Marco Rizzo ricorda Bouba, ospite del progetto SAI di Gioiosa Ionica scomparso a soli 28 anni

Marco Rizzo ricorda Bouba, ospite del progetto SAI di Gioiosa Ionica scomparso a soli 28 anni

Lo scorso 17 febbraio davamo ai nostri lettori la notizia della scomparsa improvvisa del giovane Bouba, ospite del progetto di accoglienza SAI di Gioiosa Ionica (https://www.ciavula.it/2026/02/laddio-del-progetto-di-accoglienza-di-gioiosa-a-camara-boubacar-esempio-di-integrazione-e-speranza/).
Lo sceneggiatore di fumetti Marco Rizzo nella sua newsletter ha voluto ricordarlo in questo modo:

“Una storia che finisce
Da bambino, Bouba voleva diventare un Imam, frequentava la scuola coranica nella cittadina dove viveva, in Senegal. Poi il padre è morto precocemente e Bouba è stato “accolto” dallo zio, che l’ha trasformato in uno schiavo. A undici anni è scappato, per la prima volta: vendeva ghiaccio per strada e metteva da parte dei soldi… destinati ai trafficanti che lo avrebbero condotto in Libia. È fuggito una seconda volta, per un viaggio lunghissimo. È arrivato in Libia, ma non era finita. Ha raccontato a me e Lelio Bonaccorso che ha dovuto aspettare tre mesi, vivendo in spiaggia, affamato e deperito, prima di poter trovare posto su un barcone e fuggire ancora una volta.

È arrivato in Italia, è finito in Calabria ed è stato tra quelli “fortunati”. Giovanni Maiolo e la rete Recosol lo hanno accolto a Gioiosa Ionica, dove Bouba si è reinventato pinsaiolo. “Quelli della pinseria sono la mia nuova famiglia e qui a Gioiosa mi conoscono tutti, mi vogliono bene”, ci disse.
La sua pinsa l’ho assaggiata ed era buonissima, forse la più buona che abbia mai assaggiato.
Dopo pochi anni ha anche tentato la fortuna nuovamente, mettendo a frutto il suo italiano impeccabile e l’ormai “sua” ricetta antichissima della pinsa andando a Milano, ed è lì che lo avevo sentito l’ultima volta. Si era reinventato ancora una volta, aveva avuto successo. Scopro che nel frattempo si è sposato ed era da poco tornato finalmente in Senegal, per sua scelta, per visitare dei familiari dopo anni di lontananza. E scopro da Giovanni che un problema di salute ha stroncato la sua vita giovanissimo, pochi giorni fa, nella terra da cui aveva iniziato il suo viaggio. Il sorriso accogliente di Bouba è la vignetta con cui si chiude “A casa nostra – Cronaca di Riace”, il reportage a fumetti che io e Lelio abbiamo dedicato a quelle terre. La storia di Bouba continuerà a venire raccontata in quelle pagine e ce ne faremo custodi con ancora più affetto e senso di responsabilità.

Quando in questi giorni arrivano sulle nostre spiagge i corpi gonfi d’acqua delle vittime dei naufragi del maltempo… anzi! le vittime di quei trafficanti che li hanno lanciati nel mare in tempesta, penso a Bouba e a chi, come lui, ha reso non solo la sua vita migliore, ma anche quella di chi gli passava accanto. È stato possibile perché gli è stata data una nuova opportunità. Penso a tutto quello che poteva essere e non sarà. E penso, ancora una volta, a come l’odio che spesso traspare da queste pagine virtuali li ammazzi ancora una volta.
Una storia su carta
In effetti quella storia forse un po’ non finisce, se qualcun altro, spero, potrà continuare a leggerla e a ricordare quel ragazzo straordinario, tenace e gentile. Mi permetto dunque di pubblicare un estratto da A casa nostra – Cronaca da Riace¹ con una sequenza dedicata proprio a Bouba.”

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