Covid-19, nascita di una pandemia

Covid-19, nascita di una pandemia

Questo articolo si inserisce all’interno del progetto “Campagna informativa e di sensibilizzazione on line sul tema della vaccinazione contro il covid-19” realizzato dalla Società Cooperativa Sankara e finanziato dalla Fondazione Nazionale delle Comunicazioni.

A partire dal mese di dicembre 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità inizia a ricevere alcune segnalazioni da parte delle autorità cinesi relative ad una polmonite anomala che sembra essersi originata nel mercato del pesce e animali vivi nella citta di Wuhan. Il responsabile, individuato alcune settimane dopo, viene denominato SARS-CoV-2, nome dato al nuovo coronavirus identificato dagli scienziati.

Nell’immaginario collettivo, nel sentir parlare di coronavirus, risuonavano nella memoria solo echi della SARS, patologia che ha causato 8000 casi in 33 paesi nel 2002, ma il SARS-CoV-2 è un nuovo ceppo, imparentato con il coronavirus della SARS, che però non era stato precedentemente identificato nell’uomo; questi sono virus che circolano tra gli animali, tra i più comuni i pipistrelli, e alcuni di essi infettano anche l’uomo.

Dal mese di gennaio 2020 partirà l’escalation di diffusione e contagi in tutto il Mondo. Anche in Italia, che registra i suoi primi casi nel mese di febbraio 2020 nel comune lombardo di Codogno.

L’11 marzo 2020 il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito la diffusione del Covid-19 non più una epidemia relegata ad alcune zone geografiche, ma una pandemia diffusa in tutto il pianeta.

La pandemia è diventata, così, elemento fondante la nostra esistenza, imponendoci di guardare negli occhi la precarietà della salute umana, modificando le nostre abitudini, obbligandoci, con il cuore gonfio di tristezza, a fare i conti con la morte e a confidare nel progresso e nella competenza della Scienza.

Come da sempre illustrato dal Ministero della Salute, Coronavirus-2 (SARS-CoV-2) è il nome dato al nuovo coronavirus del 2019, mentre COVID-19 è il nome dato alla malattia associata al virus.

La pandemia, dai primi casi accertati, si è poi diffusa velocemente in un crescendo esponenziale di contagi e morti.

Siamo stati prudentemente invitati a capire come difenderci da questo nemico invisibile ad occhio nudo. Le evidenze suggeriscono che il SARS-CoV-2 si diffonda da persona a persona sia attraverso il contatto diretto sia attraverso quello indiretto. Il contatto diretto si verifica quando una persona infetta tossisce, starnutisce, parla, e le persone che sono a contatto stretto – cioè ad una distanza inferiore di 1 metro – si espongono al contagio, poiché le goccioline droplet rilasciate hanno la capacità di entrare nella bocca, naso o occhi. Nel contagio indiretto entrano in gioco oggetti o superfici contaminati; in questo caso, le persone infette, toccando questi oggetti o superfici, possono contaminarle, estendendo il contagio ad altri che possono infettarsi toccandosi occhi, naso o bocca con le mani contaminate, quindi non ancora lavate o igienizzate.

Abbiamo, dunque, imparato le norme essenziali per provare a difenderci. Abbiamo ormai capito che è essenziale lavarsi correttamente e regolarmente le mani con acqua e sapone o con un prodotto a base alcolica, pulire frequentemente le superfici con prodotti adeguati, indossare i dispositivi di protezione individuale, arieggiare le stanze al chiuso, mantenere una distanza di almeno un metro l’uno dall’altro.

Nei nostri occhi scorrono ancora le immagini della colonna di mezzi militari che trasportano le bare delle decine di vittime bergamasche in altre città per la cremazione; nella memoria le prime volte che ascoltavamo termini quali “asintomatico”, “mutazione”, “lockdown”, “zona rossa”, “Dpcm”. L’attesa timorosa per le conferenze stampa del nostro Presidente del Consiglio, l’ansia per la sospensione di gran parte delle attività produttive. E, soprattutto, nel cuore la speranza che la Scienza potesse trovare una soluzione, una cura a questo male che sembrava non potesse essere arrestato.

Confidare nel progresso scientifico e nello sforzo congiunto di tutti gli scienziati del mondo ha offerto all’umanità intera la possibilità di tirare almeno un piccolo sospiro di sollievo; le cure che si stanno sperimentando sembrano offrire sollievo e, soprattutto, l’individuazione di vaccinazioni efficaci sta dando prova dell’opportunità di non ammalarsi gravemente e, cosa ben più importante, di non morire a causa del Covid-19.

E questa è un’ottima notizia se consideriamo che, secondo gli ultimi dati del 20 Settembre 2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Health Emergency Dashboard, sono 228.394.572 i casi confermati nel mondo dall’inizio della pandemia e 4.690.186 morti; in Italia i casi confermati sono 4.618.040 e il numero dei morti è di 130.100.

Il Piano vaccinale, elaborato da Ministero della Salute, Commissario Straordinario per l’Emergenza, Istituto Superiore di Sanità, Agenas e Aifa, è stato adottato con Decreto del 12 marzo 2021 e diffuso il giorno successivo. Il Piano ha fissato le linee operative per completare al più presto la campagna vaccinale perché il

vaccino, ad oggi, risulta essere l’unico argine alla diffusione del contagio e alla morte per Covid-19. Secondo i dati prodotti dal l’Anagrafe nazionale vaccini gestita dal Ministero della salute e alimentata dalle Regioni e Province autonome, al 22 settembre 2021, le persone in Italia che hanno completato il ciclo vaccinale sono 41.345.448, cioè il 76,55 % della popolazione over 12. Sono dati che ci auguriamo possano crescere: è necessario vaccinarsi e condividere la diffusione dei vaccini con il resto del globo.

Perché dalla pandemia COVID-19 potremo uscirne, ma solo tutti insieme.

Foto evidenza by Xavi Cabrera on Unsplash

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