Caulonia, Erminio Niceforo: “Catarinè nci nci, Catarinè nci ncia”

Caulonia, Erminio Niceforo: “Catarinè nci nci, Catarinè nci ncia”

Difficilissimo tracciare un quinquennale excursus sulla poltrona più gettonata della società cauloniese: in noce, finemente intarsiata, ivi raffiguranti l’antica fortezza dei Carafa ed in sommità una corona, simbolo di vittoria e di regalità, entrambi avvolti da baroccheggianti foglie d’acanto e di alloro; insomma se ancora non lo aveste capito stiamo parlando del blasone della Città di Caulonia, già Castelvetere. Quasi come se fosse un piccolo Impero o meglio un Feudo: col suo Feudatario (non più Giacomo) ed i fedelissimi (io li definirei “pecoreschi”) vassalli, valvassori finanche valvassini!

Perché essere eletto Primo Cittadino della Città di Caulonia (già nobile e Santa direbbe un personaggio nonchè co-protagonista in questi tristissimi anni pre-pandemici) è divenuta una sorta di ambizione intesa come <bramosia di potere>: chi “per vana gloria” chi “come trampolino di lancio”.

No, per Caterina Belcastro non è stato così!

Facendo un salto all’indietro, mi sembra ancora udire in lontananza l’eco augurale che al tempo, madonna Maria, fece pubblicamente al suo, nostro Sindaco:

“Caterina goditilla sta sirata a la bandera a bandera peró é vicina a lu Pajisi

Pajisi ch’é veru disastru coraggiu Belcastru!”

Ebbene, di questi intensissimi versi di cui ora rimane soltanto una tenera e struggente malinconia, vorrei focalizzassimo l’attenzione sul termine “disastru” perché sarebbe troppo riduttivo soffermarsi sulla “bandera” che, nel caso specifico, non è blu, neanche verde, ma una semplice località fuori le mura di Caulonia e precisamente oltrepassando Porta Amusa. Ah ah ah!

Un disastro, giustappunto, la cui genesi é indubbiamente da ricondursi a quella lontana notte in cui si decise di fondere due compagini che, successivamente, avrebbero dato vita all’encomiabile Amministrazione uscente.

Dai recenti fatti di cronaca sembrerebbe però che la storia non sia stata magister e quindi: “repetita iuvant”!

I protagonisti, questa volta, gli amici neo candidati e dalla cui fusione si é scaturita la nuova “ripartenza Cauloniese” (fermo restando che quest’ultima sia la prescelta in cabina) e ciò nonostante ci auguriamo vivamente di non dover mai assistere al medesimo scisma di qualche mese fa. Perché vedete cari amici, la vita ci ha insegnato che “chi gode dell’altrui male, u soi é arretu a porta” o per rimanere ancor più radicati nel contesto cauloniese: “cu faci gabbu, ncappa!”). Quindi ATTENZIONE!!!

Ma torniamo alla nostra “Caterina la grande”.

Ma no! Cosa avete capito? Non quella “grande”…!

Tralasciamo la Zarina di Russia (anche perché potremmo facilmente imbatterci in più che attuali discorsi bellici e questo non ci compete) la cui figura potrebbe comunque essere omologata o quanto meno rapportata a quella di Caterina Belcastro: per essere ambedue ambiziose e dalle idee chiare, brillanti e acculturate e perché no? Arricchendo il proprio guardaroba hanno fatto si che l’apparenza fosse degna di un’Imperatrice e di un Sindaco!

L’aspetto se vogliamo che più differenzia queste donne é senz’altro quello politico: da un lato l’imperatrice di Russia col suo dispotismo illuminato e dall’altro, amara Caterina (“Katy nosta” per gli amici) di illuminato, in questi cinque anni, ha avuto unicamente i riflettori: tra sfilate di moda,

presentazioni di libri ed eventi mondani di ogni genere… E i problemi del Comune? Le ansie dei cittadini costretti ad arrivare a stento a fine mese? Tutte quelle segnalazioni che non hanno trovato risposta? E i tamponi gratuiti ai più -disagiati-?

A questo ed altro ci hanno pensato i Viceré di De Roberto e se solo ci armassimo di buona volontà e volessimo dare una sbirciatina al romanzo della nobile famiglia catanese, noteremmo che non è poi così lontana dalle vicende rocambolesche dei Viceré Castelveterini!

E la povera Caterina, “a pajisana”, si è puntualmente ritrovata in mezzo fra aspre vicissitudini di carattere religioso-politico (non politico-religioso) a sfondo indubbiamente personale che non hanno fatto altro che acutizzare ancor più la sua persona quando invece la dolcissima Katy era interamente ignara di ciò che stava accadendo.

Ad esempio mi verrebbe da citare l’episodio del fulmine che colpì la cupola della già Cattolica; l’ormai popolarissima vicenda di Sant’Ilarione abate la cui fama non è più contesa tra le cugine Adelaide e Caulonia, ma divenuta mondiale; per finire alla paradossale Pasqua da poco conclusasi. E non ci è dato affatto entrare nei dettagli perché questi potrebbero essere così sottili, così pungenti da urtare le sensibilità di chi, nonostante il feudalesimo di cui sopra fosse stato magnanimo nelle “schede” di allora, si è ritrovato a quasi tre mesi dallo scadere del mandato, a non essere magicamente più in comunione con “la grande”. Fino a qualche mese fa -amici megghjiu e megghjiu-! Non uno, due, tre anni… Ma pochi mesi fa!!!

Eh si… Prima Caterina ndi piacìa…!!!

E quindi lacune di qua, scontentezze di la, Caterina nosta pare sia stata coercitivamente tagliata fuori dall’attuale scenario politico. E non è stata la sola, perché persino alcuni lontani cugini elisabettiani sono stati messi in panchina…

“Perché?” Ci siamo chiesti adirati molti di noi nonché sostenitori in illo tempore

“Perché per evitare sovrapposizioni di uno smisurato ego abbiamo tutti fatto un passo indietro…” Ci é stato riferito.

Beh, ora non è che vogliamo a tutti i costi fare i mal pensanti ne tanto meno gufare gli amici di Rinascita, ma ci corre d’obbligo esprimere il nostro malcontento sull’incapacità manifestata da taluni professionisti (si pensava fin troppo ragguardevoli) di riuscire a trovare l’alternativa che sicuramente non è da tradursi con l’attuale esito finale… Su questo punto, per il momento, mi limito a tacere per rispetto elettorale essendo stato anche io “corteggiato” (come ormai è divenuta prassi di molti sostenere negli ultimi tempi). Della serie: “Ma vantu e ma vantu eu…” A voi la conclusione!

Con me però ha vinto ancora una volta l’onestà, quell’onestà per cui ho condotto battaglie in prima persona e la stessa onestà che difenderó sempre: quell’onestà inculcatemi dalla vita e che, fino a qualche mese fa, veniva ancora una volta messa a dura prova… Senza nessun cedimento… Ho rivinto ancora. L’onestà e l’amicizia verso questa grande donna mi hanno nuovamente riconfermato di essere un uomo fedele, ai princìpi in primis!

E, alcune scelte, sono dipese proprio da questo.

Ad ogni modo non sarò di fatto esulato dalla grinta nel denunciare qualunque disservizio e amare sempre più questo martoriato Paese che ho da trent’anni (E NON DA CINQUE come qualcuno) sentito e fatto mio!

Concludo con un augurio.

Che possa finalmente costruire una politica più alta e quindi lontana, chissà che abbia meta su qualche famoso Colle o comunque trovi dimora nella Città Eterna!

Ricorda Katy cosa mi disse al telefono qualche mese fa riguardo la Settimana Santa? Non so lei, ma io ho bene in mente la mia risposta: “io non c’entro più nulla…”

Ebbene Katy ogni qual volta sorgerà un problema nel Comune di Caulonia, che ha coraggiosamente amministrato e quindi rappresentato in questo quinquennio, anche lei potrá finalmente rispondermi in egual maniera: “non centro più nulla!”

AD MAIORA SEMPER!

Erminio Nicèforo