Aiello: “Autonomia differenziata un orrore da scongiurare”

Aiello: “Autonomia differenziata un orrore da scongiurare”

La proposta di legge sull’autonomia differenziata inquieta e allarma. E’ un disegno di emancipazione distorta che nasconde un substrato divisivo ed esalta un egoismo accentratore e ingiusto nei confronti di tutti quei territori più fragili dove, purtroppo, non sarà garantita la equità nel godere dei diritti costituzionali, che vanno dalla salute all’istruzione alla mobilità. E’ una forte preoccupazione perché irrigidisce le diversità che sussistono fra i territori, perché disgrega la coesione nel campo dell’istruzione, la cui scuola il primo compito è essenzialmente quello di produrre spirito critico e formare esseri umani liberi, capaci di immaginare e costruire un futuro migliore, di quello che, purtroppo, si sta lasciando in eredità e perché discrimina i cittadini della  stessa nazione per quanto riguarda la tutela e il rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione.  Una relazione della fondazione GIMBE sull’autonomia della sanità, inoltre, dimostra come l’obbrobrio del decreto legge Calderoli rischierà di sancire la morte del Sistema Sanitario Nazionale già malato, disconoscendo, così, la possibilità ai cittadini meno abbienti di curarsi e compromettendo irreparabilmente il diritto universale alla salute. Una vergogna nazionale che accrescerà la migrazione sanitaria dal sud per coloro che avranno più capacità economiche ma che scaraventerà nello sconforto e nella prostrazione assoluta i più deboli i quali non potranno curarsi in quanto non saranno garantiti neanche i livelli minimi.

Una porcata che impoverirà ulteriormente le regioni del sud e amplificherà ancora, se possibile, la questione meridionale. L’autonomia differenziata, un grave ‘orrore’ da scongiurare che si scontra con i principi di unità e solidarietà  propri di una ‘democrazia costituzionale’ di cui si è tanto fieri e orgogliosi. L’unica speranza di inversione potrebbe venire dal pensiero diffuso che sta avanzando rispetto alla pericolosità di questo progetto e che sta profondendo una larga consapevolezza dell’attuazione di una falsa autonomia delle regioni che maschera la tanto agognata secessione, cavallo di battaglia e fondamento ideologico della lega, che oggi viene offerta da un governo reazionario in cambio del ‘premierato’, e che comincia a coinvolgere anche alcune regioni del nord che, subendo un passaggio di scomposizione industriale per via della cosiddetta delocalizzazione e non riuscendo più a offrire servizi convenienti e all’altezza, si trovano a fronteggiare tematiche sociali quali il problema salariale, il costo della vita, il depauperamento della sanità pubblica a favore del privato, per cui, ormai, i giovani fuggono, ma non sono più i giovani del sud che emigrano al nord, ma i giovani italiani che, per mancanza di prospettive si trasferiscono all’estero. Una riforma, insomma, che affosserebbe il mezzogiorno, ma che farebbe male all’Italia intera. Allora, se non ora quando, bisogna che scatti una imponente chiamata alle coscienze e alla responsabilità di tutto il popolo italiano perché è in gioco l’unità del paese.

Serve una mobilitazione vibrante e di massa che urli in faccia ai rappresentanti politici di qualsiasi livello di spogliarsi, se è il caso, della propria appartenenza politica, e assolvere il compito per cui sono stati eletti che è quello, prima di tutto, di tutelare i diritti e la salute di tutti i cittadini, specialmente gli indifesi. Bisogna che, soprattutto in Calabria che sarà la più danneggiata da questo abominio, tutte le istituzioni locali, e particolarmente le più ‘pacate’ e ‘tranquille’ del reggino nel profondo sud, sindaci, politici, chierici, insieme a tutta la società civile, prendano coscienza di ciò che potrebbe essere e scendano fisicamente e con determinazione in strada a difendere quello che rimane di pubblico, il famoso ospedale a Locri, per esempio, che un tempo era fiore all’occhiello di tutta la sanità pubblica italiana e che negli anni malapolitica e massomafia hanno ridotto in trincea dove, è giusto dirlo, rimangono a lottare instancabilmente, fedeli alla propria missione, pochi bravi medici primari, senza mezzi, senza strumenti e senza personale, aiutati solo dagli altrettanto bravi medici cubani. Serve, infine, parlare alle nuove generazioni, stare al loro fianco nelle strade e nelle piazze e accompagnarli nelle lotte sacrosante che stanno intavolando in lungo e in largo nel paese, qualche volta anche ‘buscandole’, per i diritti, per un futuro migliore e per una prospettiva di società che sappia accoglierli e garantire loro mezzi e risorse nonché ‘lavoro vero’ per poter vivere la propria esistenza in modo dignitoso nella propria terra.

Pasquale Aiello

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