Cosimo Cavallaro: “Se conoscessi un piromane…”

Cosimo Cavallaro: “Se conoscessi un piromane…”

In questa estate rovente, mentre un sole implacabile scatena i suoi dardi su una terra inaridita dalla prolungata siccità, la nostra Calabria ci implora affinché assumiamo comportamenti che siano di aiuto per sfuggire dal baratro della desertificazione verso il quale, lentamente ma inesorabilmente, ci stiamo avviando.

E mentre gli animi più sensibili si prodigano onde evitare sprechi e azioni devastanti per l’ambiente, come sciacalli attratti dall’odore delle carogne, i piromani sbucano dalle loro tane verminose pronti ad annientare la natura inerme ed esausta.

Non serve coraggio per distruggere un albero incapace di difendersi: basta essere crudeli, vigliacchi e ignoranti. Un coacervo di negatività contraddistingue questi tedofori della devastazione incapaci di gestire l’unico dono che ci rende diversi dalle bestie: il libero arbitrio.

È difficile capire quali elucubrazioni mentali spingano questi esseri viventi a staccarsi dal consesso non solo civile ma anche, e soprattutto, umano. Probabilmente ad alcune avvalorate turbe intellettive si sommano interessi economici miserevoli come l’incremento di fondi erbosi per la pastorizia, o giganteschi come l’immancabile richiesta di finanziamenti per il recupero delle aree distrutte o, semplicemente, di lucro per capitalizzare le spese sostenute nell’implementazione dei mezzi di soccorso.

Qualunque sia la verità, un dato è certo: lo Stato non riesce ad essere determinante nel contrasto a questo genere di criminalità abietta e ripugnante che si ripete ormai con frequenza annuale.

Fin quando la distruzione di un bosco sarà considerata un reato comune e non un vero e proprio “crimine contro l’umanità intera”, difficilmente si introdurranno le misure necessarie per salvare quel che rimane del nostro prezioso patrimonio forestale.

Fin quando la Politica consumerà fiumi di parole e di inchiostro contro i migranti (usando il paravento degli scafisti quasi non sapessimo che oggi basta un buon sistema GPS per condurre una barchetta da una sponda all’altra del Mediterraneo), e balbetterà parole vuote e inutili sulle tragedie ecologiche come gli incendi devastatori, non fermeremo i cambiamenti climatici in atto.

Ancor prima di dare consigli astratti, la nostra classe politica dovrebbe domandarsi quanto influisce l’ignoranza in questo fenomeno. Ci si chieda quanti tra noi sanno da dove proviene l’ossigeno e quanto questo sia indispensabile per la sopravvivenza, che cos’è la fotosintesi clorofilliana, come si possono prevenire le frane devastatrici e tanti altri interrogativi fondamentali.

Sono certo che questo non è sufficiente ad estirpare il fenomeno ma se cominciassimo a orientare i nostri ragazzi verso una cultura ecologista (cosa che molte famiglie e scuole già fanno), tragedie immani come quelle a cui stiamo assistendo in ogni parte del mondo, potrebbero essere se non evitate almeno limitate.

Terminerei con la domanda che mi sono posto ipotizzando di essere un convivente, un amico o semplicemente un conoscente di uno di questi professionisti della distruzione ambientale: “Quali compromessi dovrei accettare per condividere la mia esistenza con chi arreca danni incalcolabili a me, ai miei cari e all’intera umanità compreso sé stesso”?

Come è facilmente intuibile le risposte sono molteplici e legate al nostro sentimento individuale e alla nostra esperienza. Ma di una cosa sono certo: la piromania non è accettabile né tantomeno giustificabile.

Non possono esistere vincoli parentali o sentimentali così profondi, tali da indurre al perdono di esseri capaci di compiere un crimine così efferato; eppure, sono difficilissimi da individuare non solo perché, vigliaccamente, agiscono nell’ombra ma anche per causa di uno dei nostri peggiori difetti: l’indifferenza.

Un atteggiamento omertoso che troppo spesso ci rende complici dei nostri stessi carnefici.

Cosimo Cavallaro

Photo by Erick Zajac on Unsplash

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