina, i braccianti e gli operai agricoli venivano dopati con farmaci stupefacenti dal medico di base affinché sopportassero meglio lo sforzo e la fatica nei terreni dei latifondisti. E si potrebbe parlare ancora di centinaia di altri casi perché la lista è veramente lunga.

Non è una semplice concomitanza di fatti, sono tragedie causate dalla mano e dalla mente dell’uomo, l’unico vero responsabile di un sistema criminale e perverso congegnato in modo tale affinché l’industria e la grande impresa possa accrescere sempre più la propria fetta di profitto senza impedimenti. Con procedure banditesche e autorizzazioni delinquenziali, nel tempo l’illegalità nel lavoro si è sempre più diffusa, portandola a livelli elevati e fottendosene della cautela e della sicurezza stessa.

Spargere fango inquinato nei terreni agricoli, abbuffare di droga i braccianti e gli operai per alleviare loro la fatica nei campi, trascurare la manutenzione sui ponti lasciandoli crollare, manomettere il freno d’emergenza alla funivia perché non si blocchi, insomma crepare per il profitto e per fare PIL. E’ il regolamento cinico e sprezzante di un capitalismo disumano. Anche tutto questo è organizzazione del crimine.

Pasquale Aiello