Aiello: “L’Asp nega le cure e Pasqualino rischia di morire soffocato”

Aiello: “L’Asp nega le cure e  Pasqualino rischia di morire soffocato”

di Pasquale Aiello

Come non indignarsi difronte alla storia di un bambino della Locride, Pasqualino di sei anni, che deve lottare, insieme al suo papà Saverio e alla sua mamma Serena per vedersi riconosciuto il proprio diritto all’assistenza sanitaria in quanto affetto da una grave patologia.

Pasqualino nasce sano sei anni fa, ma dopo poco tempo dalla nascita si ammala. Un ictus ischemico bilaterale colpisce il suo piccolo cervello e lo condanna a una tetraparesi spastico-distonica. Dopo un primo momento di sconforto e smarrimento che avrebbe annichilito chiunque, con molta pazienza, amore e abnegazione, Saverio e Serena, senza cedere allo sconforto si sono dati da fare per cercare di creare intorno a Pasqualino un ambiente il più sereno e tranquillo possibile, rivendicando presso le istituzioni competenti il diritto, garantito costituzionalmente, alla salute e all’assistenza. Una voglia di reagire, ma che si è subito scontrata con una realtà sanitaria calabrese che equivale a un disastro caratterizzato da clientelismo, commissariamenti e una feroce burocrazia. Infatti, quando L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha stabilito che il piccolo paziente, in relazione a tale patologia, necessita di presidi e di prestazioni sanitarie specialistiche per cui è costretto a vivere con l’ausilio di cannula tracheostomica e PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea), ha bisogno di essere assistito da infermieri specialisti, di seguire un programma di logopedia e psicomotricità con prestazioni che riguardano la funzione respiratoria e l’attività educativa, relazionale e ambientale, Saverio e Serena hanno subito capito che la battaglia da intraprendere era assai dura. Andando avanti con amore e coraggio, nelle varie fasi dell’audace percorso intrapreso, infatti si rendono conto delle tante défaillance e porte chiuse del ‘carrozzone’ sanità calabrese, dove tante risorse destinate ai tanti Pasqualino calabresi sono state invece dirottate nei mille rivoli clientelari dai risvolti spesso criminali, o per favorire carriere dirigenziali.

Il riassunto di tutte le nefandezze e i misfatti dei bilanci dell’Asp è che alla richiesta per le cannule di Pasqualino, nonchè per l’assistenza infermieristica specializzata oltre al programma di riabilitazione, Saverio si sente rispondere “non c’è budget”. Si pensi all’amarezza dei battaglieri genitori di Pasqualino nel sentirsi rispondere in modo così atroce e spregevole, come se un bambino che necessita di una cannula tracheostomica per sopravvivere si deve adeguare all’incapacità e all’inettitudine dei dirigenti di gestire il bilancio. Per veder riconoscere al loro figlio un diritto universale, hanno inoltrato, insieme al loro avvocato, anche un esposto alla procura, ma Saverio tristemente ammette “è come se anche la giustizia, anziché perseguire i responsabili di tutto ciò, si fosse voltata dall’altra parte”.

Nel comparto sanità in Calabria, purtroppo, da qualche decennio si assiste a grossi sprechi e laute mangiatoie per foraggiare la borghesia massomafiosa della sanità privata che favorita da politici scellerati, depreda e saccheggia le risorse pubbliche, mentre Pasqualino ha bisogno di una cannula per respirare. Forse ai piani alti della Cittadella-Versailles di Germaneto, invece che proclamare la caccia e perseguire chi compie liberamente le scelte della propria vita senza per questo adeguarsi al pensiero unico, visto che per la prima volta la struttura commissariale ‘infinita’ coincide con gli scranni alti della presidenza della regione, potrebbero pensare a tutelarli i propri cittadini e vigilare sul bilancio delle Asp per garantire i diritti di tutti ma specialmente le cannule e l’assistenza di tutti quei Pasqualino che chiedono solo di vivere la loro condizione con la dignità propria di ogni cittadino.