Presentato a Caulonia “Sabato Frottole” di Francesco Villari, edito da Ciavula

Presentato a Caulonia “Sabato Frottole” di Francesco Villari, edito da Ciavula

Di Suely Di Marco

Giovedì Frittole. Anzi, no, Sabato Frottole. È questo il nome della rubrica, curata da Francesco Villari, che ha divertito e intrattenuto i lettori di Ciavula per quasi un anno. Di questa rubrica (giunta ormai alla fine della seconda stagione) Francesco, per gli amici Ciccio, ha deciso di farne un libro. Una raccolta di 43 frottole da leggere una dietro l’altra o saltando da una storia all’altra. Quarantatré narrazioni intrise di graffiante umorismo e pungente ironia.

Nell’enciclopedia Treccani, oltre all’eccezione comune di “cosa non vera, fandonia, bugia”, alla voce frottola si trova: “componimento letterario di origine popolaresca (detto anche motto confetto) costituito da un affastellamento di pensieri e di fatti bizzarri e strani, senza nesso o quasi tra loro”. Le frottole di Ciccio, a una prima lettura, possono apparire proprio come delle storie senza senso, un’accozzaglia di parole scelte solo per il suono che producono leggendole a voce alta. Il nostro Ciccio usa le parole in modo non convenzionale, le piega al proprio volere, e costringe il lettore a interrogarsi continuamente sul significato di ogni vocabolo. Attraverso fenomeni di consonanza, assonanza, allitterazione, bisticci di parole e doppi sensi, Francesco mette in luce tutto il suo virtuosismo.

I personaggi singolari ma emblematici nati dalla penna di Villari si scambiano battute in situazioni spesso surreali, che evocano la dimensione del sogno, e dietro le loro parole nebulose a volte si nascondono scomode verità. In una società in cui i centri scommesse prendono il posto di biblioteche e luoghi di cultura diventa sempre più difficile comunicare e capirsi. In realtà, il nostro irriverente e indisciplinato Francesco, si scaglia senza mezzi termini contro bigotti, ignoranti e tuttologi mettendoli alla berlina con arroganza e insolenza. E se “bisogna assomigliare alle parole che si dicono”, come sostiene Stefano Benni, allora, il nostro amico Ciccio è davvero arrogante, sfrontato e insolente. In una parola, come direbbe lo stesso Villari: “protervo”.