Al Liceo artistico di Siderno si è parlato della Repubblica Rossa di Caulonia

Al Liceo artistico di Siderno si è parlato della Repubblica Rossa di Caulonia

Nei giorni scorsi gli studenti delle classi quinte del Liceo Artistico di Siderno hanno approfondito il tema della “questione meridionale” e l’episodio della “Repubblica Rossa di Caulonia” con il professore Ilario Ammendolia, storico e grande conoscitore della realtà calabrese, durante un incontro online organizzato dal docente di storia e filosofia Alfredo Piscioneri, che ha coordinato l’evento, e dalla preside Giovanna Autelitano. Si è trattato di un importante momento di crescita culturale per gli allievi, che hanno partecipato con grande interesse ed entusiasmo facendo numerosi interventi, ma anche di un’occasione di confronto per i docenti che hanno preso parte all’incontro: la vicepreside Rosa Maria Ritorto ed i professori Giuseppe Criaco e Patrizia Gargano.

La questione meridionale è stato un grande problema dell’intera nazione scaturito dall’unità d’Italia momento che suggellò l’origine del divario economico tra il Nord e il Sud del paese. Le regioni del sud Italia, come ha spiegato il prof. Ammendolia, all’atto dell’unificazione per alcune aspetti erano anche in vantaggio rispetto al Settentrione pur essendo povere. Vi erano ad esempio diverse sedi di industrie nella locride; a Mongiana, nel vibonese, sorgeva l’industria tessile e si lavorava la radica per realizzare le pipe. Con l’avvento del nuovo Stato il Sud ha iniziato una marcia all’indietro rispetto all’Unità. L’Assemblea costituente aveva cercato di riparare a questo con la “costituzionalizzazione” della questione meridionale attraverso una serie di obiettivi da perseguire come l’uguaglianza tra cittadini e il raggiungimento dell’equità tra Nord e Sud, tra le zone sviluppate e sottosviluppate invece ciò non è avvenuto a causa del tipo di Stato che si era creato e che aveva dato al Meridione un compito particolare. Caduto il regime fascista il 25 luglio del 1943, e firmato l’8 settembre del medesimo anno l’armistizio con gli Alleati, le forze politiche antifasciste chiamarono il popolo ad opporsi al nazifascismo e a liberare l’Italia dai fascisti e dai tedeschi. Si sviluppò così “la Resistenza”, un movimento di popolo interclassista al quale aderirono industriali, operai, contadini, intellettuali, gente di sinistra e persone monarchiche. Si trattava di un movimento del popolo italiano che non aveva colore politico ma era un “movimento di liberazione”. Nel Meridione ciò non accadde perché dopo l’8 settembre giunsero gli americani ma si verificò l’episodio della “Repubblica Rossa di Caulonia”. All’indomani della Liberazione tutto era ritornato come prima: la nuova borghesia terriera non aveva mutato abitudini ma al contrario queste si erano consolidate e con esse le preesistenti condizioni di arretratezza aggravando ulteriormente la sofferenza dei contadini e, addirittura, in molti comuni il podestà era diventato il sindaco delle proprie terre. A Caulonia questo non venne accettato e si sviluppò un movimento che rivendicava di avere come sindaco Pasquale Cavallaro, un maestro di scuola elementare che era stato in carcere per aver disertato la guerra del ‘15-’18 ed era indicato dai carabinieri come mafioso, ma che molta gente di Caulonia preferiva come sindaco all’avvocato Asciutti ricco proprietario terriero con circa un milione di lire in banca. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo del 1945 il popolo insorse, chiuse le porte della città e proclamò la Repubblica Rossa di Caulonia: non si poteva né entrare né uscire. Vennero arbitrariamente arrestate alcune persone, anche carabinieri e guardie forestali, e venne Istituito il tribunale del popolo. Dopo tre giorni grazie soprattutto all’intervento del segretario reggino Eugenio Musolino, poi parlamentare, Caulonia si convinse a deporre le armi. Dopo un mese, però, la città venne assalita da circa mille persone armate che arrestarono gran parte degli uomini veniva così repressa la Repubblica cauloniese nello stesso momento in cui i partigiani liberavano le città del nord Italia. Protagonista di questa grande rivoluzione era stata la gente umile come contadini, artigiani, reduci di guerra poiché come ha sottolineato agli studenti Ammendolia “la gente si muove quando vuole rinascere, quando vuole riscattare la propria terra”. Dopo quattro anni dall’esperienza della Repubblica di Caulonia, tutta la Calabria fu interessata da un grande movimento di occupazione delle terre in quanto i braccianti erano senza una terra da lavorare mentre vi erano persone che possedevano moltissime terre incolte. Il dramma si consumò a Melissa dove i carabinieri spararono contro i contadini uccidendo alcuni giovani e ferendone altri il cui crimine era quello di voler restare in Calabria e lavorare per se stessi e per gli altri. Proprio da quel momento iniziò l’esodo verso la Svizzera, il Belgio, la Francia, l’Argentina, il Venezuela e gli Stati Uniti d’America raggiunti con qualsiasi mezzo. Si verificò così, in maniera drammatica, il declino del Meridione perché venendo meno i giovani, la parte attiva del paese, si verificò un’involuzione e tutto ne risentì a causa della grande disgregazione sociale che si determinò e che è quella che, purtroppo, conosciamo ancora oggi.