“Sei nelle mie radici”, il nuovo libro di Margherita Catanzariti

“Sei nelle mie radici”, il nuovo libro di Margherita Catanzariti

“(…) la Calabria è una terra povera e semplice, ma capace di creare
irripetibili attimi di poesia. Ed è un bene che sia così e che questa
cosa non cambi mai”.

È questa una delle più seducenti frasi dell’ultimo
lavoro letterario di Margherita Catanzariti “Sei nelle mie radici”
(Città del Sole Reggio Calabria, 2019).

La Catanzariti, giornalista pubblicista, vive e lavora in Calabria, nel campo della comunicazione eha all’attivo un precedente romanzo “Segui sempre il gatto bianco”, edito dalla stessa casa editrice reggina.

Già…la seduzione, dicevamo. La scrittrice sceglie di raccontare una
storia, tante storie senza abbandonare mai quelli che il filosofo e
scrittore Carlo Cattaneo, avrebbe senza difficoltà celebrato come
“illecebre dell’eloquenza e dell’affetto”.

La scrittura di Margherita è,in effetti, un mezzo incantesimo, in grado di presentare il conto alle coscienze, oltre che redarguire il genere umano della “debolezza” di molte delle certezze che, faticosamente, ha spesso cercato di costruire per convincersi della bontà delle proprie lotte sociali e dei mezzi scelti per portarne a casa i risultati.

Il romanzo si apre con uno scontro psico-fisico che pone pericolosamente
in bilico la vita e le più salde convinzioni della protagonista Nina.

Quella di Nina e Antonio è una storia sbagliata e da dimenticare, un
tentativo abortito, sacrificato sull’altare della violenza domestica e
della tossicodipendenza, che prepara la strada al lettore, fino ad
arrivare al cuore di vecchie storie impastate d’amore, di amicizia e di
feeling.

Nina è innamorata di Pietro. È sempre stata innamorata di Pietro;
l’unica granitica certezza che ha Nina è il suo irreversibile legame con
lui, il miglior amico di suo padre, l’unico uomo per il quale le sue
attese sono state “viole del pensiero”, celebrate da sguardi e incontri
di viscerale passione.

È indubbia la scelta stilistica letteraria dell’autrice: la scrittura è
audace, le descrizioni non lasciano spazio all’immaginazione: sono
chiare, vere, belle. Ai lettori più attenti, tuttavia, non sfuggiranno
le vere intenzioni della Catanzariti.

E, agli occhi di chi scrive, il romanzo sembra quasi un pretesto per raccontare e per raccontarsi, con voce vibrante e mai banale. La storia d’amore c’è, ci sono il legame con la Calabria, l’adorazione del padre e della madre, l’entusiasmo della giovane età; euforia che scalda gli animi e che combatte le ipocrisie del tempo vissuto.

L’autrice sceglie di muovere i fili dei suoi personaggi nella Locride,
lambita dal mar Jonio: una terra sconfitta in partenza dai pregiudizi,
dai racconti e da retaggi socio-comunicativi molto spinti e, per tale
ragione, intollerabili.

È quello che notiamo leggendo fra le righe le
pene dei suoi abitanti, da anni legate a filo doppio con la disperazione
dei migranti e dell’impegno profuso per la loro integrazione.

La ‘ndrangheta c’è, ma non è che l’ennesimo tentativo di neutralizzarne
la potenza. Non è che l’ennesima fatica diretta a focalizzare
l’attenzione verso ciò che non vediamo, verso quello che facciamo finta
di non vedere, verso ciò che – a fatica – riusciamo ad accettare.

Ma la chiave di lettura è tutta nella dedica. Margherita scrive: “a mio
padre,

Locride Cultura

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