Mimmo Cavallaro interviene sulla Repubblica rossa di Caulonia: “Sbagliato sminuire le speranze di un popolo sfruttato”

Mimmo Cavallaro interviene sulla Repubblica rossa di Caulonia: “Sbagliato sminuire le speranze di un popolo sfruttato”

Qualche giorno addietro sono stato presente al dibattito sulla Repubblica Rossa di Caulonia organizzata dalla sezione del P.D. locale. Trattandosi di una fatto storico importante di questo paese, voglio esprimere qualche mia breve considerazione sulla vicenda.

Il Professore Pasquale Cavallaro, nella contrada Gozza-Castellucci dove abitavo da ragazzo e in tutto l’entroterra Cauloniese, era ritenuto una brava persona, importante e sempre disponibile ad aiutare il prossimo. Lui aveva studiato, cosa non facile per i figli dei contadini e della povera gente di quel periodo.

Questa sua condizione, la sua cultura, la disponibilità e il carattere forte, lo ponevano punto di riferimento per tutte le persone che, in quel momento storico, vedevano nello strapotere degli agrari del paese, un limite alla propria sopravvivenza.

Un personaggio, quindi, ben voluto dalla povera gente e scomodo agli agrari e al potere locale, con i quali si trovava spesso in contrapposizione. Non si faceva facilmente sottomettere. Alla prepotenza e alle angherie sapeva rispondere adeguatamente.

Per contestualizzare la vicende legata alla Repubblica Rossa di Caulonia, non si può prescindere dalla condizione socio economica in cui viveva tanta gente. Infatti, la gran parte e la più produttiva della superficie agricola del comune, come ha ben evidenziato il Professore Nicola Frammartino nel suo intervento, era in possesso di poche persone, mentre il popolo viveva in condizioni economiche e sociali a limite della sopravvivenza, quindi è facile capire le tensioni socio-economiche che animavano il momento.

Considerato, quindi, le condizioni sociali del periodo e, tenuto conto anche della fama di Pasquale Cavallaro nelle contrade e frazioni di Caulonia, non ci dobbiamo stupire se tanta gente ha risposto in modo veloce e positivo al suo appello a partecipare alla rivolta. Lo ha fatto perché credeva in lui e con lui aveva, certamente già da tempo, instaurato un dialogo sulle questioni sociali ed economiche del paese e non perché, come qualcuno vuol fare intendere, legata alla ‘ndrangheta.

Se così fosse, allora tutti quei giovani diciottenni e ventenni armati di bastoni, forconi e qualche fucile da caccia che in quei giorni presidiavano il paese, dovevano essere ‘ndranghetisti. Non mi sembra sia andata così, né tanto meno credo che siano stati tutti tratti in inganno per come si vuol far credere.

Chi vuol far passare quanto è avvenuto, solo come meri eventi di delinquenza, o ancora peggio, come fatti legati a vicende personali di Pasquale Cavallaro, a mio parere, o fa un’errata lettura dei degli avvenimenti, oppure perché in continuità con il pensiero demolitore del personaggio Cavallaro, scomodo al potere degli agrari del tempo.

E’ stata una vicenda che ha avuto anche momenti discutibili e di drammatica realtà, come d’altronde vi sono state in tante altre vicende storiche, ma dalla quale non è giusto non vedere e sminuire anche le finalità di prospettiva e di speranza di un popolo sfruttato e malfamato disposto a lottare per il suo futuro.

Mimmo Cavallaro