Cosimo Cavallaro: “Riace, agonia dell’accoglienza”

Cosimo Cavallaro: “Riace, agonia dell’accoglienza”

Di Cosimo Cavallaro

Poche parole nel nostro linguaggio hanno la stessa forza nel descrivere la solidarietà tra esseri umani come il termine “accoglienza”. È un evergreen il verbo accogliere che, attraverso alcuni dei suoi molteplici significati concreti come: accettare, ospitare, rispettare e aiutare, accompagna l’uomo fin dalle sue origini. Ma accogliere è anche sinonimo di sacrificio e di rinuncia. È da questa considerazione che inizia la lotta, non facile da vincere, contro il nostro innato egoismo. La paura di dover spartire con un “estraneo” l’effimero benessere, spesso ottenuto a costo di grandi sacrifici, ottenebra la nostra solidarietà. Eppure, fin dal nostro primo vagito abbiamo avuto bisogno di essere accolti, e se oggi possiamo permetterci di respingere i “migranti” è perché i nostri genitori non ci hanno rifiutati. Avevano capito, loro, che l’accoglienza non è una scelta, ma un dovere umano che arricchisce chi la riceve e chi la offre. Tuttavia…

Avevo sette anni quando fui costretto ad abbandonare gran parte dei miei affetti per essere trasferito in quel di Torino. Ero un minorenne emigrante e come tale fui accettato in quella realtà. In quell’epoca, nel mio immaginario di bambino cauloniese, Riace non era un paese aldilà della fiumara Allaro, ma un luogo lontano e misterioso dal quale i santi medici Cosimo e Damiano spargevano i loro miracoli a chi faceva loro voto ed io stesso, nato in condizioni igieniche ed economiche estremamente precarie, ne ero una prova tant’è che mi imposero il nome di uno di loro. Per molti anni l’oblio avvolse i miei ricordi fin quando, nel 1972, non furono scoperti i famosi “Bronzi” che della cittadina presero il nome. Da allora Riace è conosciuta a livello internazionale ma aldilà della fama ben poco beneficiarono i suoi abitanti dalla storica scoperta. Ma affinché questa graziosa località della Locride entrasse definitivamente nel mio cuore ho dovuto attendere il 1999 quando in questo minuscolo paese della Calabria nacque l’Associazione Città Futura, un esempio di accoglienza solidale che, da allora, ha offerto spunti di riflessione alle migliori intelligenze del pianeta. Un’occasione unica che, come spesso accade in questo nostro Belpaese la Politica, quella con la P maiuscola, non ha saputo o voluto cogliere. Anzi…

Il 2 ottobre 2018 il sindaco Domenico Lucano, detto Mimmo, è stato arrestato con l’accusa principale di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: un “peccato di umanità” come scrisse allora Saviano.

Da allora per Mimmo è iniziato un calvario del quale, ancor oggi, non si vede la fine. Come sempre capita in queste occasioni l’opinione pubblica si divise tra innocentisti e colpevolisti, ma fu un fuoco di paglia che si estinse non appena la notizia, amalgamata nel tritacarne mediatico con la complicità della pandemia, fu digerita e confinata nell’oblio.

Nel frattempo, Mimmo ha subìto gli arresti domiciliari e il divieto di dimora nella sua città, provvedimento che richiama alla memoria il famoso “confino” di altri tempi, entrambi annullati dalla Cassazione per mancanza di indizi relativi a “comportamenti” fraudolenti.

Coloro che nella vita non hanno mai fatto nulla di eclatante ma che si pongono in prima fila per pontificare su ogni fatto, sostengono che Mimmo “se la sia andata a cercare”. Un modo rozzo per non assumersi responsabilità come fanno altri che individuano nei giudici la causa dei suoi guai. Ma è difficile concordare con costoro. In una Democrazia la Magistratura è un potere prettamente “tecnico” preposto all’applicazione di quelle Leggi approvate dal Parlamento ovvero da quei “politici” eletti, spesso con superficialità, da noi cittadini. Ed è mio convincimento che sia stata proprio la mancanza di politica seria a distruggere l’utopia nata a Riace.

Tutto iniziò nel 2016 quando l’allora Ministro degli Interni, espressione di un Centro Sinistra aristocratico, mandò a Riace gli ispettori per verificare se vi fossero attività illecite nella gestione del centro di accoglienza locale. Un atto dovuto, si disse, forse senza immaginare che quel decreto con il successivo blocco dei finanziamenti statali, sarebbe stato utilizzato per rifornire il carburante alle ruspe del suo successore leghista il quale, ossessionato dai migranti e sintonizzato sull’onda del malumore di un’opinione pubblica devastata dalla crisi economica e in cerca di un capro espiatorio indifendibile, non solo sbeffeggiò Mimmo Lucano dal suo profilo Facebook ma fece promulgare il famoso “Decreto Sicurezza”. Un insieme di articoli che hanno prodotto, in sostanza, la chiusura degli SPRAR e la conseguente formazione di un esercito di “invisibili” vaganti nel nostro Paese con buona pace dei rimpatri promessi e non realizzati.

Ma il vero problema sta altrove perché prima di allora, nonostante l’associazione “Città Futura” vero motore del “Modello Riace” fosse operativa fin dal 1999, il Centro Sinistra, probabilmente troppo impegnato a non allarmare il popolo dei “moderati”, notoriamente avversi a qualsiasi manifestazione in odore di Sinistra, e magari conquistare gli elettori delusi dal Centro Destra (cosa mai avvenuta a dispetto di un PD al minimo storico nelle elezioni del 2018), nulla o quasi fece per fare suo un progetto che veniva studiato con interesse e ammirato da buona parte della comunità mondiale. L’isolamento politico di Mimmo fu un errore irreversibile dai danni incalcolabili per lui e per tutti coloro che, come me, sono convinti che l’etica e la solidarietà siano i pilastri della convivenza umana più di qualsiasi legge, come la Bossi-Fini, scritta dagli uomini e pertanto imperfetta ed emendabile.

Abituata alle folle oceaniche nei tre giorni di festa dedicata ai propri santi, sotto un cielo che minacciava pioggia, Riace ci accolse quasi con indifferenza quel 6 ottobre del 2018. Non eravamo in tantissimi a partecipare a quella manifestazione contro l’arresto di Mimmo Lucano, ma la nostra determinazione unita all’indignazione facevano di noi un piccolo esercito. I soliti militanti di Destra, che traggono dai propri antagonisti, trattati come nemici, una motivazione per la loro sussistenza, ci accusarono di anti-legalità.

Costoro, implacabili con i deboli e opportunisti con i forti, con i quali si alleano per governare, ancor oggi non hanno capito che le motivazioni di chi insiste nel difendere l’ex sindaco di Riace non sono quelle di sostituirsi ai tribunali, anche se convinti che il più grave reato commesso da Mimmo sia stato l’ingenuità o, se si preferisce, la troppa fiducia nel prossimo. La recente storia di berlusconiana memoria ci insegna che chi commette i reati a lui contestati si arricchisce a dismisura e, a tutt’oggi, non è stato provato che ciò sia avvenuto. Anzi…

Quelli come me sono convinti che non abbiamo bisogno né di santi né di eroi ma difendono, e difenderanno sempre, chi nella vita ha il coraggio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo per riuscire nella difficile impresa di renderci umani tra gli umani dedicando energie positive ai diseredati di questo mondo.

E se siamo così determinati è perché siamo coscienti del fatto che il male e il bene si annidano ovunque senza osservare il colore della pelle, la religione o la cultura. Ed è per questo motivo che l’analogia migrante=delinquente non ci appartiene in quanto siamo stati emigranti, e lo siamo tutt’ora, anche noi calabresi e non possiamo dimenticare i cartelli, esposti sui portoni di città del Nord da anni leghiste, nei quali vi era scritto: “non si affitta ai meridionali”.

Queste poche righe sono dedicate a coloro che hanno criticato, a volte aspramente, la mia partecipazione alla manifestazione del 6 ottobre 2018. Ma anche a quelli che, come me, nella vita hanno poche convinzioni e molti dubbi perché hanno capito che la certezza genera false sicurezze mentre il dubbio ci costringe a studiare aiutandoci così ad ampliare le nostre conoscenze, utili e importanti, soprattutto in quei frangenti cruciali per la Democrazia come la scelta, espressa attraverso un voto, nel segreto di un’urna elettorale.

E nonostante pensi che non sia importante elogiare a priori l’uomo in quanto tale con le sue debolezze e le sue virtù, un mio personale ringraziamento va a Mimmo Lucano per aver avuto il coraggio di tutelare e dare un significato concreto a quel principio inalienabile che vola alto sulle nostre miserie terrene e che si chiama solidarietà.