Caulonia/Roccella, “accà nisciunu è fesso”

Caulonia/Roccella, “accà nisciunu è fesso”

Di Bruno Grenci

DicitANCELLA Vuje a sta Cumpagna Vostra.
(in realtà la parola è “dicitencello” ma ho storpiato la parola perché mi venisse fuori “Ancella” e “diteglielo”). E se non glielo diciamo noi non vedo chi altri.
Nell’immaginario dei paesi vicini, quantomeno da Roccella a Locri, siamo considerati ancillari; secondari; di serie b; cafoni contadini. È un poco di tempo che mi rimugina in testa un confronto parallelo in particolare con la vicina Roccella: cugina lontana e vicina; amata e odiata; elitaria e visionaria.
Da decenni, decine, forse centinaia di famiglie cauloniesi e delle frazioni, hanno bypassato la nostra marina e hanno visto Roccella come una meta di elevazione sociale e civile e vi si sono trasferite.
Roccella ha avuto, anche con i voti dei cauloniesi, il senatore dal 1976 al 1994. E poi il deputato dal 1994 al 2006. Caulonia, invece, sempre il consigliere provinciale; poi per sfortuna nostra hanno abolito le province a elezione diretta e non abbiamo avuto più nemmeno questo. Da un paio di anni abbiamo un bravo consigliere regionale e iddio lo conservi, a prescindere dalle posizioni politiche.
Roccella ha la stazione principale del treno. E poi ha il porto; il castello ristrutturato; la capitaneria dei carabinieri; la capitaneria di porto; la guardia di finanza; da sempre il liceo, l’istituto tecnico industriale. Un’emittente privata di buon livello. Una rassegna di filosofia di tutto rispetto; un anfiteatro al castello invidiabile; Il festival del Jazz quasi 25 anni prima della tarantella; e poi, vogliamo mettere uno stile di musica colta e sottile con la rude e popolana tarantella? Noi avevamo il castello ma lo abbiamo rimosso sia fisicamente che dalla nostra esistenza e memoria; con non so quali escogitazioni abbiamo privatizzato l’area attorno, e i pochi resti che vi rimanevano li abbiamo saccheggiati per fare posto al serbatoio dell’acqua (non commento per carità di patria). Abbiamo un centro storico svuotato, e le chiese e porte poco valorizzate.

Mentre la saracena torre Camillari l’abbiamo abbandonata e occultata dietro palazzi esagerati.
Sembra invece che l’istituto agrario stia marciando bene e ne siamo fieri e orgogliosi.
Per non parlare di due “Cavallaro”, Pasquale e Mimmo, conosciuti a livello quasi planetario.
Ma, per continuare il confronto, una maestra di Caulonia, fuori dal nostro paese, non credo si sarebbe mai alzata in una pubblica seduta, davanti a sindaco e amministratori, con supponenza e arroganza, per denunciare che “si sono messi i bambini in scuole dove nemmeno le galline”. Una maestra di un comune vicino lo ha fatto a Caulonia senza che nessuno fiatasse. Con replay sui social media e su telemia. Quindi una messa in cattiva luce dei dirigenti scolastici e degli amministratori cauloniesi. Questa è la cartina di tornasole di quanto detto sopra, ovvero che siamo considerati ancillari e di serie b. Debbo dire che una nostra maestra non lo avrebbe fatto comunque; sotto questo aspetto forse siamo ancora signorili e per bene. Sul tema porto delle grazie vorrei aprire una parentesi. È ormai acclarato che negli ultimi decenni, in coincidenza con la nascita del porto, la spiaggia di sabbia di Caulonia si sia rimpicciolita e da sabbia è diventata sempre più ghiaiosa. Infatti le mareggiate provenienti da nord-est, che sono molto più consistenti e potenti di quelle provenienti da sud trascinano la sabbia, più leggera, a ridosso del porto di Roccella, dove rimane li ammassata e possiamo vederla tutti. Indubbiamente vi è stato un grave errore e pesante responsabilità dei progettisti.

Sia nel caso in cui non lo abbiano previsto, perché vuol dire incompetenza, sia nel caso in cui abbiano previsto cosa sarebbe successo ma hanno sorvolato. Voglio tanto sperare che l’omissione sia rimasta limitata alla sfera tecnica e non abbia raggiunto il livello politico-amministrativo. Il danno enorme che ci è derivato, e che molti da tempo vanno denunciando, è per noi molto serio e credo vada riparato. Tuttavia io ritengo che non andrebbero risvegliati, ove mai vi fossero stati, sentimenti di rivalsa o di conflittualità con il nostro limitrofo comune. Ricordo consigli comunali congiunti, iniziative politiche unitarie, e tante altre occasioni in cui si è manifestata una comunanza di vedute e obiettivi, sia sul piano politico che sociale e civile. Addirittura in passato qualcuno pensò a una conurbazione tra i due comuni. Per non dimenticare, infine, come ho detto prima, delle numerose famiglie cauloniesi che vivono a Roccella o di coppie e famiglie formate da cauloniesi e roccellesi. Un atteggiamento da complesso di superiorità o da mentalità colonialista e supponente da parte di Roccella non gioverebbe affatto alla Causa. Come pure un nostro complesso di inferiorità o atteggiameno di sudditanza sarebbe sbagliato e sarebbe l’excusatio non petita che rivelerebbe appunto il problema. Tuttavia, ove si rendesse necessario, vorrei vedere il mio Paese e il suo Popolo, a partire dalla sua classe amministrativa, di ieri e di oggi, che avessero la fierezza e l’orgoglio di dirsi tali, e che sapessero mettere avanti l’interesse comune e della propria Città. Che sapessero opporsi a intrighi e giochetti di alchimisti e giocolieri della burocrazia e dintorni. E qualcosa che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni mi fa pensare che questo sarebbe il momento giusto. Ho cominciato con la battuta napoletana e concludo pure dicendo che “acca’ nisciuno è fesso “; o forse qualcuno o lo fa o lo è. Ma di certo non chi scrive e tanti altri con cui parlo e che condividono i miei sentimenti. Speriamo che quei fessi nostrani, finti o reali, abbiano carriera politica breve e un giorno questo bistrattato e oltraggiato paese possa riscattarsi.
La concordia farebbe bene sempre e comunque. La dialettica pure. La supponenza contro sudditanza no.

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