Caulonia: Cosimo Cavallaro risponde a Bruno Grenci

Caulonia: Cosimo Cavallaro risponde a Bruno Grenci

Gentile signor Bruno, se potessi la abbraccerei. Non per quello che ha scritto e che non voglio giudicare perché la mia indole democratica mi ha insegnato a rispettare sempre le persone e le loro idee, sia che le approvi o meno, ma per il semplice fatto che lei ha intercettato il mio pensiero. Sì, perché ogni volta che rileggo le mie farneticazioni, per verificare eventuali errori prima di consegnarle a Ciavula, sono molto perplesso sul fatto che qualcuno le legga, le capisca, ed abbiano la capacità di far brillare anche solo una pur piccola scintilla etica o politica. E la mia perplessità si manifesta al punto da farmi tornare sempre in mente quello che dicevano i miei avi in proposito a chi parla a coloro che non vogliono sentire: “Ragghia sumeri ca’ maju veni”.

Questa è la prima, e la più banale, delle mie considerazioni ma passiamo alla seconda ed entriamo nel merito della questione. Come lei ha giustamente notato, ignoro totalmente la storia della politica cauloniese poiché vivo in Piemonte da ormai 60 anni. Ed ecco spiegato anche il motivo per cui non entro mai nel merito specifico delle questioni locali perché rischierei di essere banale e non veritiero. La mia intromissione nel dibattito preelettorale (e qui la ringrazio per il suo consiglio di voto al quale non posso aderire perché il mio collegio elettorale è quello di Torino), va aldilà delle questioni cauloniesi verso le quali accetto le sue valutazioni pur se estremamente amare. E quando parlo di “giovani” lo faccio perché sono convinto che saranno loro la forza propulsiva della Sinistra futura, indipendentemente da nomi e cognomi dei candidati. So benissimo che sul tema dei nomi si potrebbe aprire un dibattito infinito, ma nella mia esperienza di vita ho imparato a considerare sempre quel famoso teorema che recita: “Scelto un concorrente ci sarà sempre qualcuno più preparato, più meritevole e più capace di lui”. Ho sempre pensato, e ribadisco, che nessuna società matura, così come nessun partito, hanno bisogno di eroi e santi. Le persone cambiano ma le idee restano e cercheranno altre gambe disposte a portarle avanti.

La verità, caro signor Bruno, è che la Sinistra ha sempre pagato a caro prezzo le sue divisioni interne. E mentre noi spendiamo parole per dividerci, ognuno convinto di avere la verità in tasca, il mondo avanza e lo farà anche senza di noi. È per questo che dobbiamo deciderci una volta per tutte a fare i conti con la realtà: o afferriamo la storia e cerchiamo di portarla dalla nostra parte o ci facciamo sorpassare e resteremo al palo, orgogliosi e al riparo della nostra purezza ideologica, mentre osserviamo il Paese governato dalle forze compatte dell’oscurantismo. È una conclusione amara. Addolcirla è compito specifico di ognuno di noi.

Cosimo Cavallaro

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