Recosol denuncia nuovo caso di discriminazione all’Asp di Taurianova. A farne le spese i migranti ospitati a Cinquefrondi

Recosol denuncia nuovo caso di discriminazione all’Asp di Taurianova. A farne le spese i migranti ospitati a Cinquefrondi

La struttura polispecialistica di Taurianova, che fa capo all’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, è nota alle cronache.

E’ dell’anno scorso la notizia di misure cautelari per 13 dipendenti che, approfittando dell’assenza di controllo da parte dei dirigenti, timbravano il cartellino e poi se ne andavano a giocare alle slot machine, a fare la spesa, a leggere i quotidiani e a bighellonare in giro, mentre i servizi per la collettività per i quali venivano pagati non venivano espletati.

Dell’anno prima, il 2019, era invece la notizia che la struttura di Taurianova negava il libretto sanitario che invece spettava di diritto ai migranti residenti sul territorio. A sollevare il caso furono la Rete dei Comuni Solidali e la società cooperativa Sankara.

E’ storia vecchia, ma tuttora attuale, il rifiuto della struttura, in barba ad una circolare interna della stessa Asp, di concere le esenzioni sanitarie dovute ai migranti residenti sul territorio.

E’ invece di due giorni fa un nuovo caso di presunta discriminazione denunciato dall’operatrice sanitaria del progetto di accoglienza di cui è titolare il comune di Cinquefrondi e di cui è ente attuatore la Rete dei Comuni Solidali.

Ecco alcuni estratti del verbale che l’operatrice ha inviato alla coordinatrice del progetto di accoglienza:

“In data 15 Giugno 2021 alle ore 8:36 mi sono recata presso il Polo Sanitario ASP di Taurianova, per effettuare la scelta del medico di base per la famiglia X (non pubblichiamo i nomi dei migranti nel rispetto della legge e a tutela della loro privacy perchè potrebbe trattarsi di persone perseguitate dalle istituzioni dello stato di origine), ospite presso il progetto di accoglienza SAI di Cinquefrondi.

Arrivati presso l’ufficio gestione assistenza sanitaria stranieri, l’impiegata comunica che non può fornire alcun tipo di servizio in quanto manca la linea internet nel suo ufficio. Mi comunica inoltre che lo stesso ufficio rimarrà chiuso dal 16 al 30 giugno. Prendendone atto le dico che aspetterò che torni la linea anche fino ad orario di chiusura se necessario, in quanto i beneficiari non possono rimanere senza assistenza sanitaria fino al 30 giugno inoltrato. Spazientita, l’impiegata mi comunica che sono libera di aspettare, ma che molto probabilmente la linea non tornerà. Dopo dieci minuti l’impiegata torna consigliandomi di andare via perché la linea non era tornata, le spiego che preferisco aspettare perché è importante fare la scelta del medico per la famiglia, in quanto necessitano di certificati sanitari importanti, richiesti dalla Procura dei minori di Reggio Calabria. L’impiegata continua a fare ostruzionismo e ad insistere per farmi andare via, dicendo che il problema è di natura tecnica e che riguarda tutta la struttura. Faccio presente all’operatrice che una situazione analoga si era verificata anche due settimane fa, quando mi ero recata presso il suo sportello con altri beneficiari, e mi aveva detto di nuovo che non c’era linea e mi aveva consigliato di tornare un altro giorno. Le ho ricordato che anche quel giorno avevo detto che avrei aspettato e alla fine i documenti erano stati fatti. Le dico che anche oggi posso aspettare e le chiedo se sono stati chiamati i tecnici, l’impiegata innervosita mi volta le spalle e va a chiamare il responsabile. Quest’ultimo con fare poco professionale mi chiede che tipo di problema avessi e cosa non fosse chiaro del fatto che non c’era linea nella struttura. Rispondo al dottore che non avevo alcun tipo di problema, ma semplicemente stavo svolgendo il mio lavoro, comunico anche a lui che sono disponibile ad aspettare per l’intera mattinata il ritorno della linea internet, in quanto rimanendo chiusi dal 16 al 30 giugno, diventava fondamentale fare la scelta del medico.

Il responsabile alza i toni e senza alcun briciolo di rispetto per la mia persona e la mia professione inizia a prendersi gioco di me e della mia caparbietà, permettendosi di dirmi anche che stavo parlando troppo. Richiamo il dottore al rispetto, lo stesso che non mi sono permessa di infrangere. Sempre con toni alti e irrispettosi mi comunica che non c’è alcuna soluzione e che se sono tanto intelligente devo fornirgli io una soluzione; faccio presente al dottore che è lui il responsabile della struttura e che io sono solo un’utente che ogni volta incontra ostruzionismo di ogni tipo presso la struttura da lui gestita.

Si dimostra irremovibile e spazientito e mi chiede nuovamente di andare via, pertanto chiedo un certificato, firmato da entrambe le parti, dove si attesta che in quella data la sottoscritta si è recata presso i loro sportelli e che non è stato possibile erogare il servizio a causa di una mancanza di linea non riparabile. Con tale dichiarazione sarei andata via senza alcun problema, ho fatto presente anche a lui che tale documento era importante in quanto la famiglia è stata presa in carico dai servizi sociali territoriali su mandato della Procura dei minorenni di Reggio Calabria e che c’è la necessità imperante di avere questi documenti, oltre ad essere un diritto fondamentale per tutti, quello alla salute. Faccio presente, inoltre, che se i toni non si abbassano e se non sono disponibili nemmeno a rilasciarmi un certificato scritto a penna, mi vedo costretta a chiamare i carabinieri. Il responsabile urla affermando, cito testualmente «Ma tu parli come una macchinetta, ma che vuoi! La linea non c’è, vai via, chiama chi ti pare!» chiudendomi in faccia, sbattendolo con violenza, il vetro dello sportello attraverso il quale stavamo parlando.

Rimango sgomenta e senza parole, mentre da dietro le spalle arriva un signore, il quale non si qualifica, sulla sessantina, basso, con gli occhiali e i capelli bianchi lunghi raccolti in una coda, che mi intima di andare via perché il problema riguarda tutto il sito dell’ASP e non era risolvibile, faccio presente che lo posso anche comprendere, ma che ho semplicemente chiesto un certificato, che attestava il vero, in quanto c’è di mezzo la salute di una minore, situazione interessata anche da un provvedimento da parte della Procura. Ho fatto presente a quest’ultimo signore che sono stati tutti irrispettosi, maleducati e aggressivi. Decisa a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, mi apparto per effettuare la chiamata e nel mentre l’impiegata dice che la linea era tornata e che aveva iniziato la pratica, riuscendo pertanto a fare la scelta del medico di base.

Faccio presente e sottolineo che non è la prima volta che negli uffici di questo polo sanitario si incontra ostruzionismo, aggressività e mancanza di rispetto “.

La nostra testata resta a disposizione dell’azienda sanitaria per eventuali chiarimenti in merito a questo episodio che sembra l’ennesimo di una serie.

Torneremo presto sul diritto alle cure negato ai migranti attraverso l’incredibile rifiuto del polo di Taurianova di concedere l’esenzione.

Sorge spontanea una domanda: se non si riesce a garantire i diritti dei migranti che si trovano nei progetti di accoglienza e che hanno a loro disposizione personale competente e professionale, come fanno i migranti presenti sul territorio e senza alcun tipo di supporto a vedere riconosciuto il diritto costituzionale alla salute?